venerdì 30 dicembre 2016

Fiaba d'inverno


Scrivere fiabe è un modo per riordinare la realtà.
Perché le fiabe non insegnano che esistono i mostri. Le fiabe insegnano che i mostri possono essere sconfitti.
Il mostro peggiore, quello di cui abbiamo più paura, è il mostro che noi temiamo di avere dentro.

Così nasce La luna, lo spazzacamino, e quel bambino di fumo chiamato Dodò, una fiaba pubblicata a Natale sul "Corriere della Sera".
Ve la lascio qui, dedicandola a tutti coloro che hanno un Dodò, ma nessuno che sa vederlo.

"Accade che una sera, quando Aldo scese da una canna fumaria, apparve accanto a lui un bambino di fumo. Questo strano bimbo non era sporco. Era proprio fatto di fumo nerissimo e inafferrabile. Aldo protese le mani per toccarlo e il fumo si disperse nell'aria."

Leggi la fiaba qui: La luna e lo spazzacamino

mercoledì 16 novembre 2016

Leggevo, leggo, leggerò #3

Chi mi conosce sa che soffro di schizofrenia letteraria. Leggo di tutto, a seconda dell'umore o della necessità. Leggo per distrarmi, per divertirmi, per capire, per ritrovare qualcosa che avevo perso.
Capita spesso che nello stesso mese si alternino fiabe, classici di qualsiasi epoca, chick-lit, fantasy, saggi, bestseller internazionali o volumi meno sconosciuti.

Ecco i tre LLL della settimana.

Leggevo
Omero, Iliade

Quando ho compiuto sedici anni mi sono detta: leggerò tutti i libri di cui ho sempre sentito parlare ma che non ho mai aperto. Da allora divoro classici. L'Iliade, il libro-culla della nostra letteratura, non si era mai posata sul mio scaffale. L'ho fatto ora, amando la bellissima traduzione di Maria Grazia Ciani come potrei amare un uomo.
Sono note le parole di Ettore ad Andromaca, la  furia di Achille contro Ettore, la commozione di Achille di fronte a Priamo. Ma quanto sono belli anche alcuni brani meno conosciuti! Diomede che in battaglia ferisce Ares, il dio della guerra in persona! Paride che da Afrodite viene sottratto alla morte e, salvo e al sicuro, viene colto dal desiderio più naturale del mondo: fare l'amore con Elena. Elena, tragica figura inascoltata. Achille, malinconico e furioso, implacabile e consapevole del proprio destino.
Ecco, ora che ne parlo, mi viene voglia di rileggerla.

Leggo
Alessandro Piperno, Inseparabili

Mi vergogno un po' a dirlo, ma non avevo mai letto nulla di Piperno. Lo conosco solo per gli articoli che scrive per la "Lettura" del "Corriere della Sera". E che, manco a dirlo, sono pieni di quel misto di ironia e spessore che mi tiene inchiodata alla pagina.
Altra confessione: Gli Inseparabili, inizialmente, mi ha infastidito. Abituata all'umorismo più sottile ed equilibrato degli articoli, il romanzo mi sembrava alla ricerca della risata grossolana.
Poi mi ha catturato la capacità di Piperno di creare personaggi schizofrenici, drammatici, esilaranti e al tempo stesso coerenti. Le dinamiche di coppia sono insieme assurde e reali. Il ritmo incalza. Voglio sapere come va avanti.

Leggerò
Sul mio comodino si affollano libri che voglio leggere da una vita, e volumi che ho appena scoperto e mi hanno subito incuriosito. Tra questi, Vietato leggere all'inferno, di Roberto Gerilli. Conosciuto perché conosco la casa editrice, Speechless. Parla di un mondo dove la lettura è illegale. Se mi ci trovassi, sarei nei guai. 
Seguirà Elvira Serra: direi che è ora di lasciarmi trasportare dal vento.
E poi, visto che ultimamente mi sono appassionata alla psicologia e al tempo stesso all'Iliade, direi che potrebbe essere una bella trovata godermi l'Odissea e subito dopo Il complesso di Telemaco, di Massimo Recalcati, un saggio sul nostro tempo è sul nostro sentirci orfani di un padre (principio regolatore del cosmo) che non torna a darci una regolata.
E La dama e l'unicorno? L'ho trovato al Libraccio scontato del 50% e non ho saputo resistere.
Insomma, la mia lista è sempre difficile da smaltire.


