mercoledì 14 giugno 2017

Tre ragazzi, mille chilometri in bici, e una scribacchina


È andata più o meno così.
Ho intervistato, per il Corriere, tre ragazzi che domenica partiranno per un viaggio. Faranno mille chilometri in bicicletta, in dieci tappe, da Bergamo ad Alberobello, per un progetto in cui credono.
Dopo l'intervista al telefono, li ho incontrati di persona. 
Ho detto: "Io scrivo libri".
E loro: "Vieni con noi. Scrivi un libro su di noi."
Così domenica parto anche io.

Se volete saperne di più, seguite il filo verde...


THE GREEN WIRE - IL FILO VERDE
Tre ragazzi, tre biciclette e 1000 km: un viaggio in bicicletta alla scoperta del "BIO", dal 18 al 30 giugno.
Nascerà un documentario per parlare di cibo, agricoltura biologica, giovani. E viaggi.
P.S.: so che mi stavate già immaginando in bicicletta, 
ma sappiate che la pigra cronista seguirà i tre baldi moschettieri in macchina, 
con il resto della troupe del documentario.


martedì 6 giugno 2017

[Recensione] Nel guscio

Essere o non essere. Qui il problema è letterale. 
Il protagonista del nuovo romanzo di Ian McEwan è un Amleto a testa in giù, sospeso tra nascere e non nascere. Un feto che assiste a un delitto: il "guscio" è il ventre di sua madre, Trudy, che uccide il marito con la complicità dell'amante, Claude. 

Non conosciamo il suo nome, ma ne assaporiamo l'ironia. Questo nascituro - con grande divertimento dell'autore - si sente già vivo e vissuto e disquisisce di vini e di filosofia. Oscilla tra l'odio per la madre, l'attaccamento edipico e una tenero senso di protezione. Ma proteggere chi? Un'assassina?

Le pagine scorrono e le domande si moltiplicano. Claude è uno sciocco o un genio? Trudy è vittima o carnefice? John, il marito assassinato, è un romantico ingenuo o un disilluso venditore di sogni?

E ancora, che cosa c'è al di fuori di questo guscio di noce? Per chi non è ancora nato ma esiste solo nel grembo materno, nascere è una piccola morte, e la vita non sembra più reale di un sogno.

Infatti, il nostro Amleto scopre il mondo esterno grazie alla radio, che ascolta tutto il giorno. Alla radio si informa sui fatti mondiali, dai discorsi di Trudy e Claude capisce ciò che sta per accadere. Ed è questo il centro del suo dramma: fare o non fare? La proverbiale impotenza di Amleto qui è letterale: ripiegato su se stesso, prigioniero della propria condizione, non può agire. Non può fermare l'omicidio di suo padre, né vendicarsi. Come nel dramma shakespeariano, è protagonista e spettatore immobile.

Alessandro Preziosi in Amleto
Ascolta e immagina. E la sua forza sta nella sua immaginazione, la risposta al dubbio amletico sta nella profondità delle sue domande. Perché, sa se la possibilità di fare è ridotta, la fantasia non ha limiti. 
E allo stesso modo, mentre si rinchiude in un guscio di noce, McEwan sa essere il re, ironico e dissacrante, di uno spazio infinito.


lunedì 29 maggio 2017

La bambina che legge 451 libri all'anno


Leggiamo per divertimento, per necessità, per bisogno di evasione o per ritrovarci nelle parole di qualcun altro. Leggiamo perché ci piace. E a qualcuno piace tanto, tantissimo.

Stella Fornoni
Ad Ardesio, in provincia di Bergamo, c'è una bambina che prende così tanti libri che va in biblioteca con la valigia. Si chiama Stella Fornoni, ha 9 anni e nel 2016 ha preso in prestito 451 volumi

L'ho intervistata per il "Corriere della Sera", ed è stata una delle chiacchierate più divertenti che io abbia fatto per il giornale. Al telefono, Stella risponde con entusiasmo e precisione.

«Mi piacciono soprattutto le storie fantastiche - dice Stella -. Ad esempio, i viaggi di Geronimo Stilton nel Regno della Fantasia. E poi tutta la collezione delle Tea Sisters. E le Winx! Ho visto i cartoni e ho scoperto i libri, come Il compleanno di Stella. Lei è la mia preferita, e si chiama come me». E continua: «Ed è bellissima la serie delle Cipolline». Si tratta di Gol!, di Luigi Garlando.

