domenica 30 novembre 2014

Quando viene dicembre...


Questa dolce melodia è il ricordo di sempre:
tu con me, amor mio, quando viene dicembre.
(dal film d'animazione Anastasia)

Tra i miei più oscuri e tenebrosi segreti (oltre al fatto che mangio la Nutella a cucchiaiate direttamente dal barattolo) ce n'è uno terribile: ho l'iPod pieno di canzoni tratte dai miei film d'animazione preferiti.
E quando io e mia sorella ci prepariamo per uscire la sera, di solito le ascoltiamo.
E le cantiamo.
A squarciagola.

Ho iniziato il post con questo incantevole quadretto domestico per dirvi che mi è capitato di sentire una canzone proprio nel momento giusto. Quando sono partite le note delicatissime della colonna sonora di Anastasia, ho pensato che quest'anno il dicembre che arriva sarà un po' il ricordo di sempre (Natale con la famiglia, Capodanno con i soliti amici e con il mio Pirata), ma sarà anche diverso rispetto agli anni passati.

Dicembre è un mese strano, a metà tra ciò che è passato e ciò che sarà. L'anno prossimo, come sapete, sarà per me una sfida continua, tra l'Erasmus e la laurea specialistica, tra stage e nuovi progetti di scrittura di cui spero di potervi parlare presto.

Mentre guardo il futuro, a volte mi viene voglia di accarezzare il passato. Così ho ideato una piccola iniziativa che riguarda il mio romanzo d'esordio, Di me diranno che ho ucciso un angelo: una serie di post adatti a chi conosce e a chi non conosce ancora il romanzo. Dalla settimana prossima, infatti, troverete una rubrica in cui approfondirò (senza spoiler!) i personaggi principali con citazioni, curiosità e... con gli attori che potrebbero prestar loro i volti.

Insomma, quando viene dicembre, si può incontrare un angelo.


giovedì 27 novembre 2014

Erasmus. Speranze. Preoccupazioni.


Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.
(Jack Kerouac)

Un post rapido rapido perché sono di corsa, ma devo proprio dirvi che ieri ho avuto la conferma definitiva: da gennaio a giugno dell'anno prossimo andrò in Erasmus a Stoccolma!

La mia seconda reazione è stata: che bello! La città è incantevole; frequenterò dei corsi molto interessanti; tornerò vantando un inglese impeccabile; abiterò nel quartiere di Idun, in un palazzo di sette piani con centocinquanta stanze occupate da studenti provenienti da tutto il mondo...

Vi confesso, però, che in realtà la mia prima reazione è stata: maccheffreddocheffffarà!

Io in Erasmus a Stoccolma a gennaio
Disperazioni climatiche a parte (e già un velo di nostalgia), non vedo l'ora di partire.
E voi, avete mai vissuto l'esperienza dell'Erasmus? Se sì, dove? Che ricordi avete?

Vostra vagante,

lunedì 24 novembre 2014

Estrazione Giveaway "Diari dal sottosuolo"!


Buonasera a tutti, miei Lettori vaganti!
Oggi ho avuto due ottime notizie di cui vorrei tanto parlarvi, ma bando alle ciance e ciancio alle bande, fiato ai cannoni e fuoco alle trombe, e passiamo all'estrazione del vincitore del dolcetto che vi ho voluto regalare in occasione di Halloween.


L'agghiacciante nenia di una sirena assetata di sangue. Una giovane strega desiderosa di vendetta che invoca demoni oscuri. Un uomo disposto a tutto pur di ricordare il suo passato. Città immaginarie, portali che separano il quotidiano dall'incubo. Echi provenienti dall'abisso dell'animo umano e che affiorano minacciosi come ombre. Tra le pagine di questi racconti, tutto può accadere. Una straordinaria antologia che coglie con un unico sguardo il mondo del sovrannaturale. Diari dal Sottosuolo ci inizia al perturbante confronto con un universo dalle tinte cupe e dai labili confini, quello dello Urban Fantasy, nel quale risuonano le voci di dieci talentuosi autori italiani che credono nella suggestione del diverso e nel fascino dell'orrore. 
Ulteriori informazioni qui.

La copia di Diari dal sottosuolo va a...



Complimenti, Giada!
E voi restate sintonizzati per le prossime novità...
A prestissimo,

martedì 18 novembre 2014

Biscotti, fantasmi e sogni


Good friends we have.
Oh, good friends we've lost along the way.
In this great future, you can't forget your past.
So dry your tears, I say:
No, woman, no cry.
(Bob Marley)

Ormai è iniziato l'ultimo corso che frequenterò all'Università di Pavia e, come spesso capita a chi deve partire, non faccio che pensare a che cosa mi lascerò alle spalle.
Ci penso continuamente, quando vado a lezione, quando studio, leggo, scrivo. Quando torno a casa e trovo le mie fantastiche coinquiline intente a infornare biscotti e a stappare bottiglie di Martini. E mentre una parte di me non vede l'ora di terminare gli studi e di tuffarsi nella vita vera, un'altra parte dice: "No, dai, stiamo scherzando? Sono già passati cinque anni? Giorni volati, dove diavolo siete andati a nascondervi?"
E cerco di recuperare quei momenti che mi sembrano già troppo lontani.

