sabato 11 agosto 2012

Perché si studia latino?

Preparando l’esame di latino che darò a settembre, leggendo Seneca (lettera 35 a Lucilio), trovo questo pensiero:

“Ora tu mi ami, ma non mi sei veramente amico.
‘Forse che queste due cose sono diverse?’
Certo, e non si somigliano affatto. Chi è amico, ama; ma chi ama non è sempre amico.
L’amicizia giova sempre; l’amore, a volte, può far male.”


E poi:

“È vero che, anche quando si è lontani, quelli che amiamo ci danno motivo di gioia, ma essa è lieve e fugace.


Invece il loro aspetto, la loro presenza, la loro conversazione danno un senso di vivo piacere [...]. Perciò fammi un grande dono: quello della tua presenza. [...]
Affréttati a venire da me, ma prima sii con te stesso.”


È strano ritrovare nelle parole di un uomo vissuto anni fa qualcosa di mio.
E probabilmente è per questo che si studia ancora latino (così come si studia la letteratura, così come si leggono ancora libri): trovare qualcosa di nostro in parole altrui ci fa sentire meno soli e più completi.

Non siamo ipocriti: sappiamo tutti e due (io che scrivo e tu che leggi) che preferirei passare il sabato mattina a fare altro piuttosto che stare a tradurre Seneca.
Ma poi, traducendo, vengo illuminata da frasi del genere e penso che, tutto sommato, poter studiare latino è anche una fortuna, perché questo vecchietto vissuto duemila anni fa può farmi intuire qualcosa sul vero volto del mio presente.

Agave

venerdì 3 agosto 2012

[Recensione] Un giorno, di David Nicholls


Di cosa parla questo romanzo? Di due personaggi e delle le loro vite, che per vent’anni continuano a sfiorarsi senza intrecciarsi mai.
Amici, amanti, confidenti, Emma e Dexter si scrivono lettere, si fanno telefonate nel cuore della notte e ogni 15 luglio (che è il “giorno” del titolo) si incontrano, ma per un motivo o per un altro non riescono, o non vogliono, stare insieme. Dopo quel primo 15 luglio del 1988 in cui fanno l’amore quasi per caso, continuano a rincorrersi e a perdersi, a ritrovarsi e a non volersi cercare.



È così difficile capire quando una persona è diventata indispensabile?

Eppure Emma e Dexter continuano a pensare l’uno all’altra, a tenersi in contatto. E il fascino di questo romanzo sta in questo: per vent’anni, le loro vite combaciano senza toccarsi. Vivono vite diverse, eppure accomunate dalla reciproca presenza invisibile.
L’altro elemento per cui bisognerebbe leggere questo romanzo è il fatto che Emma e Dexter siano personaggi ordinari con una vita ordinaria. Lei, studentessa di Lettere che per qualche strano motivo impedisce continuamente a se stessa di essere felice; lui, figlio-di-papà con un milione di possibilità davanti e con nessuna che realmente lo interessa. Em e Dex, Dex e Em riescono a catturare il lettore pur con l’assoluta – se vogliamo – convenzionalità della loro storia, del loro mondo, della loro personalità. Sono personaggi reali, sorprendenti nel loro essere ordinari. Reali, perché pieni di difetti, sogni, illusioni comuni, Emma e Dexter guardano il mondo con gli occhi di chi è cosciente di vivere una storia normale in un mondo normale, e si sorprendono di essere, a volte, felici delle piccole cose che li circondano.
E forse il fascino dell’amore sta nel suo essere un atto di magia quotidiana, spesso inafferrabile proprio perché è alla portata di tutti.
Agave
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