lunedì 31 marzo 2014

Scrivere è solitudine?

Una domanda che mi è stata ispirata qualche tempo fa da un post sul bellissimo lit-blog Penna d'oro, e che mi è tornata in mente oggi.
Sto vivendo un periodo intenso, pieno di presentazioni del mio romanzo, incontri con scrittori, scambi di deliri telematici con blogger pazze fantastiche, progetti di scrittura collettiva. E il nuovo romanzo, che per adesso non ha ancora un titolo e lo chiamerò C., è in fase di intrigante, disordinata ed emozionante prima stesura. 

Quindi ricopio qui la risposta che avevo dato ad Aquila Reale sulla scrittura, perché è vera, per me, ora più che mai.

Per quanto mi riguarda sì, scrivere è solitudine, ma una solitudine viva e pulsante. Mentre scrivo (da sola in una stanza, senza mai rumori, senza musica) porto nella stanza gli echi delle persone che mi sono più care (e che spesso mi ispirano) o il ricordo di qualche sconosciuto incontrato per strada, o l'immagine di un personaggio scoperto in un libro. Nella stanza dove scrivo c'è tutto questo, e la mia penna (o la mia tastiera) è ciò che armonizza le musiche discordanti e lontane di tutte queste persone. Per questo, per me, scrivere è solitudine, ma una solitudine che paradossalmente permette di entrare in contatto più profondo con la realtà.

venerdì 28 marzo 2014

[Made in Italy #2] Tra Lisario e San Francesco


Torna la rubrica che posto ogni venerdì dedicata alle nuove uscite di autori italiani. Gironzolando in libreria, ecco quello che, in questi giorni, mi ha colpito di più sullo scaffale delle novità. Sono due romanzi in effetti molto diversi da loro, ma che mi attirano allo stesso modo.


Titolo: Lisario o il piacere infinito delle donne
Autrice: Antonella Cilento
Data di Pubblicazione: 11 marzo 2014
Pagine: 300
Prezzo: 17,50 €

TRAMA

Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata.
Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione.
Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne.
L'affresco meraviglioso della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla bravura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi. E non a caso si citano questi pittori. Sotto il dominio degli spagnoli infatti la città raggiunge il massimo del fulgore attirando ricchi banchieri e pittori di fama, fra cui i due artisti fiamminghi destinati a ricoprire un ruolo fondamentale nel nostro romanzo: il maestro di scena Jacques Colmar e Michael de Sweerts.
Storia di una donna che scopre il piacere, di un pittore che scopre la passione, di una città intera che si ribella ai potenti, Lisario o il piacere infinito delle donne è soprattutto un romanzo di avventure, molto vicino alla maniera in cui, per l'appunto, si scrivevano nel Seicento, dal Quijote di Cervantes al Gil Blas de Santillana di Lesage, romanzi epici e picareschi con apparenti saggi del tutto folli e conclamati pazzi non scevri di qualche saggezza, fra capipopolo, assassini, ermafroditi, pirati, mercenari del sesso e del potere, donne mutate in statue e razzismo omosessuale, creature dell'incubo o del sogno, in una girandola infuocata di invenzioni, tutte attorcigliate attorno allo stesso interrogativo: ma è del primo Seicento che qui si narra o di noi e di oggi?



Titolo: Tutta la luce del mondo. Il romanzo di San Francesco
Autore: Aldo Nove
Editore: Bompiani
Data di Pubblicazione: Marzo 2014
Pagine: 304
Prezzo: 18,00 €