Stamattina ho aperto gli occhi e ho guardato la mia cameretta, che ha le pareti arancioni ed è piena di ricordi: ci sono le bacheche piene di foto, la chitarra che non ho mai imparato a suonare, il quadro che ha dipinto il mio Pirata. Nel buio di una stanza è facile che i ricordi diventino fantasmi, che anche il presente appaia con la consistenza dei sogni che abbiamo appena regalato alla notte.
Rivedo Pavia, le feste universitarie, l'alba che spunta nella nebbia e noi svegli ad aspettarla, i tanti errori che - grazie al cielo - ho commesso, le parole di troppo, le amicizie allacciate per sbaglio e quelle allacciate per caso, ma che resteranno per sempre.

E ripensando a tutto questo, quando torno a casa e sento il profumo dei biscotti che le mie coinquiline hanno preparato, so per certo che di Pavia non mi mancheranno le super feste, ma mi mancherà rannicchiarmi sotto le coperte con le mie tre pazze preferite a mangiare biscotti, a guardare telefilm, a parlare di noi, che nel giro di cinque minuti sappiamo trasformarci dalle quattro protagoniste di Sex and the City alle Tartarughe ninja alle vecchiette di Arsenico e vecchi merletti.
Sì, tutto questo mi mancherà.

Io e le mie coinquiline in una tipica serata pavese

venerdì 14 novembre 2014

200 lettori fissi!


Oggi scopro che il blog ha raggiunto il traguardo dei 200 lettori fissi!

Che dire? Molti di voi sanno che Agave delle cose vaganti è cambiato molto dalla sua fondazione. Prima era su Wordpress, poi si è trasferito qui diventando un lit-blog, per assumere infine la forma attuale con una nuova grafica e una nuova impostazione. E ora è un blog personale con pensieri, deliri e disavventure della sottoscritta. Solo una cosa non è mai cambiata: la mia passione e la mia curiosità per le "cose vaganti". È da loro che nasce la mia scrittura, da quelle frasi, quelle situazioni, quelle persone che mi intrigano per un attimo, che vedo andare via e che voglio irresistibilmente catturare con carta e inchiostro. La mia scrittura sorge da ciò che non ho, da ciò che mi sfugge sempre, da ciò che è troppo bello per farsi trattenere.

Tra una cosa vagante e l'altra, quindi, posso solo ringraziare voi che siete qui! Ma non solo. Ringrazio tutti, dai commentatori seriali ai lettori silenziosi, a chi è capitato qui per caso, a chi ha scoperto ora questo angolino, a chi non se n’è andato mai. A chi resterà.

Grazie.

martedì 11 novembre 2014

La felicità è il singhiozzo dopo che è passato


La felicità è accarezzare un cucciolo caldo, è stare a letto mentre fuori piove,
è passeggiare sull'erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato.

Questo è ciò che pensa Charlie Brown.
Invece, per la serie "pensieri vaganti", ecco le mie pagine di felicità.

Le parole scritte.
Le parole dette guardandosi negli occhi.
Le parole che parlano di storie non scritte.
Viaggiare.
Viaggiare senza meta.
Viaggiare solo per la bellezza di tornare a casa.
I treni che ho preso.
I treni che ho perso.
Il rassicurante rumore dei treni che passano di notte vicino a casa mia.
I ricordi belli.
I ricordi forti.
Sapere di essere rimasta nei ricordi di qualcuno.
Leggere.
Scrivere.
Piangere di fronte a qualcosa di troppo bello.
Una chitarra.
Una chitarra che suona.
Una chitarra che suona una canzone dedicata a me.
Conoscere.
Conoscere persone nuove.
Scoprire qualcosa di nuovo in vecchie conoscenze.
I miei amici.
Il mare.
Andare al mare con i miei amici, e fare “bagni di mezzanotte” alle due del mattino.
Pavia.
Pavia il mercoledì sera.
Pavia il giovedì mattina, dopo averla percorsa in lungo e in largo per tutta la notte prima.
Qualche bacio che ricorderò.
Tutti gli abbracci della mia vita.
L’espressione del mio "pirata" quando, dopo essere stati lontani troppo a lungo, ci ritroviamo.






