martedì 31 dicembre 2013

Quest'anno magico di fiabe e lacrime

A volte penso che se provassi a trarre un romanzo dalla mia vita, mi direbbero che la trama non è credibile.
Perché il mio 2013 è stato assurdo e bellissimo. Non perfetto, per fortuna, perché se tutto fosse perfetto rischierei di abituarmi alla felicità.
Posso dirlo? L'angelo ha spiccato il volo ed è incredibile come il successo del mio romanzo mi abbia fatto incontrare così tante persone: blogger, giornalisti, organizzatori di fiere e mostre, librai, scrittori eccezionali che mi chiamano "collega" mentre io mi sento sempre e solo una loro fan. E, naturalmente, i Lettori. Grazie di cuore a tutti voi, che siete l'emozione più bella di ogni scrittore (piccolo o grande che sia).

E grazie anche ai miei amici di sempre che mi sono stati accanto, e alla mia famiglia che quest'anno mi ha mostrato tutta la sua forza e bellezza.
Un grazie, infine, a Teo, per la barchetta, la matita e la pioggia.

E poi dicono che scrivere sia un lavoro solitario.

Con l'augurio di un magico 2014,
Gisella

lunedì 30 dicembre 2013

Le mie migliori letture del 2013

Buongiorno a tutti, Lettori!
L'anno finisce, e se mi guardo indietro noto che è stato un anno di letture diverse e interessanti. Ne ho recensito solo una parte sul blog, per la mia reticenza nel recensire i classici. Pur essendo i romanzi che leggo con più frequenza, non riesco a parlarne in un semplice post. Un classico è eterno e non può essere catturato in questo spazio di "cose vaganti".

Mi sento di fare qualche classifica per i romanzi contemporanei, secondo i due generi che preferisco: realistico, urban fantasy e fantasy.
Cominciamo!

IL ROMANZO REALISTICO PEGGIORE


Sicuramente The Vincent Boys, con la sua trama irrealistica e i suoi protagonisti insensati che mi ha fatto fare grasse risate che ho riversato in una delle recensioni più divertite che io abbia mai scritto (recensione qui: The Vincent Boys)








IL ROMANZO REALISTICO MIGLIORE

Di certo Marina Bellezza (non recensito purtroppo per la mia solita mancanza di tempo), che ho trovato molto affine ad Acciaio (recensione qui: Acciaio) per quanto riguarda i temi e lo stile, ma non meno efficace. Uno stile sempre originale e intenso come solo quello della Avallone sa essere.







IL ROMANZO URBAN FANTASY PEGGIORE

Mentre della serie Shadowhunters - Le origini avevo amato L'angelo (recensione qui: L'angelo), ho trovato molto deludenti Il principe e La principessa. L'approfondimento psicologico molto presente nel primo libro della saga si appiattisce qui nel banale triangolo amoroso; la trama ricca di colpi di scena nell'Angelo, negli altri due diventa prevedibile, e quando non è prevedibile, le soluzioni appaiono poco convincenti perché create ad hoc.






IL ROMANZO URBAN FANTASY MIGLIORE

Non per essere di parte visto che ho conosciuto l'autore, ma God Breaker (recensione prossimamente) è geniale. Unisce azione e suspance a una complessa costruzione di un mondo affascinante, spesso inquietante, misterioso e molto realistico nonostante lo stile onirico che è caratteristico di Tarenzi
Lettura adatta a chi cerca una trama coinvolgente e personaggi indimenticabili, e anche a chi ama rintracciare i riferimenti culturali molto presenti nel testo.






IL ROMANZO FANTASY PEGGIORE E MIGLIORE

Non sto scherzando. Le cronache del ghiaccio e del fuoco, che ho divorato nella loro interezza tra gennaio e febbraio scorso, sono la saga fantasy che ho amato e che ho odiato di più al tempo stesso. Amata, per la complessità dell'opera, per la varietà dei personaggi, perché è impossibile non affezionarsi a loro. Odiata, perché lo stile non è sempre curato e perché alla lunga le comparse diventano ripetitive, gli schemi si ripetono, la narrazione secondo punti di vista diversi si fa dispersiva e inconcludente.
Comunque, anche solo per l'impatto culturale che sta avendo, anche a causa della serie televisiva, A Song of Ice and Fire diventerà una lettura obbligata per chi vorrà scrivere fantasy.