TRAMA

In un Medioevo "pieno di stupore", teatro di battaglie, custode di segreti, terra di avventure e di viaggi, di amori e paure estreme, dispensatore di attimi sottratti a un'eternità di cui pareva si cibasse ogni cosa, sorse un uomo, Giovanni di Bernardone, poi conosciuto come Francesco. L'uomo di Assisi, colui che vedeva la luce e la bellezza del suo Maestro Gesù in ogni volto di persona ma anche di animale, e non solo in essi ma pure nel sole, nella luna, nella terra su cui camminava insieme agli altri. San Francesco, il "poverello" per antonomasia, il folle di Dio. Aldo Nove in questo suo nuovo libro non si limita a ricostruire la storia di Francesco. Lo fa dal punto di vista del nipote Piccardo, un ragazzino dapprima spaurito di fronte alle scelte radicali dello zio, ma poi gradualmente pervaso di una ammirazione giocata sullo stacco fra il riconoscimento della Verità e la coscienza di non poter essere come Francesco, di non poter seguire il suo cammino nello stesso modo. Sullo sfondo, le forti emozioni e gli sconvolgimenti di un'epoca che non fu affatto buia come talora si crede, ma viva come lo sono i linguaggi infantili, forse i soli a cogliere il momento indicibile in cui la vita di un testimone del Regno come Francesco si trasforma in esperienza condivisibile di santità.

giovedì 27 marzo 2014

Di me diranno che sono sexy

Cercando di liberare il pc di tutti i file inutili che vagano raminghi per il mio hard disk, mi sono imbattuta in un'immagine che, qualche mese fa, avevo creato in combutta con Malitia (Dusty Pages in Wonderland) e Emanuela Taylor (Diario di pensieri persi). Sul gruppo facebook di Diario, Emanuela aveva postato, ironicamente scandalizzata, la foto dell'ennesima copertina di romanzi "per signore" in cui compariva un uomo aitante e a petto nudo. Scherzando, ho detto che forse il mio angelo venderebbe milioni di copie se la copertina fosse un po' diversa.
Il risultato è questo:


Scherzi a parte, vorrei farvi una domanda: cosa ne pensate di questa copertina? Credete che il romanzo avrebbe venduto moltissimo se ci fosse stato questo aitante petto nudo sulla cover? E cosa pensate, in generale, di questo tipo di copertine?

martedì 25 marzo 2014

L'amore ai tempi di Facebook


Apro Facebook e l'amore regna. Foto di innamorati, status dolcissimi, canzoni smielate.
Non c'è nulla di demoniaco in questo. Ma per qualcuno credo che sia ancora naturale, al contrario, mantenere una sfera privata. Qualcosa di cui, per riservatezza, si preferisce non parlare. Qualcosa di segreto, che appartiene solo a due persone, non a tutti.

Certo, forse sembra un paradosso parlare di riservatezza ad una generazione come la nostra, che ci vede internauti iperconnessi, postatori compulsivi, campioni olimpionici per quanto riguarda la velocità dei nostri pollici...

Dicevo, forse sarà paradossale, ma io la penso ancora come Oscar Wilde:

"Quando una persona mi piace veramente non dico mai il suo nome a nessuno. Sarebbe come rinunciare a una parte di lei".

venerdì 21 marzo 2014

[Made in Italy] "Tattoo" e "Polvere"


Buongiorno, cari lettori! Oggi inauguro questa rubrica, nella quale ogni venerdì segnalerò uno o più romanzi di autori italiani.
Comincio con i lavori di due "colleghi" del forum Writer's Dream: Francesco Mastinu (di cui ricorderete Eclissi) e Nanni Malpica.




Titolo: Tattoo
Autore: Nanni Malpica
Editore: Triskell Edizioni
Prezzo: 1,99€

TRAMA

Una tranquilla serata casalinga per Belquis e Cleo: il letto, la musica, le parole crociate e quella definizione cui non riescono a venire a capo, “Si disegna sulla pelle”.
Peccato che la tranquillità venga interrotta da Pierangelo Mantilla, detto Bubu, che si professa fidanzato di Belquis. Forse un equivoco, o forse no.
E peccato che a lui si aggiunga Daniele, il suo compagno di banco da sempre. I quattro personaggi si scontrano e si incontrano in un’assordante dodecafonia, fino a terminare in una piacevole melodia.