«Abbiamo la biblioteca a 50 metri da casa e ci andiamo 2 o 3 volte alla settimana - racconta la mamma -. Così si è appassionata alla lettura. Quando era più piccola, glieli leggevamo io e mio marito. Ora va avanti da sola». La bambina cita altre serie, da Giulio Coniglio, di Nicoletta Costa, alla Mucca Moka, di Agostino Traini, fino ai classici di Walt Disney. Legge, tra gli altri, alcuni volumi singoli. «Ma una volta ne ho preso uno che si intitola "La stella di Esther", pensando fosse una storia di magia - dice -. Ma mi ha spaventato!». Parla infatti di una ragazza ebrea in Germania al tempo delle persecuzioni naziste. 

Gol!, di Luigi Garlando
Se chiedi a Stella che libri non le sono piaciuti, risponde senza esitare: «Agatha Cristie! Li ha letti mio fratello». «Sì, quando ero in terza elementare», fa eco Mattia, che ora ha 14 anni ed è amante delle storie di John Grisham e Clive Cussler. «Ne leggo uno alla settimana. D'estate di più», specifica. Thriller, horror, avventura piacciono anche a papà Pietro, mentre mamma Stefania apprezza soprattutto Tracy Chevalier. 

Stella è la più giovane ad aver letto tanti libri con la sua tessera personale. Ma prima di lei, nella classifica dei lettori forti della Bergamasca rientra anche Anna Maria Maffeis. Con la sua scheda ha preso 597 libri nel 2016 e, con il marito Mario Cesari, li ha letti ai loro figli Lucia (10 anni), Benedetta (8) e Damiano (5). 

«Leggiamo insieme - racconta Anna Maria -. Quando il più piccolo sceglie quelli che gli piacciono, le sorelle restano comunque ad ascoltare, e viceversa. Anche se a volte Damiano parte con il suo libro alla ricerca del papà», sorride. E continua:
«La passione per la lettura è contagiosa. Tutti i bambini possono amarla, se hanno qualcuno che mostra loro quanto è divertente leggere. Per questo, la biblioteca di Treviolo organizza molte iniziative con il Comune e le scuole. Ad esempio, Benedetta è andata lì con la sua classe e alcuni bambini non ci erano mai stati prima».

«A me piace Agatha Mistery - dice Lucia -. No, non è Agatha Cristie. È un'investigatrice che ha 12 anni ed è molto intelligente».
Benedetta adora invece Il club delle baby sitter. E Damiano non ha dubbi. Il castello di Zampaciccia Zanzamiao pare che sia un capolavoro.

Agatha Mistery, di Sir Steve Stevenson

martedì 16 maggio 2017

Cosa è meglio NON fare quando pubblichi un libro (Galateo dello scrittore emergente)


Ieri era il compleanno del mio primo romanzo. 
Per festeggiarlo, torno con una puntata del Galateo dello scrittore emergente. Perché, naturalmente, il giorno della pubblicazione dell'Angelo, ho fatto tutto ciò che segue.



1) Fotografia assumendo un'espressione pensosa.
Chiaro. Tu che fino al giorno prima riempivi Facebook e Instagram di smorfie improbabili, selfie a boccuccia di rosa e risate sguaiate con gli amici, ti ritrovi a guardare intensamente la fotocamera sperando che ricambi lo sguardo.

2) Ricerca ossessiva in libreria.
Una cosa che tutti sanno: quando esce un libro, l'autore passerà in libreria a controllare che ci sia davvero. C'è? Siamo sicuri? Non è che c'è stato un problema con la distribuzione, la motorizzazione, la dizione?
Una cosa che nessuno sa: quando è uscito il mio libro, sono entrata in libreria una volta. Uh! Il libro c'era. Accidenti, sì: era sullo scaffale. Oh, accidenti. E c'erano due ragazze lì davanti, che si stavano dando dei consigli di lettura. Una diceva all'altra: "Sai, dovresti provare la saga di Fallen". L'altra elencava titoli su titoli. Appena sono state zitte, io ho detto in un'unica parola: "doveteprovarealeggerequestoèpropriocarinolhoscrittoio". E sono scappata vergognandomi come Snoopy che riceve una lettera di rifiuto.
Non l'ho fatto più, giuro.