E voi? Quali di questi libri conoscete? 
Cosa state leggendo in questo periodo?

mercoledì 28 settembre 2016

Una scrivania per uno scrittore


Io alla scrivania sulla mia terrazza
Per lavoro sono spesso fuori casa. Ho sempre con me l'iPad per buttare giù idee, bozze, articoli o racconti. Di solito scrivo sul pullman o in un bar, in treno o in un parco. Ma uno dei miei luoghi preferiti resta il terrazzo di casa mia.

Abito in un piccolo paese in provincia di Bergamo. Piccolo davvero, e in mezzo ai monti. Per dire, la sera c'è un unico locale aperto carino e attualmente è frequentato da ragazzini che hanno dieci anni in meno di me.
Però. Però la vista dalla mia terrazza resta uno dei panorami più belli da guardare tra una frase e l'altra.

Ci sono i monti lontano. È ancora presto perché si tingano di neve, ma posso già sentirla cadere. Il freddo che arriva mentre le giornate si accorciano. Vicino, le foglie del mio acero. Che non è la leopardiana siepe, ma penso che sia l'acero, in realtà, a ispirare le mie fiabe, perché con i suoi rami impedisce in parte la vista dei monti. E l'ispirazione, lo sapete, nasce da quel che non si può vedere.


E voi, dove scrivete? Aspetto le foto o le descrizioni delle nostre #scrivaniedascrittori!

mercoledì 21 settembre 2016

Il tempo per scrivere


Fare la giornalista significa viaggiare, osservare, scrivere. Come tutti i freelance, quando non sto lavorando ho la sensazione di sprecare tempo. C’è sempre qualcosa da vedere e annotare, c’è sempre un appunto da prendere per trasformarlo in un’idea per un articolo o un racconto.
Ma il tempo di cui si nutrono i racconti è il tempo dell’attesa.

Una volta mio padre mi ha chiesto: “Come fai a farti venire in mente una storia?”
Ho risposto: “Ci penso.”
Ma forse la risposta più onesta è: “Non ci penso affatto.”

Le storie (o almeno quelle di cui sono più soddisfatta) si formano nella pausa tra una lettura e l’altra. Tra una chiacchierata con un amico e un giro in centro per prendere un gelato e ascoltare le paure di un’amica.


Si può scrivere in viaggio. Adoro farlo. Ovunque io vada, ho sempre con me l’iPad e un bloc notes. L’inizio di questo post è stato scritto in autostrada, mentre un amico era alla guida e fuori diluviava. Ma la fine la sto scrivendo ora, a casa, quando della pioggia c’è solo il ricordo, la sua bellezza è già sfuggita.

L'immagine è tratta da L'estroverso

giovedì 8 settembre 2016

Buoni propositi per la fine dell'anno


Ok, i buoni propositi si fanno per l'anno nuovo. Ma forse nel mio caso è meglio iniziare ora.
Settembre per molti è già sinonimo di inizio: si rientra dalle vacanze e ci si rimette al lavoro, o si va a scuola o all'università.
Mi sembra un buon momento per fare il punto. Anzi, per farne tre.

1. Gisella, finisci di scrivere quel dannato libro
Niente è più difficile che scrivere la fine di un romanzo. Mancano poche pagine al mio nuovo progetto, e sono bloccata da una settimana. Questo accade perché la Gisella-scribacchina è fatta da tante Giselle. Quella che butta giù di getto e poi cancella tutto. Quella che scrive lentamente, con pensosa seriosità, e poi cancella tutto. Quella che, se scrive una frase di 100 parole, ne cambia 90. Quella che scrive un racconto con felicità e linearità, senza sbavature né ripensamenti. Ma questo accade una volta all'anno.


