lunedì 11 giugno 2018

Una scribacchina su Rete4


Capita di ritrovarsi su Rete 4, a parlare della Signora dei gomitoli nel programma "Grand Tour d'Italia".

Sono particolarmente fiera di aver fatto parte di questa realtà, perché sono una giornalista e, secondo me, noi cronisti e la Signora dei Gomitoli abbiamo questo in comune: andiamo a caccia di storie. "Un bravo cronista", mi dice sempre il mio caporedattore, "deve consumarsi la suola delle scarpe".

La cronaca racconta ciò che c'è, le fiabe narrano ciò che potrebbe esserci. Ma a volte la realtà sa essere più poetica dell'immaginazione.
Insomma, vi consiglio di vedere tutta la puntata, perché merita davvero. Soprattutto se non avete mai visitato Bergamo, che è la mia città. Ed è bellissima.


Mi trovate qui, a partire dal minuto 55: "Grand Tour d'Italia", puntata dell'8 giugno


mercoledì 6 giugno 2018

Favola politica


C’era una volta, in un tempo lontano lontano, un Paese dove i politici vivevano nascosti. Nessuno di loro mostrava il proprio volto ai cittadini, nessuno teneva discorsi pubblici, né tanto meno andava in televisione. Mai.
Voi direte: “Poverini! Chi li aveva obbligati a comportarsi così?”
Eh. Lo facevano di propria, spontanea volontà.
In quel Paese, infatti, c’erano molti partiti e ognuno aveva le sue idee. Ma la cosa straordinaria è questa. Una volta all'anno, ciascuno pubblicava il programma elettorale, contenente tutto ciò che si sarebbe impegnato a realizzare, indicando modalità, costi e tempistiche previste. I cittadini facevano domande, chiedevano chiarimenti e confrontavano le opinioni. Capitava che i partiti stabilissero alleanze, o contratti (a volte le due cose erano molto diverse, a volte non così tanto).
Poi, tutti i maggiorenni votavano. Il partito che riceveva più voti, veniva eletto. Gli altri si alleavano o si schieravano all’opposizione. 
Da quel momento, il vincitore aveva un anno di tempo per portare avanti il programma, per fare ciò che aveva scritto nero su bianco. Un calcolo sbagliato poteva capitare a tutti, ma se le promesse risultavano irrealizzabili, se l’anno dopo il programma non c’entrava nulla con quello precedente, se gli stessi politici risultavano contraddittori e incoerenti, se… Semplicemente, era difficile che venissero eletti di nuovo.

Vi chiederei, secondo voi, come vada avanti la storia, ma il finale sarebbe poco realistico, perché questa, appunto, è solo una favola.

sabato 12 maggio 2018

Una scribacchina su Panorama


Foto di Filippo Poltronieri
“Che cosa succede quando uno scrittore non sa come far finire una storia?”. 
“Hai mai ricevuto rifiuti da parte delle case editrici?”. 
“Perché sei venuta qui a parlare con noi?”
Giovedì sono stata nella scuola Donadoni, di Bergamo, per Panorama d’Italia, il tour che percorre la Penisola alla ricerca di curiosità, cose strane e cose belle.  
Ho risposto alle domande del giornalista Antonio Carnevale e dei fantastici bambini che abbiamo incontrato.
Questo per me è stato un appuntamento molto particolare, un po' perché era nella mia città, un po' perché i bimbi erano vivacissimi e curiosi. E, accidenti, quando mi chiedono perché scrivo libri per ragazzi, vorrei rispondere: ma sapete quanto è divertente presentare libri ai bambini?
Alcuni di loro, poi, mi hanno messo in difficoltà. Sì, perché vanno sul filosofico, e ti chiedono cose che non ti sei mai chiesto neanche tu.
Una bimba, ad esempio, con tranquillità: “A che cosa pensi quando stai per scrivere una storia?”
Ho riflettuto, e l'ho capito nel momento in cui ho risposto: “Solo alla storia che sta per crearsi, solo al piacere di farlo. Dopo un po' di tempo, forse, mi rendo conto che sto parlando di me.”