3) Spam come se non ci fosse un domani.
Tutti devono sapere che hai scritto un libro, giusto? Sarà meglio scriverlo su Facebook con un post approfondito. E poi ribadirlo. Creare una pagina. Invitare tutti i tuoi contatti. Attendere 30 secondi. 29. 28. 27... Scrivere un altro post dichiarando che probabilmente sarai compreso solo dai posteri.
(Scherzo: questo non l'ho fatto. Ma solo perché mi stavo ancora nascondendo dalle due ragazzine della libreria).

4) Copia-e-incolla selvaggio del link alla pagina del romanzo.
Facendo esattamente così:

Ok, torniamo seri, anche solo per qualche riga.
Vorrei dire grazie a voi che avete letto il mio libro. E vorrei anche dire grazie al mio libro che, in questi primi quattro anni di vita, mi ha permesso di conoscere persone straordinarie. Che spero di vedere tutte sabato, al Salone del Libro di Torino!

p.s.: per chi se la fosse persa, la prima puntata è qui: Galateo dello scrittore emergente: 5 comportamenti da evitare
A rileggerci,
Gisella

martedì 18 aprile 2017

La seconda volta non si scorda mai


La prima volta era sotto Natale. Il mio editore ha un certo senso dell'umorismo, perché è appena passata Pasqua, ed eccoci qua. Si può dire, adesso. Ho firmato il contratto per il secondo libro. Uscirà in autunno. Sempre per Rizzoli.

Sono passati quattro anni dal primo.
Il romanzo dell'angelo ha significato molte cose per me. Soprattutto incontri. In questi anni ho conosciuto lettori e scrittori che mi hanno seguito fino a qui, tra amicizie su Facebook, su Blogger, e fuori, nonostante la mia timidezza cronica da social network e la mia somma abilità, di persona, nel dire la cosa sbagliata nel momento sbagliatissimo.
Vi ringrazio per esserci stati, per esserci ancora.
Ma prima di lanciarci sul nuovo, stasera alle 20.45 allo Spazio Polaresco, a Bergamo, facciamo una chiacchierata sul romanzo passato. Con me ci sarà l'amico e poeta Nicola Rumi Crippa.

venerdì 30 dicembre 2016

Fiaba d'inverno


Scrivere fiabe è un modo per riordinare la realtà.
Perché le fiabe non insegnano che esistono i mostri. Le fiabe insegnano che i mostri possono essere sconfitti.
Il mostro peggiore, quello di cui abbiamo più paura, è il mostro che noi temiamo di avere dentro.

Così nasce La luna, lo spazzacamino, e quel bambino di fumo chiamato Dodò, una fiaba pubblicata a Natale sul "Corriere della Sera".
Ve la lascio qui, dedicandola a tutti coloro che hanno un Dodò, ma nessuno che sa vederlo.

"Accade che una sera, quando Aldo scese da una canna fumaria, apparve accanto a lui un bambino di fumo. Questo strano bimbo non era sporco. Era proprio fatto di fumo nerissimo e inafferrabile. Aldo protese le mani per toccarlo e il fumo si disperse nell'aria."

Leggi la fiaba qui: La luna e lo spazzacamino

mercoledì 16 novembre 2016

Leggevo, leggo, leggerò #3

Chi mi conosce sa che soffro di schizofrenia letteraria. Leggo di tutto, a seconda dell'umore o della necessità. Leggo per distrarmi, per divertirmi, per capire, per ritrovare qualcosa che avevo perso.
Capita spesso che nello stesso mese si alternino fiabe, classici di qualsiasi epoca, chick-lit, fantasy, saggi, bestseller internazionali o volumi meno sconosciuti.

Ecco i tre LLL della settimana.