2. Aggiorna il blog
Quest'anno, tra la fine dell'università e il lavoro da giornalista, il blog è rimasto abbandonato alla più totale incuria. Ma (vedrete) da oggi lo aggiornerò più volte alla settimana. Diario di una scribacchina è come una casa: sono stata lontana troppo tempo, ma ora che sono tornata non voglio più stare via così a lungo.

3. A proposito, trova una casa
Ho finito l'università. Sto lavorando. Vorrei andare a vivere da sola o con dei coinquilini. Insomma, dopo aver vissuto a Pavia e a Stoccolma, il mio piccolo paese in provincia di Bergamo comincia a starmi stretto.
Certo, il Buon Proposito c'è. Ma sarà meglio fare due calcoli.

lunedì 5 settembre 2016

Leggevo, leggo, leggerò #2


Chi mi conosce sa che soffro di schizofrenia letteraria. Leggo di tutto, a seconda dell'umore o della necessità. Leggo per distrarmi, per divertirmi, per capire, per ritrovare qualcosa che avevo perso.

Capita spesso che nello stesso mese si alternino fiabe, classici di qualsiasi epoca, chick-lit, fantasy, saggi, bestseller internazionali o volumi meno sconosciuti.

Ecco i tre LLL della settimana.

Leggevo Ascolta il mio cuore, leggo Il processo e leggerò un inedito



Leggevo
Bianca Pitzorno, Ascolta il mio cuore, (Mondadori)
Rileggere un libro amato da bambina con la consapevolezza dell’adulta e lo stesso incanto. I libri di Bianca Pitzorno, come ogni classico, sono una delizia da riprendere in mano a tutte le età.

Leggo
Franz Kafka, Il processo, (Feltrinelli)
Straniante, ironico, cupo. Geniale.

Leggerò
Il libro scritto da una mia cara amica malvagia, che mi ha passato il suo romanzo inedito, ma deve ancora finire gli ultimi capitoli. So già che soffrirò aspettando la conclusione.

E voi? Quali di questi libri conoscete? 
Cosa state leggendo in questo periodo?


mercoledì 31 agosto 2016

I libri che amavo quando ero bambina



Solo una cosa mi piace più della lettura: la rilettura. 

A volte ripenso ai romanzi che amavo di più quando ero bambina.
Eccoli qui.

Adoravo i libri di Bianca Pitzorno, soprattutto Ascolta il mio cuore e L'incredibile storia di Lavinia. Non ho la mia copia personale perché me li passava la mia migliore amica di allora, che si chiamava proprio Lavinia.
In Ascolta il mio cuore la protagonista è una bambina aspirante scrittrice che scriveva di getto. Io ero una bambina aspirante scrittrice che scriveva di getto. Potevo dunque essere più affascinata di così?
Sì, direi, perché nell'Incredibile storia di Lavinia, la protagonista aveva un anello magico capace di tramutare qualsiasi cosa in cacca.
Un potere estremamente attraente.

Andavo matta anche per la collana dei Piccoli brividi.
Me li aveva fatti scoprire il mio compagno di classe Tiziano, che a sette anni era già un mangialibri.
Ricordo che, a furia di leggere Piccoli brividi, che erano scritti in prima persona, avevo iniziato a pensare in prima persona. E al passato remoto. Andavo a scuola e in testa avevo qualcosa di simile a:
"Ed ecco che svoltai l'angolo e l'autobus mi attendeva, una macchia colorata nella nebbia mattutina".
Da brivido.

E poi naturalmente c'erano le fiabe.
Mio padre, appena sono nata, mi ha regalato quattro libri enormi, ricoperti di tela azzurra, dal titolo Tutte le fiabe. Erano di quando lui era bambino, sono stati il primo regalo che ha ricevuto e che poi ha donato a me. Su quelli ho imparato a leggere. Era bellissimo tenerli spalancati sul letto. Mi piaceva il loro peso e la bellezza delle loro figure. Mi piaceva passarci le ore a contemplare ogni storia e ad amare le immagini. Ricordo le mie preferite di allora, che stranamente sono quasi tutte di Andersen: L'usignolo, che era la prima del Volume 1. Il compagno di viaggio, così macabra, violenta, misteriosa. E Barbablù, il terrore di ogni bambina.

