lunedì 3 marzo 2014

[Recensione] God Breaker

Ce l'ho fatta! Ce l'ho fatta! God Breaker è tornato tra le mie mani e ho cominciato a scriverne la recensione. Volevo farlo da tanto, ma io ho una cattiva buona abitudine: quando un libro mi piace veramente, lo presto, lo faccio girare tra tutti i miei amici lettori, oppure lo regalo, o consiglio di comprarlo. Insomma, se un libro mi è piaciuto, aiuto a diffonderlo.
Ora finalmente God Breaker, di Luca Tarenzi, è tornato alla base, insieme ad Angelize, di Aislinn. Se questi nomi vi dicono qualcosa, date una sbirciata al post che avevo scritto sul Lucca Comics 2013 e sappiate che ritroverete presto Aislinn e Luca sulle pagine di questo blog.

Ma per prima cosa... recensione!

Titolo: God Breaker
Autore: Luca Tarenzi
Editore: Salani
Pagine: 477

Trama

Gli dei esistono. Camminano in mezzo a noi, vivono dentro e fuori la realtà di tutti i giorni, hanno macchine, uffici, soldi... Ma non tutti. Alcuni stanno morendo, travolti dalla perdita di tutti i loro seguaci; altri combattono una lotta spietata per tenersi il proprio posto nel mondo, usando tutti i loro poteri per conquistarsi l'agiatezza e agire in incognito. Ma un giorno uno di loro, Liathàn, si ritrova coinvolto in una sfida: un ragazzo, giovane e apparentemente potentissimo, è sulle sue tracce, e non si fermerà finché non sarà riuscito ad annientarlo. Chi è questo giovane? Edwin - questo è il nome del ragazzo - mostrerà di essere un nemico estremamente pericoloso, in cerca di una vendetta i cui motivi Liàthan ignora del tutto. Un anno esatto durerà la sfida, e se al termine Liàthan non sarà riuscito a fermare il suo avversario morirà, inesorabilmente e senza che niente possa impedirlo.


"Perché" Molly cercò le parole giuste. "Voglio dire..."
"Lo so cosa vuoi dire. Perché ci mettiamo i jeans e mangiamo pancake e lasciamo che la gente creda in divinità che non vede e non sente, anziché comandare il mondo. E' questo, no?"
La ragazza annuì.

"Perché lo abbiamo già fatto." Liàthan fece un gesto vago con la forchetta. "Abbiamo già comandato il mondo, per modo di dire. Nei templi, nei palazzi, in testa agli eserciti, per un tempo molto più lungo dei tremila anni scarsi che conta oggi la civiltà europea. Gli dèi nascono e muoiono in continuazione, come girini in uno stagno: l'apoteosi è una cosa rara, certo, ma i millenni sono lunghi. Se non ci ammazziamo tra noi, ci ammazzano gli incidenti, la sfiga, la noia, qualche volta pure i mortali, o ci ammazziamo da soli testando i limiti dei nostri poteri. Solo i più duri, i più fortunati, e i più cattivi durano a lungo. E la maggior parte di questi, di governare il mondo ne ha avute le palle piene già un sacco di secoli fa. E adesso basta parlare di cazzate."

Questa frase, che il dio Liàthan, di quattromila anni, dice a Molly, prostituta appena ventenne, concentra gran parte del senso del romanzo.
Perché in God Breaker è questo che troviamo: divinità che, avendo già vissuto tutto, si ritrovano ubriache e moleste e combattono contro draghi, mostri, eroi, o contro l'ultima sbornia.
Non sono eroi, i nostri protagonisti. C'è Liàthan, infantile ai limiti del capriccioso, cocciuto, disordinato e imprevedibile; ci sono Naire e Siaghal, il primo inquietante e dall'umorismo freddo, il secondo enorme e dal pugno facile.
Ecco, questi tre non sono di certo degli eroi. Sono esseri eterni che hanno fatto tutto ciò che un essere umano può fare, e non sanno più cosa inventarsi per ingannare il millennio.

Quand'ecco che, all'improvviso, la loro noia ubriaca viene interrotta da un ragazzo, Edwin, che cerca vendetta contro Liàthan per un motivo che si capisce molto presto, nel corso della lettura, ma che qui preferiamo non rivelare. Ci limitiamo a dire che Edwin è spinto da due sentimenti: la vendetta, come abbiamo detto, e la solitudine. La sua solitudine, lunga settant'anni, traspare dai ricordi del ragazzo attraverso diversi flash back, i quali si spalancano su un mondo interiore di paura, di ossessione, di continua ed estenuante sfida con se stesso. Man mano che la storia procede, il lettore si sente sempre più coinvolto dalla storia di Edwin, ne capisce le motivazioni, ne sente il dolore, e al tempo stesso vive le vicende di Liàthan e impara a conosce la sua irresistibile ironia (e una più velata, ma comunque presente, malinconia). E alla fine, alla resa dei conti, il lettore non sa da che parte stare.

Oltre ai personaggi principali, God Breaker è popolato creature inquietanti e strane che hanno, per noi, il sapore dei miti antichi e la familiarità di una leggenda metropolitana. Questi personaggi (tra cui, per citarne un paio, l'uomo in verde, il Re fungo) si muovono in un mondo originale e imprevedibile, dove realtà, magia, ricordi e fantasie si confondono.
C'è la fantasia, c'è la realtà, e poi c'è God Breaker. Il confine tra il reale e il possibile si mescola all'interno del romanzo. E' un gioco di prestigio, quello di Tarenzi, e tu, lettore, vivi ogni pagina come se ti aspettassi di tutto, e ti stupisci comunque quando quel "tutto" accade.

Sandman, di Neil Gaiman
Il gioco di prestigio riesce grazie allo stile dell'autore. Volendo parlare di stile, apro una breve parentesi. C'è spesso, e forse soprattutto in Italia, la convinzione che per scrivere un buon libro bisogna essere scorrevoli. La cosa importante (e spesso l'unica) è tenere il lettore incollato alla pagina. Ma questo effetto - lasciatemelo dire - viene di solito ottenuto rinunciando allo spessore della frase, producendo frasi intriganti ma sterili.
Lo stile di Tarenzi, al contrario, è scorrevole senza essere banale: afferra il lettore e lo costringe a tenere il naso dentro al romanzo, e al tempo stesso in ogni frase, in ogni scambio di battute c'è molto di più di una bella storia che si legge d'un fiato. E' come se Tarenzi trascinasse fino all'ultima pagina un certo tipo di lettore, e nel frattempo, a volte, strizzasse l'occhio al lettore più accorto. C'è un mondo complesso, tratteggiato con sicurezza e con una dose irresistibile di ironia.

In conclusione, God Breaker è una tappa obbligata per gli appassionati di urban fantasy che cercano una storia coinvolgente e che amano ritrovare (tra un colpo di spada e una battuta di un'ironia tagliente, tra prostitute tristi e profezie oscure) una frase bella, da sottolineare, da rileggere, capace di far riflettere o di far sorridere.