Leggevo
Omero, Iliade

Quando ho compiuto sedici anni mi sono detta: leggerò tutti i libri di cui ho sempre sentito parlare ma che non ho mai aperto. Da allora divoro classici. L'Iliade, il libro-culla della nostra letteratura, non si era mai posata sul mio scaffale. L'ho fatto ora, amando la bellissima traduzione di Maria Grazia Ciani come potrei amare un uomo.
Sono note le parole di Ettore ad Andromaca, la  furia di Achille contro Ettore, la commozione di Achille di fronte a Priamo. Ma quanto sono belli anche alcuni brani meno conosciuti! Diomede che in battaglia ferisce Ares, il dio della guerra in persona! Paride che da Afrodite viene sottratto alla morte e, salvo e al sicuro, viene colto dal desiderio più naturale del mondo: fare l'amore con Elena. Elena, tragica figura inascoltata. Achille, malinconico e furioso, implacabile e consapevole del proprio destino.
Ecco, ora che ne parlo, mi viene voglia di rileggerla.

Leggo
Alessandro Piperno, Inseparabili

Mi vergogno un po' a dirlo, ma non avevo mai letto nulla di Piperno. Lo conosco solo per gli articoli che scrive per la "Lettura" del "Corriere della Sera". E che, manco a dirlo, sono pieni di quel misto di ironia e spessore che mi tiene inchiodata alla pagina.
Altra confessione: Gli Inseparabili, inizialmente, mi ha infastidito. Abituata all'umorismo più sottile ed equilibrato degli articoli, il romanzo mi sembrava alla ricerca della risata grossolana.
Poi mi ha catturato la capacità di Piperno di creare personaggi schizofrenici, drammatici, esilaranti e al tempo stesso coerenti. Le dinamiche di coppia sono insieme assurde e reali. Il ritmo incalza. Voglio sapere come va avanti.

Leggerò
Sul mio comodino si affollano libri che voglio leggere da una vita, e volumi che ho appena scoperto e mi hanno subito incuriosito. Tra questi, Vietato leggere all'inferno, di Roberto Gerilli. Conosciuto perché conosco la casa editrice, Speechless. Parla di un mondo dove la lettura è illegale. Se mi ci trovassi, sarei nei guai. 
Seguirà Elvira Serra: direi che è ora di lasciarmi trasportare dal vento.
E poi, visto che ultimamente mi sono appassionata alla psicologia e al tempo stesso all'Iliade, direi che potrebbe essere una bella trovata godermi l'Odissea e subito dopo Il complesso di Telemaco, di Massimo Recalcati, un saggio sul nostro tempo è sul nostro sentirci orfani di un padre (principio regolatore del cosmo) che non torna a darci una regolata.
E La dama e l'unicorno? L'ho trovato al Libraccio scontato del 50% e non ho saputo resistere.
Insomma, la mia lista è sempre difficile da smaltire.


E voi? Quali di questi libri conoscete? 
Cosa state leggendo in questo periodo?

mercoledì 28 settembre 2016

Una scrivania per uno scrittore


Io alla scrivania sulla mia terrazza
Per lavoro sono spesso fuori casa. Ho sempre con me l'iPad per buttare giù idee, bozze, articoli o racconti. Di solito scrivo sul pullman o in un bar, in treno o in un parco. Ma uno dei miei luoghi preferiti resta il terrazzo di casa mia.

Abito in un piccolo paese in provincia di Bergamo. Piccolo davvero, e in mezzo ai monti. Per dire, la sera c'è un unico locale aperto carino e attualmente è frequentato da ragazzini che hanno dieci anni in meno di me.
Però. Però la vista dalla mia terrazza resta uno dei panorami più belli da guardare tra una frase e l'altra.

Ci sono i monti lontano. È ancora presto perché si tingano di neve, ma posso già sentirla cadere. Il freddo che arriva mentre le giornate si accorciano. Vicino, le foglie del mio acero. Che non è la leopardiana siepe, ma penso che sia l'acero, in realtà, a ispirare le mie fiabe, perché con i suoi rami impedisce in parte la vista dei monti. E l'ispirazione, lo sapete, nasce da quel che non si può vedere.


E voi, dove scrivete? Aspetto le foto o le descrizioni delle nostre #scrivaniedascrittori!

mercoledì 21 settembre 2016

Il tempo per scrivere


Fare la giornalista significa viaggiare, osservare, scrivere. Come tutti i freelance, quando non sto lavorando ho la sensazione di sprecare tempo. C’è sempre qualcosa da vedere e annotare, c’è sempre un appunto da prendere per trasformarlo in un’idea per un articolo o un racconto.
Ma il tempo di cui si nutrono i racconti è il tempo dell’attesa.

