domenica 16 settembre 2018

Storia di un errore
(Il primo giorno di scuola)

C’era una volta un errore. Naturalmente, era nato per sbaglio. Un bimbo distratto scrisse: «Mi chiamo Arturo e o otto anni». E si raccontò, dettaglio per dettaglio, senza inganni.
Poi l’intervallo suonò e il bambino corse fuori a giocare. Si dimenticò di aggiungere l’acca. Così nacque l’errore.
Quella «O» solitaria aveva appena aperto il suo occhio tondo, quando, sul banco, scoppiò il finimondo.
«Che tragedia!» si lamentava il quaderno. «E adesso, chi rimedia?»
«Non puoi prendertela con me», borbottò la biro blu. «Io sto tutto il giorno a correr su e giù, e a destra e a sinistra. E tutti i quadretti: che mal di testa! Non posso anche correggere gli errori dei bambini! Ma tu, piccola “O”, senza la tua acca, che combini?»
La «O», sola su quel quaderno, si sentiva come un fiore d’inverno.
«E se la maestra vede l’errore?» domandò un righello, un tipo preciso, ma senza cervello.
«Disonore! Disonore!», continuò il quaderno.
«Io ve l’avevo detto, signori e signore», soggiunse la matita, con aria stizzita. «Avreste dovuto affidarvi al mio sapere. Ma ora quel che è fatto non si può disfare.»
La gomma, di carattere morbido ma timido, stette zitta. Il temperino spuntò dall’astuccio e aggiunse con tono affilato e aria afflitta: «Questa sì che è una sciagura. Qui non resta che la bocciatura!»
Di fronte a questa protesta unanime, la povera «O» scoppiò in lacrime. «Rattristarvi io non voglio... Ma la colpa non è mia. Sono qui, sola, su questo foglio, senza un’acca a farmi compagnia.»
Per nulla stanchi, tutti gli oggetti esclamarono: «Deve andare via!»
In quel momento, l’intervallo finì e i bambini tornarono sui banchi. Anche Arturo, a passo deciso, consegnò il tema, errore compreso.
Il giorno dopo, sotto quello sbaglio indifeso, il bimbo trovò un segno rosso acceso. Ma la maestra scrisse, gentile: «Quando la “o” significa “o questo o quello”, l’acca non ci va. Ma se “o” sta per “io ho, tu hai, egli ha”, l’acca sempre accompagnarla dovrà.»
Arturo capì e corresse l’errore. E davanti alla «O», senza indugio, aggiunse una bella «H» a farle da rifugio. Non più da sola, la «O» non pianse più, e su quel foglio rimase sempre con l’acca, scritta in blu.
Buon anno scolastico a tutti, bimbi tristi e bimbi lieti.
A volte, quando ci sentiamo sbagliati, siamo solo incompleti.


Gisella Laterza ©
Pubblicata originariamente su Corriere della Sera (Bergamo) 

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