IL CLASSICO PIU' AMATO

Lo so che ho detto che non parlo di classici, ma in chiusura di questo post vorrei sbilanciarmi per... augurarvi buon anno nuovo!
Il classico che ho amato di più quest'anno è I tre moschettieri. Perché c'è una parte di me che continua ad amare l'avventura come quando ero ragazzina, che ama gli eroi vani e fanfaroni che fanno ridere, fanno appassionare, e vedono il mondo attraverso il fondo di un bicchiere svuotato. Perché, cari Lettori, impossibile non farsi prendere dal fascino di Athos (personaggio comico e tragico al tempo stesso).

La vita è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. Siate filosofi come me, signori, mettetevi a tavola e beviamo: nulla fa sembrare roseo il futuro come guardarlo attraverso un bicchiere di chambertin.

Con l'augurio di un capodanno roseo (e alcolico),
la vostra Gisella 

domenica 29 dicembre 2013

Richieste purtroppo sospese

Come sapete, Agave delle cose vaganti non è un blog letterario, ma è una casa in cui parlo della mia vita, di ciò che mi capita, di ciò che mi emoziona. Spesso ciò che mi emoziona è racchiuso in un libro. Ecco perché amo leggere e, avendo letto qualcosa di interessante, mi piace scrivere qualcosa attorno ai libri che mi hanno catturato.

Ultimamente ricevo molte proposte di lettura da parte di autori (esordienti e non), e sapete quanto mi piaccia conoscere nuove opere, nuovi stili, nuove storie. La maggior parte del tempo di ogni scrittore è, infatti, felicemente dedicata a ciò che è stato scritto da altri.
Purtroppo, le mie giornate sembrano essere sempre più corte, mentre la lista dei libri che devo leggere, che vorrei leggere, che mi chiamano disperatamente perché io li legga si fa sempre più lunga.

Questo è uno dei motivi per cui
le richieste di recensioni da parte di autori sono al momento sospese.

Vi ringrazio per l'attenzione e l'affetto con cui seguite il blog, e spero al più presto di potermi riaprire alle richieste da parte degli utenti.

Le recensioni, comunque, non si fermano.
A presto,
Gisella

sabato 28 dicembre 2013

[Recensione] Una seconda opportunità

Ci sono giornate storte che più storte non si può.
Due settimane fa dovevo andare da Padova a Bergamo: mi sono svegliata alle 5, sono arrivata a Brescia alle 8, e ho scoperto che c'era sciopero. Avrei potuto prendere il pullman per l'aeroporto. Ma era appena passato. E il successivo sarebbe partito due ore dopo.
Per fortuna avevo con me il mio lettore ebook, e ho ingannato l'attesa leggendo Una seconda opportunità, che si è rivelato una lettura veloce e piacevolissima, nonostante non sia esattamente il mio genere.
Conoscete questo libro?

Titolo: Una seconda opportunità
Autrice: Tisifone Samyliak
Editore: Triskell edizioni
Prezzo: € 0,99 (formato ebook)
Pagine: 32

TRAMA 

Sulla sfondo appena accennato di una Roma contemporanea, si dipana la storia d'amore tra Caterina, una studentessa di Architettura allegra e disinvolta, con un leggero senso di inferiorità nei confronti delle altre donne a causa del suo fisico abbondante, ed Andrea, un ragazzo senza radici, bello e inaffidabile, che si guadagna da vivere passando da un contratto a tempo a un altro come cuoco sulle navi da crociera. I due si incontrano una sera in discoteca e quella che doveva essere una semplice nottata di passione evolve in una relazione seria che dura più di anno, fino a quando una mattina Andrea sparisce senza lasciare alcuna traccia di sé. Sconvolta per il modo in cui è finita la loro storia, Caterina si chiude a riccio, isolandosi nell'appartamento in cui avevano convissuto e dedicandosi solo allo studio fino al giorno in cui Andrea torna da lei a chiederle una seconda opportunità.

Ringrazio l'autrice per avermi inviato l'ebook.