Titolo: Polvere
Autore: Francesco Mastinu
Editore: Runa Editrice
Pagine: 174
Prezzo: 10.00 € cartaceo;
ebook 1,99 €

TRAMA

Ci sono dei ricordi che rimangono stampati in modo indelebile nel cuore, marchiandone a fuoco tutti i battiti.
Anche dopo tanti anni e anche dopo essere stati sepolti dalla polvere del tempo trascorso.
Con questa certezza, il vecchio Rino inizia a esporre la sua storia: un racconto lungo, fatto di veglia e di sonno, in cui parla del primo amore, impronunciabile, per il suo compaesano Bustianu. All’ombra del monte Supranu, custode terribile e immoto del paese di Ossure, sboccia la loro relazione, anche se non sarebbe mai dovuto succedere.
In un’epoca controversa, dal secondo dopoguerra ai ruggenti anni ottanta, in cui la società sarda ha subito quella brusca virata che segna il passaggio dalla vita rurale a quella moderna, i due uomini compiranno scelte difficili, dettate dal rimpianto e dal senso della morale che li opprime, senza riuscire mai a scordare la natura del loro legame, anche quando saranno tanto lontani da non riuscire a intravedere i confini dei loro sentimenti.
Una storia delicata, dal sapore antico ma nel contempo attuale, destinata a rimanere impressa per sempre nell’animo di chi riuscirà a leggerla, lasciandosene coinvolgere senza pregiudizi.

 E voi, conoscete questi autori?

giovedì 20 marzo 2014

Un ricordo di Mario Lodi

Questo mese si è spento Mario Lodi.
La notizia, che mi è stata data da Aldo Pallotti, collaboratore di Mario con cui sono rimasta in contatto, mi ha lasciato senza parole e con un grande senso di rimpianto, perché non ho mai potuto conoscere quell'uomo di persona.
Ci siamo sempre sentiti per posta.
Ho ricevuto la prima lettera di Mario Lodi quando avevo dodici anni. Aveva terminato la stesura del mio primo romanzo che parlava dei viaggi avventurosi di una ciurma di pirati folli, che andavano in cerca di guai attraverso il mare. Mario Lodi lo lesse, quel romanzo, lo lesse tutto e trovò il tempo per rispondere a quella bambina che, come i suoi pirati, aveva appena iniziato un viaggio senza sapere dove l'avrebbe portata e con l'obiettivo, molto ingenuo e infantile, di diventare famosa tramite la scrittura. Mario Lodi in quelle righe ha espresso ammirazione per la mia fantasia e mi ha invitato a leggere e scrivere moltissimo perché la fantasia non è tutto. Bisogna imparare lo stile, bisogna mettersi in testa di lavorare, studiare, leggere e scrivere non per diventare famosi, ma perché le parole sono belle. Altrimenti "si finisce in un'isola".
Seguendo il consiglio, che è stato anche quello di Aldo, ho scritto, concentrandomi di più sul mio mondo interiore, leggendo sempre di più cose belle.
E quando, a diciassette anni, ho inviato a Mario Lodi la prima stesura del romanzo dell'angelo, questa è stata la sua risposta. La metto qui, per ricordare Mario tramite la bellezza delle sue parole. E in silenzio lo ringrazio per avermi fatto capire che la vita, come quella che lui ha creato per tanti bambini, è una casa delle arti e del gioco.


Cara Gisella, ho letto il suo bel racconto dell'angelo, metafora del senso della vita che gli adolescenti vivono con difficoltà.
E' un romanzo pieno di emozioni e di personaggi, che certamente riuscirà a "svegliare" i giovani. Lei ha scritto un bel libro e mi auguro che trovi un editore che lo pubblichi.
E' già una scrittrice capace di esprimere con uno stile personale la sua autobiografia esistenziale. Continui così, con sincerità, il racconto della sua esperienza.
Grazie per il dono di una bella e vera lettura.
Glielo restituisco all'indirizzo indicato in busta o lo posso tenere?
Cari saluti,
Mario Lodi

lunedì 17 marzo 2014

Leggevo, leggo, leggerò

Buongiorno a tutti, cari lettori. Oggi vi lascio un post veloce veloce con la foto delle mie letture passate, presenti e future. Sono per caso tre titoli tutti made in Italy.
Ho letto Resistere non serve a niente, leggo Il bordo vertiginoso delle cose e leggerò Nessuno si salva da solo.