Una volta mio padre mi ha chiesto: “Come fai a farti venire in mente una storia?”
Ho risposto: “Ci penso.”
Ma forse la risposta più onesta è: “Non ci penso affatto.”

Le storie (o almeno quelle di cui sono più soddisfatta) si formano nella pausa tra una lettura e l’altra. Tra una chiacchierata con un amico e un giro in centro per prendere un gelato e ascoltare le paure di un’amica.


Si può scrivere in viaggio. Adoro farlo. Ovunque io vada, ho sempre con me l’iPad e un bloc notes. L’inizio di questo post è stato scritto in autostrada, mentre un amico era alla guida e fuori diluviava. Ma la fine la sto scrivendo ora, a casa, quando della pioggia c’è solo il ricordo, la sua bellezza è già sfuggita.

L'immagine è tratta da L'estroverso

giovedì 8 settembre 2016

Buoni propositi per la fine dell'anno


Ok, i buoni propositi si fanno per l'anno nuovo. Ma forse nel mio caso è meglio iniziare ora.
Settembre per molti è già sinonimo di inizio: si rientra dalle vacanze e ci si rimette al lavoro, o si va a scuola o all'università.
Mi sembra un buon momento per fare il punto. Anzi, per farne tre.

1. Gisella, finisci di scrivere quel dannato libro
Niente è più difficile che scrivere la fine di un romanzo. Mancano poche pagine al mio nuovo progetto, e sono bloccata da una settimana. Questo accade perché la Gisella-scribacchina è fatta da tante Giselle. Quella che butta giù di getto e poi cancella tutto. Quella che scrive lentamente, con pensosa seriosità, e poi cancella tutto. Quella che, se scrive una frase di 100 parole, ne cambia 90. Quella che scrive un racconto con felicità e linearità, senza sbavature né ripensamenti. Ma questo accade una volta all'anno.


2. Aggiorna il blog
Quest'anno, tra la fine dell'università e il lavoro da giornalista, il blog è rimasto abbandonato alla più totale incuria. Ma (vedrete) da oggi lo aggiornerò più volte alla settimana. Diario di una scribacchina è come una casa: sono stata lontana troppo tempo, ma ora che sono tornata non voglio più stare via così a lungo.

3. A proposito, trova una casa
Ho finito l'università. Sto lavorando. Vorrei andare a vivere da sola o con dei coinquilini. Insomma, dopo aver vissuto a Pavia e a Stoccolma, il mio piccolo paese in provincia di Bergamo comincia a starmi stretto.
Certo, il Buon Proposito c'è. Ma sarà meglio fare due calcoli.

lunedì 5 settembre 2016

Leggevo, leggo, leggerò #2


Chi mi conosce sa che soffro di schizofrenia letteraria. Leggo di tutto, a seconda dell'umore o della necessità. Leggo per distrarmi, per divertirmi, per capire, per ritrovare qualcosa che avevo perso.

Capita spesso che nello stesso mese si alternino fiabe, classici di qualsiasi epoca, chick-lit, fantasy, saggi, bestseller internazionali o volumi meno sconosciuti.

Ecco i tre LLL della settimana.

Leggevo Ascolta il mio cuore, leggo Il processo e leggerò un inedito



Leggevo
Bianca Pitzorno, Ascolta il mio cuore, (Mondadori)
Rileggere un libro amato da bambina con la consapevolezza dell’adulta e lo stesso incanto. I libri di Bianca Pitzorno, come ogni classico, sono una delizia da riprendere in mano a tutte le età.

Leggo
Franz Kafka, Il processo, (Feltrinelli)
Straniante, ironico, cupo. Geniale.

Leggerò
Il libro scritto da una mia cara amica malvagia, che mi ha passato il suo romanzo inedito, ma deve ancora finire gli ultimi capitoli. So già che soffrirò aspettando la conclusione.

E voi? Quali di questi libri conoscete? 
Cosa state leggendo in questo periodo?


mercoledì 31 agosto 2016

I libri che amavo quando ero bambina



Solo una cosa mi piace più della lettura: la rilettura. 

Questa settimana ho ripensato ai romanzi che amavo di più quando ero bambina.
Eccoli qui.