Come dicevo, ero bloccata in stazione e mentre Trenord si scusava per il disagio, io mi lasciavo catturare da questa lettura scorrevole e ben caratterizzata. Lo stile dell'autrice è infatti curato, agile, capace di ritrarre con efficacia la forza, il dolore, le reazioni emotive dei personaggi. E' presente qualche scivolone (un "Dannazione!", ad esempio, e la parola "peccaminoso", che ho trovato espressioni un po' antiquate), ma in generale è un racconto che si fa leggere tutto d'un fiato perché è impossibile non identificarsi nella protagonista.
Un po' come una novella Bridget Jones insicura e bisognosa d'affetto, Caterina è dolce e indimenticabile. Intreccia una relazione con Andrea, bello e libertino che, sorpreso da se stesso, si sente catturato dalla fresca e spontanea allegria di lei. Il rapporto tra i due è bollente, e le scene erotiche occupano una parte importante nella vicenda.
Così, mentre gli altoparlanti mi comunicavano che Il treno regionale XXXX per Bergamo è stato cancellato, io leggevo brani di questo tipo:

"Non indossi la biancheria"
[...]
"Odio gli ostacoli inutili" le aveva sussurrato in risposta in un orecchio, agganciando le sue mutandine con un dito e strattonandole con calcolata cattiveria, in una chiara dimostrazione di quanto considerasse utile la sua biancheria.

Ho trovato questa scena, come le altre, piccante, ma per essere veramente eccitante un romanzo erotico, almeno per me, ci vuole più spazio dedicato alle emozioni, ai pensieri, alle sensazioni dei personaggi coinvolti. Che cosa succede lo si sa; che cosa sentono i personaggi è la vera esperienza erotica.

Lo stile comunque è ironico, controllato, malizioso; svela e racconta e farà di certo sentire molto coinvolto chi gradisce questo genere di narrazione. La trama, poi, che si sviluppa in poche pagine con un ritmo sostenuto e intrigante, tiene avvinto il lettore fino all'ultima pagina.


Così, mi sono letta questa storia tutta d'un fiato.
E alla fine sono anche riuscita a prendere il mio pullman. D'altronde, era la mia seconda opportunità.

giovedì 19 dicembre 2013

Blog tour - Di me diranno che ho ucciso un angelo: una sorpresina finale per voi

Cari amici, è stato un bel viaggio questo tour!

Ed eccoci qui, alla fine, con una piccola sorpresa: un racconto inedito e gratuito che approfondisce uno dei personaggi del romanzo! Come sapete, ogni personaggio che appare tra le pagine di Di me diranno che ho ucciso un angelo è un mondo a sé: questo racconto può, dunque, essere letto anche da chi non ha ancora conosciuto il mio libro.


Spero che vi piaccia e resto in attesa di conoscere le vostre impressioni.
Con tanto affetto, e alla prossima,
Gisella

p.s.: il racconto sarà presto disponibile, sempre gratuitamente, anche su tutti i maggiori store online.

Fiori d'arancio


 
Un pittore.
Una donna.
In riva al mare, lui le fa il ritratto.
O forse ciò che la sua matita esitante cerca di disegnare è l'immagine di lei, che tra poco sarà perduta.
Un brevissimo ed emozionante racconto che dà luce a uno dei personaggi secondari del romanzo Di me diranno che ho ucciso un angelo (Rizzoli, 2013).
Poche pagine in cui è racchiuso un ricordo che profuma di fiori d'arancio.





Copertina di Matteo Tucci.

Clicca QUI per scaricare il racconto gratis!

Per salvarlo sul vostro pc, è sufficiente cliccare sulla freccia in alto a sinistra una volta aperto il link.


Per chi si fosse perso qualche tappa del tour, vi ricordo che potete vedere tutti i video sul mio canale youtube (Gisella Laterza - Youtube).

E vi lascio, inoltre, i link alle varie tappe:

Alcuni brani tratti dal libro.

Un articolo che paragona Il piccolo principe a Di me diranno che ho ucciso un angelo: perché si somigliano, perché sono diversi?

Colonna sonora ispirata al libro: che brani potrebbero essere adatti alle atmosfere di Di me diranno che ho ucciso un angelo?

Una riflessione sui personaggi del libro.

Un articolo sulla crescita e sul tema della formazione. 

I possibili volti dei personaggi del libro!

Un articolo sull’importanza delle fiabe e dei romanzi di fantasia ai giorni nostri.