E voi? Conoscete questi libri? Quali scrittori italiani state leggendo in questo periodo?

mercoledì 12 marzo 2014

[Recensione] Angelize

Eccoci qui finalmente con la recensione di Angelize. Lo sapete: ho avuto il piacere di conoscere Aislinn al Lucca Comics dello scorso anno. Prima di incontrarci, ci eravamo sentite qualche settimana prima su internet. Non ricordo di preciso perché ci fossimo avvicinate (probabilmente tramite il suo blog, Aislinn Dreams che seguivo da un po'), ma forse è successo perché tutte e due abbiamo esordito nello stesso anno con un romanzo che parla di angeli. E anche i suoi sono angeli, diciamo, particolari! E molto, molto interessanti.

Titolo: Angelize
Autrice: Aislinn
Editore: Fabbri
Pagine: 344

Trama

Essere un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato nell'eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini. Di nuovo sulla terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che "indossa" ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita. Ma gli angeli "puri", quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi a spazzar via le abominazioni. Per sopravvivere gli "angeli bastardi" dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di loro e prepararsi a terribili sacrifici...



Gli angeli possono uccidere.
E lo fanno, per poter vivere una vita umana, di desideri e sofferenze, ma pur sempre una vita vera, migliore dell'assenza di emozioni che caratterizza la loro esistenza eterea.
Da questa idea di base nasce un romanzo originale, crudo e spietato come la storia richiede, e molto lucido nel descrivere le emozioni dei personaggi, gli angeli "bastardi" che, uccisi da angeli puri, hanno trovato il modo di reincarnarsi. Haniel, Hesediel, Rafael e gli altri, che erano stati uccisi da un angelo puro, sono tratteggiati in maniera completa e approfondita: ognuno di loro ha il proprio modo di affrontare la tragedia che gli è toccata, e sono tutti dei modi molto umani. 
E' impossibile non affezionarsi ad Haniel e al guscio che si è creato intorno, o a Rafael e alla sua impacciata dolcezza, e anche a Hesediel, forse il più ordinario (un lavoro normale, una donna amata con cui litigava troppo spesso) ma non per questo meno coinvolgente degli altri. Ho trovato bellissima, in particolare, l'amicizia che lega Haniel e Rafael, un rapporto dove i due hanno in comune più la solitudine che la vicinanza. Perché Rafael, così malinconico e gentile, non ha mai avuto una vita piena e Haniel, ferito dalla vita e dalla morte (la sua vita non è stata facile e la sua fine - si scopre nel corso del romanzo - è stata molto dolorosa), non accetta di avere legàmi, respinge chiunque, tratta male persino Rafael. Costretto per uno scherzo del destino a risvegliarsi come angelo bastardo nel corpo di una ragazzina, Haniel è il personaggio più affascinante e complesso. Chiuso in un corpo che non riconosce come suo (e che cerca di devastare con sbornie colossali), intrappolato in una vita che non gli appartiene, braccato, come gli altri mezzi angeli, dagli angeli puri, Haniel cercherà di rivendicare il proprio posto nel mondo con le unghie, con i denti, e con una spranga di ferro.
Un'altra caratteristica irresistibile di Haniel (che, lo sapete, apprezzo sempre) è l'ironia, a volte velenosa e crudele, a volte irriverente e sarcastica. E spesso, l'ironia di Haniel è portatrice, con un tono leggero e quasi sprezzante, dei messaggi più importanti del romanzo. Come in un dialogo con un angelo puro.