Comunque, tutte le domande e le risposte sono su Panorama.it, a questo link: 

Non so se io ho conquistato tutti, ma di certo questi bambini hanno conquistato me.
(E mi raccomando: se volete scrivere un libro, fatevi una doccia!)



giovedì 12 aprile 2018

Come inviare un manoscritto inedito a una casa editrice


Finalmente hai finito di scrivere il tuo primo romanzo. Dopo infinite stesure, revisioni, e dubbi esistenziali, la prima avventura è conclusa. E ti chiedi: e adesso che cosa me ne faccio?

(Oppure non hai ancora finito di scrivere, ma già stai pensando a come pubblicare. 
Ah, ti ho beccato, furbastro! Ma con te farò i conti in un altro post).


Tornando a noi, oggi parliamo di come contattare un editore.
In quattro semplici mosse.

Dimentica il tuo libro

So che hai già letto, riletto, revisionato il tuo manoscritto fino a odiarlo. Se hai fatto le cose davvero bene, lo hai fatto leggere anche all'amore della tua vita, agli amici, alla tua vecchia maestra elementare (non è una battuta: io l'ho fatto), ai genitori e ai nonni. Ognuno ti ha dato un parere e tu hai saputo distinguere i gusti personali dalle critiche oggettive, hai lasciato perdere i primi e ti sei concentrato sulle seconde.

Molto bene.
Ora, prima di procedere, aspetta ancora un po'. Non troppo: dalle due settimane a un mese, il tempo necessario per "dimenticare" ciò che hai scritto. Quando lo riprenderai in mano, lo vedrai con occhi nuovi e potrai apportare i ritocchi finali, che forse sono minuzie, ma daranno l'impressione di un lavoro curato.


Informati sulle case editrici 


Questo sembra un passo scontato, ma non lo è. Ci sono, ad esempio, autori che vogliono pubblicare con Salani, ma hanno letto solo Harry Potter.

Ogni casa editrice, anche all'interno dello stesso gruppo editoriale, è diversa.
Dunque la prima cosa da fare è leggere molti libri della casa editrice che ti interessa, conoscerli, fare attenzione allo stile degli autori, ai contenuti, al genere. Naturalmente non puoi proporre il tuo se in catalogo c'è qualcosa di troppo simile, e non puoi proporlo neanche se, ad esempio, il tuo romanzo è un giallo e l'editore pubblica solo rosa.

Nel momento in cui hai selezionato le case editrici che fanno per te, consulta i siti di ogni editore e segui con molta attenzione e scrupolosità le indicazioni di invio: non c'è niente di più irritante per un editore che ricevere un romanzo completo quando sul sito è esplicitamente richiesto solo l'incipit.
Se avete dei dubbi o volete leggere l'esperienza di chi ti ha preceduto, puoi confrontarti con altri aspiranti scrittori su siti come Writer's Dream: Lista case editrici

Scrivi la lettera di presentazione



Alcuni editori richiedono la lettera di presentazione o una e-mail di accompagnamento, se la modalità richiesta è l'invio online. Come dicevo, ogni editore è differente, ma ci sono alcuni accorgimenti utili in generale. 
Il primo è, citando un noto giornalista italiano, "meno è meglio". Meglio una lettera breve ed efficace rispetto a un lungo racconto annacquato.
Ok, ma in pratica, che cosa puoi scrivere? Dopo i saluti, presentati con nome e cognome e racconta di te, senza fronzoli ma non in modo troppo informale. Se il tuo libro è in qualche modo legato alla tua attività, scrivilo ("Sono un professore di liceo e, dopo trent'anni di insegnamento, ho visto passare ogni genere di adolescente; da qui l'idea di raccontare il passaggio dall'infanzia all'età adulta con gli occhi di chi è adulto da un pezzo..."); anche in modo ironico ("Sono un'organizzatrice di matrimoni e posso dirlo con certezza: la sposa ha sempre ragione. Per questo il mio romanzo parte proprio dal giorno del matrimonio dei protagonisti, che non va come avevano previsto. Per colpa dello sposo, naturalmente...").
Inoltre, se hai vinto dei premi o dei riconoscimenti, aggiungili ("Con un racconto sono stato finalista al premio X").
Altra cosa importante: meglio non auto-elogiarsi e meglio non cercare di darsi risposte positive da soli. "Il mio romanzo vi piacerà molto", "è la cosa migliore che io abbia scritto", o cose di questo tipo. Piuttosto, è meglio concludere con formule come: "Vi ringrazio per l'attenzione / per il tempo che vorrete dedicarmi / Sperando di aver suscitato la vostra curiosità...", eccetera.
Infine, non dimenticare di aggiungere i tuoi recapiti, e-mail e numero di cellulare, da inserire subito dopo la firma.