Adoravo i libri di Bianca Pitzorno, soprattutto Ascolta il mio cuore e L'incredibile storia di Lavinia. Non ho la mia copia personale perché me li passava la mia migliore amica di allora, che si chiamava proprio Lavinia.
In Ascolta il mio cuore la protagonista è una bambina aspirante scrittrice che scriveva di getto. Io ero una bambina aspirante scrittrice che scriveva di getto. Potevo dunque essere più affascinata di così?
Sì, direi, perché nell'Incredibile storia di Lavinia, la protagonista aveva un anello magico capace di tramutare qualsiasi cosa in cacca.
Un potere estremamente attraente.

Andavo matta anche per la collana dei Piccoli brividi.
Me li aveva fatti scoprire il mio compagno di classe Tiziano, che a sette anni era già un mangialibri.
Ricordo che, a furia di leggere Piccoli brividi, che erano scritti in prima persona, avevo iniziato a pensare in prima persona. E al passato remoto. Andavo a scuola e in testa avevo qualcosa di simile a:
"Ed ecco che svoltai l'angolo e l'autobus mi attendeva, una macchia colorata nella nebbia mattutina".
Da brivido.

E poi naturalmente c'erano le fiabe.
Mio padre, appena sono nata, mi ha regalato quattro libri enormi, ricoperti di tela azzurra, dal titolo Tutte le fiabe. Erano di quando lui era bambino, sono stati il primo regalo che ha ricevuto e che poi ha donato a me. Su quelli ho imparato a leggere. Era bellissimo tenerli spalancati sul letto. Mi piaceva il loro peso e la bellezza delle loro figure. Mi piaceva passarci le ore a contemplare ogni storia e ad amare le immagini. Ricordo le mie preferite di allora, che stranamente sono quasi tutte di Andersen: L'usignolo, che era la prima del Volume 1. Il compagno di viaggio, così macabra, violenta, misteriosa. E Barbablù, il terrore di ogni bambina.

E voi? Quali romanzi avete letto e amato da bambini?
Li leggereste ora?



lunedì 22 agosto 2016

L'ispirazione dorme sulle ciabatte


Passare mesi con un romanzo immobile, che non va avanti. E poi, dal nulla, scrivere una pagina, due, tre, di getto, senza pensare.

Nell'ultimo anno è successo di tutto. Nell'ordine, sono stata in Erasmus a Stoccolma, sono tornata a Bergamo, ho iniziato a collaborare con il "Corriere della Sera" della mia città, mi sono laureata.

L'ultima cosa che è successa è Argo. Un cucciolo di labrador chocolate che passa dall'iperattività alla catalessi nel tempo di una scodinzolata. Appena arrivato in casa, ha conquistato tutti (tranne la gatta, Mira, che lo fissa con un misto di diffidenza e sdegno).

Quando sono in casa, dopo aver giocato, Argo si accoccola ai miei piedi. Sopra i miei piedi.
Gli piace dormire sulle ciabatte mentre scrivo.
Forse sono i suoi sogni a cullare la mia ispirazione, a restituirmela rinnovata e morbida.


martedì 31 maggio 2016

Matteo Bussola
Diario di una paternità poetica


«Di lavoro faccio il padre. Di professione disegno i fumetti. Per passione, scrivo».

Comincia così Notti in bianco, baci a colazione (Einaudi). Il primo libro di Matteo Bussola è il diario di una paternità. La sua, poetica e totalizzante.

Bussola, fumettista per la Sergio Bonelli, lavora in casa. Si occupa delle figlie insieme alla compagna Paola, tra giochi, pappe, spesa, compiti. Lei è scrittrice, lui ha cominciato a scrivere per gioco, raccontando su Facebook, giorno dopo giorno, momenti della vita in famiglia

C'è la figlia maggiore, Virginia, sempre con le cuffiette dell'iPod nelle orecchie. C'è la piccola Ginevra con le sue grandi domande. C'è Melania e il suo linguaggio fatto solo di vocali. E c'è l'amore per Paola, da tenere insieme con un elastico per capelli. Sullo sfondo, cassiere che leggono Bukowski, cani insopportabili e buffi, belle signore che nascondono un triste fondo di razzismo. E tanto altro.

Gli status su Facebook in pochi mesi diventano virali. Apprezzati e condivisi, ottengono centinaia e poi migliaia di like. Soprattutto signore, ma anche uomini, che creano attorno a quei post una comunità di affezionati lettori che continua a crescere.