"Il mondo è sempre andato avanti senza bisogno di dèi. Gli uomini e il caso se la cavano abbastanza bene lo stesso", disse Haniel.
"Credi davvero di poter sconfiggere un angelo vero in una discussione teologica?", chiese Elemiah con un respiro spazientito.
"Credo che per discutere di queste favolette basti solo un po' di fantasia, quindi perché no?"

E a proposito di angeli puri, come si è detto, questi sono decisi a uccidere i mezzi angeli, considerandoli un abominio. Nel romanzo si assiste dunque a una sfida continua, a una lotta violenta tra gli angeli puri, capitanati da un intrigante quanto contraddittorio Mikael, e gli angeli bastardi. I primi combattono per ricreare l'ordine voluto da Dio, i secondo combattono per affermare la propria esistenza, generata dal caos e nonostante questo (o forse proprio per questo) degna di essere protetta e vissuta.

In conclusione, il lettore leggendo Angelize si sentirà trascinato in un romanzo ricco di colpi di scena, di scontri, fughe, apparizioni e sentimenti mai dichiarati ma ringhiati tra i denti. Si sentirà coinvolto dallo stile dell'autrice, che a volte è franto, spezzato e a volte si sviluppa in periodi più ampi, seguendo il ritmo della narrazione che intrappolerà il lettore nelle pagine. E infine il lettore arriverà alla scena conclusiva e lì desidererà che il secondo volume esca immediatamente.

lunedì 10 marzo 2014

Presentazioni del vecchio, scrittura del nuovo. E... una maledizione?

Lettura di Di me diranno che ho ucciso un angelo
accompagnata dal suono del santur.
Settimana impegnativa e un po' delirante, quella che è cominciata ieri a Lecco, al Ristorante persiano Cardamomo. La lettura del romanzo accompagnata dal suono magico del santur, tipico strumento musicale persiano, è stata un'esperienza indimenticabile.

Ecco una foto e... a breve, se siete curiosi, potrete vedere qualche video, che sarà caricato sul canale Youtube, Gisella Laterza.

Stasera, inoltre, come avevo annunciato la scorsa settimana, si continua con le presentazioni: l'appuntamento è a Fiorano al Serio (BG), ore 18.00, all'interno di una rassegna di aperitivi con l'autore organizzata in collaborazione con la Trattoria del Sole.

Parlando invece del blog, questa settimana Agave delle cosa vaganti vedrà finalmente la recensione di Angelize, di Aislinn e settimana prossima ci sarà una piccola sorpresa che riguarda sia Aislinn che Luca Tarenzi (autore di God Breaker). Ecco, come si dice? Restate sintonizzati e ne vedrete delle belle!


Infine l'ultima novità è che ho cominciato a scrivere.
UN ROMANZO.
NUOVO.
Molto diverso da qualsiasi cosa io abbia mai scritto.
Molto divertente e bello lavorarci.
Mi sento sempre così, quando inizio un nuovo progetto: elettrizzata e incontrollabile. E quando comincio a scrivere, quando le prime parole si formano sulla pagina, mi sento felice.
Poi  mi accorgo che ho scritto qualcosa di molto malinconico. Sarà una maledizione, questa? Scrivere di passioni incomplete, di malinconie sorde e striscianti, anche quando mi sento così vergognosamente felice?
Agave

mercoledì 5 marzo 2014

Lecco: presentazione di "Di me diranno che ho ucciso un angelo"

Buongiorno a tutti, Lettori vaganti! Vi annuncio che ricomincerà domenica il tour di presentazioni di Di me diranno che ho ucciso un angelo.

Merida dal film Brave.

Si comincia domenica 9 marzo a Lecco. Sarà una presentazione un po' diversa dal solito: la lettura di alcuni brani del romanzo sarà intervallata e accompagnata dal suono di un affascinante strumento musicale persiano.