Scrivi la sinossi

Molti editori chiedono la sinossi, ma di che si tratta? 
La sinossi è un riassunto interessante della tua opera. Contiene la trama a grandi linee, dall'inizio alla fine, senza entrare troppo nel dettaglio, ma mettendo in evidenza ciò che c'è di più rilevante. Compreso, appunto, il finale.
Anche qui, ci sono alcuni accorgimenti. Meglio che sia proprio come un riassunto, cioè al tempo presente e in terza persona. ("
Se non è specificato quanto deve essere lunga, vale sempre la regola del "meno è meglio": non conviene scrivere più di una pagina.
personaggi vanno presentati in modo conciso ("Fra Cristoforo, uomo di saldi principi e di forte carattere, dedica la propria vita a difendere i deboli e gli oppressi").
La storia va raccontata non in ordine cronologico, ma nell'ordine in cui gli eventi si presentano al lettore. Questo perché l'editore deve, leggendo la sinossi, farsi un'idea di come la trama è sviluppata, di come sono distribuiti eventuali flashback, colpi di scena e rivelazione (introducendoli con frasi come "A questo punto si scopre che...", "Grazie a un flashback sulla sua esperienza nella Seconda Guerra Mondiale, emerge che...", "E in quel momento Darth Vader rivela a Luke di essere suo padre"). 
Insomma, ad esempio, una buona sinossi di un giallo permette all'editore di seguire passo dopo passo come l'autore ha costruito la trama, ha disseminato indizi e infine ha sbrogliato la matassa nella soluzione finale.



Hai fatto tutto.
E adesso?
Be', adesso dimenticati del tuo libro. Di nuovo.
E inizia a scriverne un altro.

sabato 31 marzo 2018

C'era una volta un viaggio


C'era una volta... un viaggio. 
Ora posso dirlo: la cosa migliore che la Signora dei gomitoli mi ha portato è stata viaggiare. 
Certo, con gli inconvenienti del mestiere.
Questa foto è stata scattata mercoledì sul treno da Bergamo a Milano, mentre ero diretta alla Bologna Children's Book Fair. 



Un attimo dopo, hanno annunciato che il treno era in ritardo, e ho perso quello per Bologna.


Succede.

Inconvenienti a parte, con questo libro sto girando l'Italia, soprattutto nelle scuole primarie, incontrando bambini e maestre. Ho trovato sorprese bellissime: alla fiera Tempo di Libri, di Milano, le classi mi hanno regalato le illustrazioni del loro libro; in una scuola di Bergamo una classe ha preparato una cartina con un filo rosso che collega le città raccontate... Che bello!

Ma soprattutto, ho ascoltato le domande dei bambini. Alcune sono bellissime, altre profonde, altre semplicemente buffe. Tutte interessanti. "Ti piace di più leggere o scrivere?", "Ma il sangue è rosso perché c'è dentro la vernice?", "Dove vanno a finire le storie dimenticate?", "La Signora dei Gomitoli esiste davvero?". "La Signora dei Gomitoli sei tu?". 

Mi piace perché mi sembra di recuperare l'esatto significato delle fiabe: creare storie per leggerle ad alta voce. E riderci su.

domenica 18 febbraio 2018

[Recensione]
Fiabe dritte per un mondo storto


Le fiabe sono solo per bambini?
Se, da piccoli, i racconti di fate ci hanno incantato, da adulti possiamo riscoprirli e magari lasciare che siano i bambini a leggerli per noi, e a insegnarci qualcosa.
Su questa idea si basa il libro di Rumi Nicola Crippa, Fiabe dritte per un mondo storto. 
Qui, a Vecchiasso abitano solo adulti pieni di problemi, rinchiusi nelle proprie solitudini e fragilità; e poi c'è un luogo, Puerino, che non è un paese per vecchi, ma è abitato solo da bambini, allegro e spensierato. 
Alice, adulta, va dai bambini con una domanda: come posso essere più felice?
I bambini rispondono raccontando fiabe.