Vi ringrazio, e vi aspetto per le prossime iniziative!

lunedì 16 dicembre 2013

[Recensione] Per dieci minuti

Perché, in effetti, il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano: con il gioco dei dieci minuti lo sto imparando.
Dunque sta anche nei libri che tutti hanno letto, ma che per qualche imprecisato motivo noi ancora no.
Ha proprio ragione Chiara Gamberale. Perché due dei romanzi che mi sono piaciuti di più quest'anno sono stati scritti da autrici molto famose che io, per varie ragioni, non avevo ancora conosciuto. Una è Silvia Avallone con il suo splendido Acciaio (la mia recensione qui). L'altra è, appunto, Chiara Gamberale con questo suo ultimo libro.


Titolo: Per dieci minuti
Autrice: Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
Prezzo: Euro 16,00
Pagine: 187

TRAMA

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l'hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.


Che succede se la vita ti crolla addosso?
O ti lasci prendere dalla disperazione, o scegli un gioco.
Chiara ha scelto di giocare.


Per un mese, di dieci minuti in dieci minuti, Chiara riesce a cogliere qualcosa di nuovo di ciò che la circonda, perché la bellezza delle piccole cose può far scoprire che le tragedie non sono così grandi come sembrano. O che, almeno, possono essere superate.

E' stato magico, per me, trovare questo libro. Chi mi conosce lo sa: ho un caratteraccio volubile (da Cime tempestose, mi ripete un amico), e per carattere tendo a far melodrammi con un nulla. Due settimane fa, infatti, ero nel panico più totale. E allora ho fatto quel che faccio quando ho "le paturnie": come Holly Goligthly si rifugia da Tiffany, io mi sono rifugiata in una libreria. Ho visto la copertina azzurra di questo libro, e mi sono sentita subito attratta. L'ho comprato senza guardarne la quarta, e senza leggere, come faccio di solito, qualche pagina qua e là. Ma anche se lo avessi fatto, l'avrei acquistato lo stesso, perché sarei incappata in frasi molto belle come queste:

Io avevo i miei soliti mostri tra la testa e il cuore, ma il girotondo che mi passava per casa riusciva a distrarli.

Quando fanno qualcosa per noi, gli altri ci consegnano o in realtà ci tolgono un'occasione?

Lo stile della Gamberale è, infatti, all'apparenza molto lieve, semplice, e al tempo stesso pieno di un'ironia intelligente, sottile, una capacità unica di indagare con eleganza il mondo che la circonda e il proprio mondo interiore. Pagina dopo pagina, Chiara è capace di riprendersi la sua vita consapevole delle proprie capacità di scrittrice e dell'affetto che ha intorno. Che tutti noi abbiamo attorno anche quando crediamo di essere soli.



C'è, infine, un elemento insolito: mi sono trovata molto affine a questa scrittrice. Non solo per la sua passione per Rapunzel, ma soprattutto per come Chiara Gamberale descrive che cosa significhi, per lei, l'atto della scrittura:

Comunque scrivevo. Anche solo per fare una cosa. Per fare quella cosa. L'unica capace di mettermi nelle condizioni di dire "io", mentre mi riferisco a me.

venerdì 13 dicembre 2013

Fiori d'Agave#4 Citazione dalla Bella e la Bestia

Buongiorno a tutti! Un passaggio rapido mentre mi faccio largo tra gli impegni. Chi mi conosce più da vicino lo sa: mercoledì mi sono laureata in Lettere moderne!
Non riesco a raccontarvi nel dettaglio quel giorno fantastico (dopo il "110" - pausa - "e lode!", ho festeggiato con tutti i miei amici dalle 4 del pomeriggio all'una del giorno dopo!), ma vorrei festeggiarlo con voi postando qualcosa di diverso dal solito per la rubrica Fiori d'Agave.

 
La frase di questa puntata è tratta dal cartone firmato Disney La Bella e la Bestia, che vedrete prossimamente recensito su questo blog (ricordate la mia recensione di Rapunzel? Cliccate qui).
Le mie amiche hanno parafrasato una frase di Gaston e me l'hanno scritta sulla fascia che mi hanno regalato per la laurea!

Le donne non dovrebbero leggere. Gli vengono strane idee, e cominciano a pensare.


Già, non è giusto che una donna legga: le vengono in testa strane idee, e comincia a pensare.
E poi, quelle che hanno le idee ancora più strane, iniziano a scrivere.