E voi? Quali romanzi avete letto e amato da bambini?
Li leggereste ora?



lunedì 22 agosto 2016

L'ispirazione dorme sulle ciabatte


Passare mesi con un romanzo immobile, che non va avanti. E poi, dal nulla, scrivere una pagina, due, tre, di getto, senza pensare.

Nell'ultimo anno è successo di tutto. Nell'ordine, sono stata in Erasmus a Stoccolma, sono tornata a Bergamo, ho iniziato a collaborare con il "Corriere della Sera" della mia città, mi sono laureata.

L'ultima cosa che è successa è Argo. Un cucciolo di labrador chocolate che passa dall'iperattività alla catalessi nel tempo di una scodinzolata. Appena arrivato in casa, ha conquistato tutti (tranne la gatta, Mira, che lo fissa con un misto di diffidenza e sdegno).

Quando sono in casa, dopo aver giocato, Argo si accoccola ai miei piedi. Sopra i miei piedi.
Gli piace dormire sulle ciabatte mentre scrivo.
Forse sono i suoi sogni a cullare la mia ispirazione, a restituirmela rinnovata e morbida.


martedì 31 maggio 2016

Matteo Bussola
Diario di una paternità poetica


«Di lavoro faccio il padre. Di professione disegno i fumetti. Per passione, scrivo».

Comincia così Notti in bianco, baci a colazione (Einaudi). Il primo libro di Matteo Bussola è il diario di una paternità. La sua, poetica e totalizzante.

Bussola, fumettista per la Sergio Bonelli, lavora in casa. Si occupa delle figlie insieme alla compagna Paola, tra giochi, pappe, spesa, compiti. Lei è scrittrice, lui ha cominciato a scrivere per gioco, raccontando su Facebook, giorno dopo giorno, momenti della vita in famiglia

C'è la figlia maggiore, Virginia, sempre con le cuffiette dell'iPod nelle orecchie. C'è la piccola Ginevra con le sue grandi domande. C'è Melania e il suo linguaggio fatto solo di vocali. E c'è l'amore per Paola, da tenere insieme con un elastico per capelli. Sullo sfondo, cassiere che leggono Bukowski, cani insopportabili e buffi, belle signore che nascondono un triste fondo di razzismo. E tanto altro.

Gli status su Facebook in pochi mesi diventano virali. Apprezzati e condivisi, ottengono centinaia e poi migliaia di like. Soprattutto signore, ma anche uomini, che creano attorno a quei post una comunità di affezionati lettori che continua a crescere.

Matteo Bussola
Piace a tutti quest'uomo che rifiuta di essere un padre assente per farsi osservatore delle tre vite che culla. 
Piace perché nelle sue parole ci sono cose vere, nulla è inventato? 
Non solo. 
Ciò che più colpisce non è la figura di padre autorevole e non autoritario, che è sempre più diffusa. Non è la condivisione del privato, che è il principio su cui si basano tutti gli utenti di Facebook e non basta per distinguersi. 
Ciò che affascina è la delicata precisione con cui Bussola sa raccontare qualsiasi cosa. C'è, nel suo modo di scrivere, una poesia che trasforma gli status su Facebook in momenti di universale quotidianità. Una cura delle parole che rende prezioso l'attimo più comune e riempie tutto di una bellezza sospesa. Persino le notti insonni. Persino le incertezze e la paura di essere inadeguato a questo nuovo ruolo di padre, diverso dallo stereotipo tradizionale. 

Si resta così incantati dal racconto intimo e ironico di una paternità vissuta «tra la responsabilità e l'abbandono», «tra la forza e la tenerezza», come si legge nel libro del fumettista-padre-scrittore. Lui che sa scoprire,

«i privilegi degli uomini quando hanno a che fare con la propria maternità. Stringere un pianto al proprio petto, ascoltarlo andarsene ed essere sostituito da un sonno prima irrequieto e poi profondo. Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso».


venerdì 29 gennaio 2016

Le principesse disney parlano di meno? Per fortuna!



Le principesse disney parlano meno dei loro colleghi maschi.
E' quanto emerge da unouno studio delle linguiste Carmen Fought del Pitzer College e Karen Eisenhauer della North Carolina State University sui personaggi femminili dei film di animazione firmati Disney.