Con uno stile delicato e giocoso, Nicola Crippa attinge dal repertorio favolistico per creare racconti che si discostano dalla fiaba tradizionale e hanno più livelli di lettura. La fantasia è il battito d'ali necessario a vedere le cose da un altro punto di vista, e forse Puerino e Vecchiasso non rappresentano due luoghi distinti, ma sono parti della stessa anima.

Questi racconti, naturalmente, non sono per bambini. Sono per adulti che "hanno il coraggio di guardarsi allo specchio", come dice l'autore.
Sono, insomma, fiabe per adulti che vogliono mettersi in gioco. 
Il gioco è la chiave. Il gioco è scoprirci di nuovo, giocando con noi stessi e con il nostro bambino interiore. Perché è a questo che servono le fiabe: ritrovare il nostro io bambino, che a volte lasciamo dimenticato in un bosco, quando potrebbe indicarci la strada.

Fiabe dritte per un mondo storto
di Rumi Nicola Crippa
Edizioni Leucotea
Illustrato da Giulia Diani
http://ruminicolacrippa.com/

martedì 5 dicembre 2017

Le domande dei bambini


In questo periodo sto viaggiando molto, portando La signora dei gomitoli nelle scuole, incontrando centinaia di bambini.
Le domande che loro mi fanno più spesso, quando hanno esaurito tutte le curiosità possibili e immaginabili sul libro, sono due: "Ma quanto sei alta?" e "Ce l'hai un bambino?". 
Mi ricordo una bimba in particolare che mi ha chiesto: "Hai dei figli?". 
E io: "Adesso no. Forse sì, un giorno..."
Lei ci riflette un attimo. Poi fa: "Domani?"

venerdì 24 novembre 2017

Una scribacchina su Rai 3


Accade che un giorno ti ritrovi a Milano, davanti a una casa con un orecchio, con una troupe della Rai che ti fa un'intervista per una trasmissione culturale, Petrarca, in onda ogni sabato su Rai 3.

Ci sarebbe tanto da dire. Da quando il libro è uscito, mi sento come la mia Signora dei gomitoli: sempre in viaggio di città in città, a raccontare fiabe. Sono stata nelle scuole di Milano, Bergamo, Venezia, Firenze, Lucca e Bologna a presentare il libro, e ovunque ho trovato bambini attenti e curiosi, che mi hanno riempito di domande. Dovrei, in effetti, scrivere un libro sulle loro domande, perché sono fenomenali, o sulle riflessioni che il mio libro suscita in loro (una cosa l'ho capita: ai bambini piace ciò che fa paura).

Ma ci sono così tante cose da dire che qui non ci stanno, dunque, ecco, ci tengo almeno a ringraziare la giornalista del TGR Vera Paggi e tutti coloro che hanno lavorato a questo bellissimo servizio, riuscendo a far sembrare un po' meno timida la sottoscritta. Sulla mia faccia invece - eh! - non c'è niente da fare.

Mi trovate qui a partire dal minuto 24:10:


Dalla vostra scribacchina vagante!

mercoledì 18 ottobre 2017

Scrivo fiabe perché ho paura


"Perché scrivi fiabe?"
Quando qualcuno me lo chiede, ripenso alle parole di Gilbert Keith Chesterton, scrittore e giornalista. Diceva:

“Le fiabe non raccontano che i draghi esistono: questo lo sappiamo già. Le fiabe raccontano che i draghi possono essere sconfitti”.

I draghi, ieri come oggi, sono le nostre paure. Paura di essere lasciati soli, di non essere amati, di non essere all’altezza della situazione, persino paura di morire. 

Nella Signora dei gomitoli, ogni fiaba prende spunto da qualcosa di reale per rappresentare un’emozione, un desiderio, un timore, che appartiene ai bambini ma anche agli adulti

Ed ecco che la forma ariosa e all’apparenza semplice della fiaba riesce a parlare alla parte più profonda di tutti, e a raccontare che possiamo sconfiggere il “drago” che più ci spaventa: quello che temiamo di essere.