E voi? Avete una frase preferita tratta da questo film?

venerdì 6 dicembre 2013

[Recensione] Le cose come stanno

Cari Lettori, questa è una recensione difficile. Perché purtroppo questo libro non mi ha convinto del tutto, forse perché troppo lontano dalla mia sensibilità di lettrice, mentre non dubito che altri tipi di lettori possano apprezzare lo stile sobrio dell'autrice, e i suoi personaggi.

Titolo: Le cose come stanno
Autrice: Tina Caramanico
Editore: Officine Editoriali
Prezzo: 3,99 (formato ebook)
Pagine: 82

TRAMA

Si tratta di una raccolta di nove racconti brevi (mainstream) il cui tono è a volte drammatico, a volte tragicomico, e il cui tema di fondo è la perdita delle illusioni, la caduta delle costruzioni fantastiche e arbitrarie che utilizziamo per abbellire, semplificare o comprendere la nostra vita, l’incontro con la realtà delle cose che quasi sempre fuggiamo, per paura, per immaturità o scarsa consapevolezza. A volte questi personaggi devono accettare una tragedia, altre volte invece dietro il velo che cade trovano solo l’altra faccia, non necessariamente più brutta, di ciò che credevano di conoscere, ma non conoscevano affatto.

Ringrazio l'autrice per avermi inviato l'ebook.


Nove racconti.
Un tema in comune (la caduta delle illusioni).
Una costruzione bella, armonica, ma purtroppo non sviluppata e approfondita come avrebbe potuto essere. In Le cose come stanno sono, infatti, presentate delle situazioni, ma non hanno un inizio, una fine, una conclusione. Non hanno un conflitto o una tensione che si risolve o degenera. E anche quando si ha uno sviluppo o un cambiamento nei personaggi, non è significativo, ma lascia un senso di incompiutezza.

Una ragazza bellissima disprezza la compagna di classe più brutta, poi alla ragazza bella viene un brufolo e diventa amica di quella brutta; un uomo prende posto in un ristorante, mangia degli spaghetti e poi muore; e così via, i racconti scivolano come acqua, con uno stile scorrevole, semplice, ma di cui resta poco. Perché un lettore dovrebbe affezionarsi a quella ragazza, a quell'uomo, e a tutti i personaggi che popolano la raccolta? Forse la colpa è della brevità di queste storie, ma sembra che l'autrice apra, in ogni racconto, una finestra, e la chiuda prima che si intravveda uno spiraglio di luce. Così, restano in ombra tanti aspetti della vita di ogni personaggio, e ogni storia sembra inconcludente.

E' un peccato, perché l'autrice possiede, tuttavia, la profonda capacità di osservazione della realtà, l'abilità preziosa di saper cogliere lo stato d'animo dei propri personaggi tramite pochi tratti di penna. Vedrei bene questi racconti ampliati, approfonditi, e collocati all'interno di un romanzo che giochi con le infinite possibilità di vita che la scrittura offre, un romanzo dove i personaggi siano più vissuti e complessi, non solo sentìti superficialmente. Un romanzo, insomma, che mostri non solo le cose come stanno, ma come erano, come avrebbero potuto essere, come forse saranno.

martedì 3 dicembre 2013

[Recensione] Acciaio

Buongiorno a tutti, Lettori Vaganti! Come state? Non mi faccio sentire molto spesso qui, ma in queste ultime settimane di delirio, a due passi dalla laurea triennale, sto dando di matto! Leggo poco, e sono indietro con le recensioni, ma qualche tempo fa ho trovato Acciaio nel reparto libri usati di una libreria in cui ormai sono di casa... quando l'ho trovato, dicevo, e aveva la copertina strappata ed era un po' malridotto, ho saputo che doveva essere mio. Non mi piacciono i libri intonsi, e io stessa sono una lettrice che coccola i libri che legge, riempiendoli di segni a matita, di pensieri, di pieghe agli angoli delle pagine.
Così mi sono portata a casa Acciaio, e dovevo essere l'unica in Italia a non averlo ancora letto (non fatico a capirne il motivo: è uscito tre anni fa, e durante il mio primo anno di Lettere moderne a Pavia ho combinato di tutto tranne che leggere).