E voi, quali sono le vostre pagine di felicità?

venerdì 7 novembre 2014

Gisella significa "freccia"


Mi sono resa conto che tra queste pagine virtuali parlo sempre di libri, di pensieri vaganti, di poesia e musica, e mai di me. Vi chiedete chi si nasconda dietro il nome Agave? Leggete qui, se siete curiosi.


Una persona saggia una volta mi disse che per conoscere qualcuno bisogna iniziare chiedendo: perché ti hanno dato il nome che porti?
Io sono stata chiamata Gisella perché Gisella significa "freccia", e mamma e papà all'epoca avevano letto la splendida poesia di Kahlil Gibran secondo la quale i genitori sono archi che scagliano i figli verso il domani.

E forse è così che mi sento io: proiettata lontano; sospesa in una vita vagante che è sempre al futuro; incredula e affascinata dal presente quando riesco ad afferrarlo.
Di positivo c'è che vivo più di sogni che di ricordi.

Di cosa altro vivo?
Delle persone che amo. E delle cose che amo.
Amo ad esempio leggere sorseggiando tè alla vaniglia. Leggo di tutto, senza distinzioni di genere, ma sono certa che il senso della vita si trovi solo nelle fiabe.
Amo scrivere e lo faccio perché mi piace, e perché non posso farne a meno.
E poi... e poi amo viaggiare, ma solo con quelle persone che mi fanno sentire a casa. Amo ridere e andare alle feste, ballare fino all'alba, ma amo anche stare da sola per tutto il giorno.

Mi affascina la pioggia, e i tramonti non mi mettono tristezza ma solo una grande voglia di imparare a dipingere.
I gattini mi fanno venire voglia di coccole, e i pinguini mi fanno molto ridere. Devo confessare che ci sono notti in cui mi sento un cigno, ma di giorno mi sento sempre un pinguino, e ne sono molto fiera.

La mia storia?
No, non vi racconterò la mia infanzia. Accontentatevi di sapere che ho ventitré anni, ho lasciato la mia casetta per iniziare l'Università e l'anno scorso mi sono laureata con lode in Lettere moderne. Ora continuo a studiare e continuo a condividere un vecchio appartamento a Pavia con altre tre ragazze pazze. Attualmente non sappiamo se noi quattro somigliamo di più alle protagoniste di Sex and the City o alle Tartarughe ninja, ma qui, tra tè alla vaniglia, feste universitarie, scenate epiche e confidenze inconfessabili, ci divertiamo parecchio.

Ecco qua, questa sono io, più o meno. C'è ancora così tanto da dire, ma se per iniziare a conoscere una persona bisogna chiederle il motivo del suo nome, per conoscerla davvero bisogna chiederle il motivo del suo soprannome. E quello, per ora, è un segreto.


A rileggerci,

giovedì 6 novembre 2014

"Incontri con giovani autori"

Buongiorno a tutti!
Come promesso, vi segnalo la prossima occasione per chiacchierare del nostro angelo confuso: si tratta del 28 novembre al Centro civico di Cenate Sotto (Bergamo) alle ore 21.00.
L'incontro si terrà all'interno di una rassegna che vede protagonisti altri due giovani autori bergamaschi, Livio Gambarini e Marco Baggi.
Ringrazio di cuore la Biblioteca di Cenate Sotto per aver organizzato questa evento!
Ecco la locandina.


A presto,

lunedì 3 novembre 2014

Disavventure di una scribacchina #1


Da un anno a questa parte me ne succedono di tutti i colori.
Così, mentre raccontavo le mie strane esperienze quotidiane alle mie coinquiline, loro mi hanno dato questo consiglio: dovresti farne una rubrica sul blog.

Ed ecco che nasce Disavventure di una scribacchina, rubrica che raccoglie tutte le assurdità che la gente mi racconta o mi scrive su Facebook, e tutti i guai che combino per conto mio.


Il primo caso che vi racconto è la storia di uno spammer della peggior specie.
Per farla breve, sempre più spesso vengo contattata da autori che vorrebbero un parere su un loro testo edito o inedito. La cosa mi fa, in genere, molto piacere perché scoprire scrittori nuovi mi appassiona, ma qualche settimana fa un mio contatto di Facebook mi scrive in bacheca (vi giuro che il messaggio è vero: ho conservato lo stamp):

"Sto ultimando il romanzo *****. Sono emozionato e eccitato. E' un romanzo avvincente, coinvolgente, scritto in prima persona [...]. Il finale è straordinariamente bello. Sarà il romanzo dell'anno. Ho già diverse proposte letterarie, ma chi fosse interessato a rappresentarmi o a pubblicarmi, mi contatti. Valuterò ogni proposta con molta attenzione."

La mia prima reazione: "Cosa-cosa-checccosa?"
La mia seconda reazione verrà raccontata in un mio prossimo post. Potrebbe essere interessante ragionare sulle "regole di buone maniere" che un aspirante scrittore dovrebbe rispettare, non credete?


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