Immagine di ShaynArt

lunedì 2 ottobre 2017

La signora dei gomitoli

Un giorno, una persona mi ha regalato un gomitolo.
Così mi sono messa in testa di fare una sciarpa.
Abitavo a Pavia e lì, dalle parti del duomo, c'è una signora che vende fili, tessuti, bottoni, sa lavorare a maglia e sa ridere molto spesso.
Io le ho chiesto: "Mi insegna a sferruzzare?". E lei: "Certo, quando vuoi". E ha riso.
Sono andata tutti i giorni da quella signora. Lei mi dava istruzioni, io tornavo a casa, lavoravo di sera, e il giorno dopo le portavo la sciarpa. Puntualmente, la signora mi faceva rifare tutto perché avevo sbagliato qualcosa. Aveva iniziato a chiamarmi "Penelope al contrario" perché intrecciavo di notte e rifacevo di giorno.
Ci ho messo un mese, ma ho finito la sciarpa. 
Poi ho scritto una fiaba, La signora dei gomitoli, che prima è stata pubblicata sul Corriere, e che è diventata un libro per Rizzoli, in uscita il 12 ottobre.

Resta solo da capire perché quella persona mi abbia regalato un gomitolo.


sabato 16 settembre 2017

Il collezionista di conchiglie
(Libri in un sorso)


"Lui se ne infatuò, alla sua maniera silenziosa."

Leggo romanzi sul tram, sull'autobus, mentre sono in fila in posta. 
Il ritmo della lettura è dato da quello della giornata.
Ma per i racconti è diverso. 
Aspetto di avere il momento per aprire il libro e leggere dall'inizio alla fine, 
in un unico sorso, 
come un caffè.


E voi? Conoscete questo libro?

Anthony Doerr
Il collezionista di conchiglie
Rizzoli, 2017
#LibriInUnSorso

lunedì 4 settembre 2017

Caos ordinario


Achille piè veloce scappa dalle attenzioni moleste di Madame Bovary. Anna Karenina racconta le sue pene a Elizabeth Benneth, che le sorride con un piglio ironico. I tre moschettieri sfidano a duello Dorian Gray, sotto lo sguardo tormentato di Lady Macbeth, che li osserva e si torce le mani. Ulisse si imbarca verso casa, mentre Margherita salta su una scopa e vola via, libera e nuda. Frankenstein, incompreso, mormora qualcosa a Zeno, che gli risponde: "La vita è una malattia", e si fuma una sigaretta.
Poi c'è Harry Potter che cerca di calmare l'Orlando furioso gridando un Petrificus totalus!; c'è Briony che cerca espiazione e c'è Long John Silver che corrompe Lucia Mondella, la quale adesso vuole diventare una piratessa, e al diavolo Renzo! 
In qualche angolo remoto, Adso si lamenta che tutti facciano del facile umorismo sulla pronuncia del suo nome; la Woolf smette di cucinare merluzzo e salsicce e va a bersi un whisky con Hemingway. 
In cima in cima, Marco Polo osserva quell'intrico di città invisibili e Sandokan urla a tutti quanti: "La tempesta o io! Chi di noi è il più tremendo?"
Infine Peter Pan prende per mano Arturo e lo riporta alla sua isola, dove Nunziatina non ha mai smesso di aspettarlo.

Un giorno riordinerò la mia libreria, separando con perizia gli autori e mettendo le opere in ordine alfabetico, di modo che la smettano di chiacchierare tra di loro.
Ma quel giorno continua a essere lontano.

sabato 26 agosto 2017

Perché (e quando) leggere i classici


Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
- Italo Calvino

Qual è il modo giusto per parlare di classici? 
Sono certa di una cosa: niente fa sembrare poco attraente un libro quanto la percezione che leggerlo sia obbligatorio

Quando avevo 12 anni e divoravo i romanzi di avventura di Manfredi, mio padre mi ha detto: "Sei grande: basta libri per ragazzi. Leggi i classici". E mi ha indicato la sua libreria. La Grande Libreria. Ma non era ancora il momento. 