Altri appuntamenti:

Lunedì 10 marzo a Fiorano al Serio (BG), il paese in cui abito, è stato organizzata dalla libreria Alessia in collaborazione con la Trattoria del Sole una serie di aperitivi con l'autore. Il mio appuntamento è alle 18.00.
Introduce il professore Angelo Pagani.

Sabato 22 marzo alla Feltrinelli di Pavia, ore 18.00.
introduce la blogger Monica Mainardi (Il libro del martedì).

Venerdì 4 aprile ad Alessandria presentazione del romanzo alle 20.00 circa all'interno del festival che si tiene all'Isola Ritrovata (Alessandria, via Santa Maria di Castello 8).

Non mancate!

Flynn e Rapunzel dal film Rapunzel.

lunedì 3 marzo 2014

[Recensione] God Breaker

Ce l'ho fatta! Ce l'ho fatta! God Breaker è tornato tra le mie mani e ho cominciato a scriverne la recensione. Volevo farlo da tanto, ma io ho una cattiva buona abitudine: quando un libro mi piace veramente, lo presto, lo faccio girare tra tutti i miei amici lettori, oppure lo regalo, o consiglio di comprarlo. Insomma, se un libro mi è piaciuto, aiuto a diffonderlo.
Ora finalmente God Breaker, di Luca Tarenzi, è tornato alla base, insieme ad Angelize, di Aislinn. Se questi nomi vi dicono qualcosa, date una sbirciata al post che avevo scritto sul Lucca Comics 2013 e sappiate che ritroverete presto Aislinn e Luca sulle pagine di questo blog.

Ma per prima cosa... recensione!

Titolo: God Breaker
Autore: Luca Tarenzi
Editore: Salani
Pagine: 477

Trama

Gli dei esistono. Camminano in mezzo a noi, vivono dentro e fuori la realtà di tutti i giorni, hanno macchine, uffici, soldi... Ma non tutti. Alcuni stanno morendo, travolti dalla perdita di tutti i loro seguaci; altri combattono una lotta spietata per tenersi il proprio posto nel mondo, usando tutti i loro poteri per conquistarsi l'agiatezza e agire in incognito. Ma un giorno uno di loro, Liathàn, si ritrova coinvolto in una sfida: un ragazzo, giovane e apparentemente potentissimo, è sulle sue tracce, e non si fermerà finché non sarà riuscito ad annientarlo. Chi è questo giovane? Edwin - questo è il nome del ragazzo - mostrerà di essere un nemico estremamente pericoloso, in cerca di una vendetta i cui motivi Liàthan ignora del tutto. Un anno esatto durerà la sfida, e se al termine Liàthan non sarà riuscito a fermare il suo avversario morirà, inesorabilmente e senza che niente possa impedirlo.


"Perché" Molly cercò le parole giuste. "Voglio dire..."
"Lo so cosa vuoi dire. Perché ci mettiamo i jeans e mangiamo pancake e lasciamo che la gente creda in divinità che non vede e non sente, anziché comandare il mondo. E' questo, no?"
La ragazza annuì.

"Perché lo abbiamo già fatto." Liàthan fece un gesto vago con la forchetta. "Abbiamo già comandato il mondo, per modo di dire. Nei templi, nei palazzi, in testa agli eserciti, per un tempo molto più lungo dei tremila anni scarsi che conta oggi la civiltà europea. Gli dèi nascono e muoiono in continuazione, come girini in uno stagno: l'apoteosi è una cosa rara, certo, ma i millenni sono lunghi. Se non ci ammazziamo tra noi, ci ammazzano gli incidenti, la sfiga, la noia, qualche volta pure i mortali, o ci ammazziamo da soli testando i limiti dei nostri poteri. Solo i più duri, i più fortunati, e i più cattivi durano a lungo. E la maggior parte di questi, di governare il mondo ne ha avute le palle piene già un sacco di secoli fa. E adesso basta parlare di cazzate."