Matteo Bussola
Piace a tutti quest'uomo che rifiuta di essere un padre assente per farsi osservatore delle tre vite che culla. 
Piace perché nelle sue parole ci sono cose vere, nulla è inventato? 
Non solo. 
Ciò che più colpisce non è la figura di padre autorevole e non autoritario, che è sempre più diffusa. Non è la condivisione del privato, che è il principio su cui si basano tutti gli utenti di Facebook e non basta per distinguersi. 
Ciò che affascina è la delicata precisione con cui Bussola sa raccontare qualsiasi cosa. C'è, nel suo modo di scrivere, una poesia che trasforma gli status su Facebook in momenti di universale quotidianità. Una cura delle parole che rende prezioso l'attimo più comune e riempie tutto di una bellezza sospesa. Persino le notti insonni. Persino le incertezze e la paura di essere inadeguato a questo nuovo ruolo di padre, diverso dallo stereotipo tradizionale. 

Si resta così incantati dal racconto intimo e ironico di una paternità vissuta «tra la responsabilità e l'abbandono», «tra la forza e la tenerezza», come si legge nel libro del fumettista-padre-scrittore. Lui che sa scoprire,

«i privilegi degli uomini quando hanno a che fare con la propria maternità. Stringere un pianto al proprio petto, ascoltarlo andarsene ed essere sostituito da un sonno prima irrequieto e poi profondo. Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso».


venerdì 29 gennaio 2016

Le principesse disney parlano di meno? Per fortuna!



Le principesse disney parlano meno dei loro colleghi maschi.
E' quanto emerge da unouno studio delle linguiste Carmen Fought del Pitzer College e Karen Eisenhauer della North Carolina State University sui personaggi femminili dei film di animazione firmati Disney.

Ma è un male?
Trovo invece che sia un dato positivo.

Infatti, nei cartoni animati del passato, Biancaneve, Cenerentola e Aurora sono in scena con gli animaletti del bosco o con i topolini; i loro principi arrivano alla fine solo per dare un bacio o poco più. I principi, insomma, nel passato, erano il "premio finale" delle principesse che, con la sola presenza, garantivano alla fanciulla di accedere a uno stile di vita superiore.

Belle
Invece, nei cartoni moderni, i principi hanno acquisito lo status di personaggio vero e proprio. Non c'è più l'idea che la protagonista sia una fanciulla da salvare e il principe sia il simbolo della sua salvezza, ma entrambi, uomo e donna, devono compiere un percorso di formazione prima di potersi amare. Anzi, in alcuni casi, è l'uomo a dover imparare qualcosa, mentre la donna è già matura e consapevole di sé.
Osserviamo gli esempi.

La Bella e la Bestia

Belle parla meno della Bestia, ma il motivo è semplice: come avevo già scritto qui (Pensieri su La Bella e la Bestia) non è Belle la protagonista, ma è la Bestia. Come si fa a dirlo? E' la Bestia che deve imparare ad amare, che compie un'evoluzione psicologica e alla fine si trasforma in principe. Non è l'amore di Belle a salvarlo: è la Bestia che salva se stesso quando capisce che può farlo.

Jasmine
Aladdin

Anche qui lo stesso discorso. Jasmine parla meno di Aladdin perché è Aladdin il protagonista: Jasmine, all'inizio della storia, è già una donna forte, indipendente e con le idee molto chiare su che cosa vuole e che cosa non vuole dalla vita.
Aladdin, al contrario, deve ancora trovare la propria identità. Per questo il nostro ladruncolo parla di più della sua principessa.

Rapunzel

Questa è la mia favola preferita, come sapete (e se non lo sapete, leggete Pensieri su Rapunzel), anche perché Flynn e Rapunzel compiono un percorso di formazione insieme prima di potersi amare: lei impara a muoversi nel mondo; lui a fidarsi di qualcuno al punto da sacrificare la propria vita.
La stessa cosa succederà, anche se realizzata in maniera non altrettanto efficace, per Anna e Kristoff di Frozen.

Insomma, che le principesse parlino tanto quanto i principi indica un'evoluzione positiva dei personaggi: significa che la donna è alla pari dell'uomo.

"Evviva!"