Ho iniziato molto più tardi, attorno ai 17 anni, quando mi è saltato un grillo in testa e ho pensato: voglio leggere tutti i libri di cui ho sempre sentito parlare ma che non ho mai aperto. E l'ho fatto come lo può fare un'adolescente: in maniera disordinata e voracissima. 
Ho preso d'assalto, nell'ordine, Frankenstein, Madame Bovary e Le tigri di Mompracem. Poi ho cominciato a darmi una regolata e a scegliere con criterio, a seconda delle necessità, dell'umore, del tempo a mia disposizione, passando dall'Iliade ai Tre moschettieri, dall'ironia di Calvino all'intensità di Elsa Morante al felice sogno tumultuoso di Virginia Woolf

Qui si torna al motivo per cui si legge, che nel mio caso non è uno: sono molti. 
A volte leggo per bisogno di evasione, a volte per amore dello stile o della trama. A volte voglio partire per l'Isola del tesoro e altre ho un disperato bisogno di Tolstoj. 
Ma soprattutto, leggo perché leggere è divertente. 

In conclusione, credo che sia utile avere qualcuno che indichi la Grande Libreria, ma che sia importante lasciare che i lettori ci si avvicinino da soli. Altrimenti non c'è divertimento, solo noia e imposizione. Che è poi il motivo per cui io, come tanti ragazzi, mi sono riletta i Promessi sposi dopo il liceo, quando non erano più obbligatori. 

Insomma, se alcuni giovani scrittori non hanno mai letto Proust, non è detto che non lo leggeranno mai, semplicemente perché finora hanno letto ciò di cui avevano più bisogno. E non è stato tempo perduto.

martedì 15 agosto 2017

Mirtillo Malcontento


C’erano una volta un vecchio signore e una vecchia signora che vivevano in una grande casa di legno vicino a un bosco, circondati da un bel campo di mirtilli.
Un giorno una piantina, al posto di un mirtillo, fece un bambino. Era un bimbo tutto blu, con una bella faccia tonda. 
I due vecchietti furono sorpresi, ma capirono che la cosa aveva perfettamente senso. Lo chiamarono Mirtillo, che era un nome parimenti sensato. 
Mirtillo cresceva, ma stava scomodo. I suoi fratelli erano quieti. A lui invece non bastava la carezza della pioggia, ma voleva correre e ballare sotto l’acqua, libero da ogni radice...

La mia favola oggi sul Corriere della Sera di Bergamo.
La trovate completa sul sito del CorriereIl viaggio di Mirtillo

Foto (c) Andrea Pontiggia
Buon Ferragosto!

lunedì 31 luglio 2017

Gisella, ti presento Harry


Il 31 luglio è il compleanno di Harry Potter. 
Noi che siamo cresciuti con il maghetto con gli occhiali, non ci dimentichiamo mai questa data e io ho una persona a cui mando sempre un sms: mia madre
È stata lei a presentarmi Harry.

Avevo circa otto anni. Lo so: ci sono bambini che a quell'età leggono Il Signore degli Anelli, ma io, da sola, mi immergevo solamente nelle fiabe di un grande libro azzurro, e nei Piccoli brividi. Per le letture più complesse, c'era mia madre. Ad alta voce, ha declamato libri interi a me e a mia sorella. Era una straordinaria narratrice. Sapeva fare le voci dei personaggi e le giuste pause, sapeva commentare la storia senza spiegarla troppo, lasciandoci libere di capire. 
Mi sono rimasti impressi soprattutto Pinocchio e La collina dei conigli. Del primo ricordo la voce sicura che lei faceva quando Pinocchio gridava al Grillo: "Voglio andare avanti!", e la vocetta viscida e antipatica del Grillo che rispondeva: "La strada è pericolosa...". Del secondo ricordo che mi ha spaventato: era un libro violento, oscuro e bellissimo. O almeno così mi sembrava.

Poi è arrivato Harry Potter, che per me ha segnato la svolta. Appena ho finito di ascoltarlo da mia madre, l'ho riletto da sola. Poi ho aperto le porte della Camera dei segreti, e via via sono entrata a far parte di quelli che aspettavano un volume dopo l'altro, anno dopo anno. 

Tutto questo per dire grazie a mia madre. È a lei che ogni anno, il 31 luglio, scrivo: "Auguri Harry!". Perché lei mi ha trasmesso la passione per la lettura.