Questa frase, che il dio Liàthan, di quattromila anni, dice a Molly, prostituta appena ventenne, concentra gran parte del senso del romanzo.
Perché in God Breaker è questo che troviamo: divinità che, avendo già vissuto tutto, si ritrovano ubriache e moleste e combattono contro draghi, mostri, eroi, o contro l'ultima sbornia.
Non sono eroi, i nostri protagonisti. C'è Liàthan, infantile ai limiti del capriccioso, cocciuto, disordinato e imprevedibile; ci sono Naire e Siaghal, il primo inquietante e dall'umorismo freddo, il secondo enorme e dal pugno facile.
Ecco, questi tre non sono di certo degli eroi. Sono esseri eterni che hanno fatto tutto ciò che un essere umano può fare, e non sanno più cosa inventarsi per ingannare il millennio.

Quand'ecco che, all'improvviso, la loro noia ubriaca viene interrotta da un ragazzo, Edwin, che cerca vendetta contro Liàthan per un motivo che si capisce molto presto, nel corso della lettura, ma che qui preferiamo non rivelare. Ci limitiamo a dire che Edwin è spinto da due sentimenti: la vendetta, come abbiamo detto, e la solitudine. La sua solitudine, lunga settant'anni, traspare dai ricordi del ragazzo attraverso diversi flash back, i quali si spalancano su un mondo interiore di paura, di ossessione, di continua ed estenuante sfida con se stesso. Man mano che la storia procede, il lettore si sente sempre più coinvolto dalla storia di Edwin, ne capisce le motivazioni, ne sente il dolore, e al tempo stesso vive le vicende di Liàthan e impara a conosce la sua irresistibile ironia (e una più velata, ma comunque presente, malinconia). E alla fine, alla resa dei conti, il lettore non sa da che parte stare.

Oltre ai personaggi principali, God Breaker è popolato creature inquietanti e strane che hanno, per noi, il sapore dei miti antichi e la familiarità di una leggenda metropolitana. Questi personaggi (tra cui, per citarne un paio, l'uomo in verde, il Re fungo) si muovono in un mondo originale e imprevedibile, dove realtà, magia, ricordi e fantasie si confondono.
C'è la fantasia, c'è la realtà, e poi c'è God Breaker. Il confine tra il reale e il possibile si mescola all'interno del romanzo. E' un gioco di prestigio, quello di Tarenzi, e tu, lettore, vivi ogni pagina come se ti aspettassi di tutto, e ti stupisci comunque quando quel "tutto" accade.

Sandman, di Neil Gaiman
Il gioco di prestigio riesce grazie allo stile dell'autore. Volendo parlare di stile, apro una breve parentesi. C'è spesso, e forse soprattutto in Italia, la convinzione che per scrivere un buon libro bisogna essere scorrevoli. La cosa importante (e spesso l'unica) è tenere il lettore incollato alla pagina. Ma questo effetto - lasciatemelo dire - viene di solito ottenuto rinunciando allo spessore della frase, producendo frasi intriganti ma sterili.
Lo stile di Tarenzi, al contrario, è scorrevole senza essere banale: afferra il lettore e lo costringe a tenere il naso dentro al romanzo, e al tempo stesso in ogni frase, in ogni scambio di battute c'è molto di più di una bella storia che si legge d'un fiato. E' come se Tarenzi trascinasse fino all'ultima pagina un certo tipo di lettore, e nel frattempo, a volte, strizzasse l'occhio al lettore più accorto. C'è un mondo complesso, tratteggiato con sicurezza e con una dose irresistibile di ironia.

In conclusione, God Breaker è una tappa obbligata per gli appassionati di urban fantasy che cercano una storia coinvolgente e che amano ritrovare (tra un colpo di spada e una battuta di un'ironia tagliente, tra prostitute tristi e profezie oscure) una frase bella, da sottolineare, da rileggere, capace di far riflettere o di far sorridere.
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