L'ho fatto adesso, ed è stato un libro letto nei ritagli di tempo, sul treno, sul pullman, o aspettando (a volte per ore) di essere ricevuta dalla mia relatrice. Eppure, ogni volta che lo riprendevo in mano, mi sentivo come se i personaggi di Acciaio mi stessero aspettando, con la loro voglia arrabbiata di raccontarsi.


Titolo: Acciaio
Autrice: Silvia Avallone
Editore: Rizzoli (Vintage)
Prezzo: Euro 13,00
Pagine: 360

TRAMA

Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone ci racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. E lo fa con un romanzo potente, che sorprende e non si dimentica. Vincitore del Premio Campiello 2010 categoria Opera Prima e secondo classificato al Premio Strega. Nel 2012 è stato realizzato un adattamento cinematografico, "Acciaio", per la regia di Stefano Mordini.



Ci sono due occasioni in cui fatico a scrivere una recensione: quando un libro non mi è piaciuto per niente, e quando un libro mi è piaciuto da impazzire. Quando qualcosa non mi piace, in genere lo metto da parte e passo ad altro; quando amo un libro, il primo pensiero è: che cosa posso dire più di quanto non abbia detto l'autore?
E Acciaio è un romanzo che non andrebbe recensito, o commentato, o sfogliato, o annusato. Andrebbe letto.

Provate ad aprirlo. Troverete il piccolo mondo difficile di due ragazzine che sanno di voler diventare grandi, e non sanno che cosa significa. A tredici anni, per chi vive in periferia, il futuro è la scuola superiore, e poi chissà. Il presente è un groviglio di vanità, di rapporti troppo complicati, di danze sensuali che sembrano giochi di bambine. Anna e Francesca sono sempre state amiche, belle, bellissime, sono sempre state l'una accanto all'altra nei momenti bui, quando il padre di Anna scappava di casa e sua madre lo perdonava; quando il padre di Francesca le faceva fiorire lividi e sangue sulle braccia e sua madre non aveva il coraggio di denunciarlo. Ed è difficile vedere il futuro, se hai genitori così deboli, per carattere o per ignoranza, che ti lasciano da sola mentre cerchi di crescere.

Ma Anna e Francesca non sono sole. C'è Alessio, fratello maggiore di Anna, con la sua aria rude, burbera, intontita dalle dosi di eroina necessarie per sopportare i turni nell'acciaieria.
Ha un amore nel passato, un amore perduto e che si riaffaccia alla sua vita, improvviso come una vertigine. Alessio: un carattere da capobranco, e ginocchia di burro quando sente quel nome. Elena.


Ci sono tante altre figure, ognuno con le sue miserie, con le sue piccole, enormi fatiche quotidiane, il tutto narrato con uno stile apparentemente semplice, ma molto sottile nel delineare il punto di vista di ogni personaggio, facendo percepire, al tempo stesso, quello dell'autrice. Ed è uno stile che sa farsi malleabile, sa cambiare e adattarsi al racconto, diventando spezzato e freddo nelle scene di violenza, morbido e caldo in quelle erotiche, sempre originale. Spesso simbolico, come nella scena in cui Anna e Francesca, ormai quattordicenni, tornano al parco giochi della loro infanzia.


I due alberi gemelli stavano in piedi a fatica: un'edera vi si attorcigliava intorno e li soffocava. Le altalene e lo scivolo erano in un tale stato di abbandono, come se esistessero da secoli.
Quanti anni sono passati?, si chiese Anna avanzando con cautela. Passò una mano sulla ruggine screpolata del girello, diede una spinta leggera, e quello cominciò a girare scricchiolando, smuovendo appena il grande silenzio. Poi, Francesca la chiamò.


In conclusione, Acciaio è un romanzo potente, fatto di frasi breve e aguzze che affondano come lame, e di scenari dipinti con pennellate vigorose. I luoghi rispecchiano le emozioni dei personaggi, e i personaggi finiscono per assomigliare troppo a quei luoghi da cui non riescono a fuggire. E' forse a questa impossibilità di fuga che allude il finale, che giunge inaspettato e sembra, a prima vista, crudo, gratuito, scritto così perché in un romanzo del genere non tutto può andare bene. E se qualcuno, alla fine, avrà una speranza, qualcun altro sopporterà il destino di chi, per tutta la vita, ha vissuto tra la polvere e l'acciaio.
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