Ma è un male?
Trovo invece che sia un dato positivo.

Infatti, nei cartoni animati del passato, Biancaneve, Cenerentola e Aurora sono in scena con gli animaletti del bosco o con i topolini; i loro principi arrivano alla fine solo per dare un bacio o poco più. I principi, insomma, nel passato, erano il "premio finale" delle principesse che, con la sola presenza, garantivano alla fanciulla di accedere a uno stile di vita superiore.

Belle
Invece, nei cartoni moderni, i principi hanno acquisito lo status di personaggio vero e proprio. Non c'è più l'idea che la protagonista sia una fanciulla da salvare e il principe sia il simbolo della sua salvezza, ma entrambi, uomo e donna, devono compiere un percorso di formazione prima di potersi amare. Anzi, in alcuni casi, è l'uomo a dover imparare qualcosa, mentre la donna è già matura e consapevole di sé.
Osserviamo gli esempi.

La Bella e la Bestia

Belle parla meno della Bestia, ma il motivo è semplice: come avevo già scritto qui (Pensieri su La Bella e la Bestia) non è Belle la protagonista, ma è la Bestia. Come si fa a dirlo? E' la Bestia che deve imparare ad amare, che compie un'evoluzione psicologica e alla fine si trasforma in principe. Non è l'amore di Belle a salvarlo: è la Bestia che salva se stesso quando capisce che può farlo.

Jasmine
Aladdin

Anche qui lo stesso discorso. Jasmine parla meno di Aladdin perché è Aladdin il protagonista: Jasmine, all'inizio della storia, è già una donna forte, indipendente e con le idee molto chiare su che cosa vuole e che cosa non vuole dalla vita.
Aladdin, al contrario, deve ancora trovare la propria identità. Per questo il nostro ladruncolo parla di più della sua principessa.

Rapunzel

Questa è la mia favola preferita, come sapete (e se non lo sapete, leggete Pensieri su Rapunzel), anche perché Flynn e Rapunzel compiono un percorso di formazione insieme prima di potersi amare: lei impara a muoversi nel mondo; lui a fidarsi di qualcuno al punto da sacrificare la propria vita.
La stessa cosa succederà, anche se realizzata in maniera non altrettanto efficace, per Anna e Kristoff di Frozen.

Insomma, che le principesse parlino tanto quanto i principi indica un'evoluzione positiva dei personaggi: significa che la donna è alla pari dell'uomo.

"Evviva!"

domenica 10 gennaio 2016

Entrando nell'anno nuovo in punta di fiaba


Se l'anno nuovo si vede dal mattino, il mio 2016 non poteva iniziare meglio.
Ieri ho terminato la revisione di un romanzo molto importante. Una storia a metà tra la fiaba e il racconto d'avventura. Una storia che era nata a Stoccolma. Avevo iniziata a scriverla lì, nei caffè della Venezia del Nord, come qualcuno ricorderà: Una scribacchina nei caffè di Stoccolma.

Ora quel romanzo è concluso.
Ma la sua vera avventura inizia adesso.
Quindi incrociamo le dita: chissà che i miei pirati sgangherati non vedano la luce. Arrrrr!

Intanto devo ringraziare i colleghi e amici Luca Tarenzi e Aislinn: senza una bella chiacchierata con loro (e senza la loro opera di convincimento), non sarei riuscita a concludere.

Ma questo romanzo non è l'unica fiaba del 2016.
Sono contenta di notare che La signora dei gomitoli, la mia favola scaricabile gratuitamente da Amazon, sta ottenendo ottime recensioni.
Vi ringrazio tutti di cuore per tutto.
Che anche il vostro anno possa essere una fiaba da vivere in punta di piedi, o saltandoci dentro con decisione, come Alice nella tana del Bianconiglio.
Gisella



C'era una volta una signora che viveva tutta sola. I suoi gomitoli, però, erano speciali: in ognuno era racchiusa una storia, che lei raccontava ai bambini durante la Vigilia di Natale...

Volete ascoltare anche voi?
Seguite il filo del gomitolo...

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