giovedì 18 luglio 2013

Tra ricordi e scrittura

Tengo un diario da quando avevo undici anni. O meglio, si dovrà dire che sono tanti diari perché il numero dei volumi riempiti dalla mia grafia sinuosa e incomprensibile è ormai impressionante. Ora che ci penso, ho iniziato a raccontare la mia vita a me stessa nello stesso periodo in cui ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo. La fantasia e la realtà sulle mie pagine sono sempre state un po' troppo vicine. Anche ora la mia vita mi sembra un romanzo che potrei aver scritto io.

Da una pagina del mio diario, 3 giugno 2011

Forse dovrei proprio smetterla di scrivere, cercando di reinterpretare la mia vita con le parole, perché, inevitabilmente, interpretare è, in qualche modo, forzare.

Dovrei sempre raccontare al presente, perché l'interpretazione del passato cambia a seconda della prospettiva. E interpretando il passato per consolarmi, commiserarmi, condannarmi (o per sentire che in fondo io sapevo, io avevo già capito, sentire che il futuro era già scritto, limpido e bellissimo) mi lascerà prigioniera di ricordi e mi impedirà di capire il presente.

martedì 16 luglio 2013

Di me diranno che ucciso un angelo# 1 Recensione di Coffee and Books

In questa rubrica vi segnalerò di volta in volta le recensioni che il mio romanzo ha ricevuto, postando qui poche frasi significative, e rimandando ai rispettivi blog o siti per la recensione completa.

 Oggi ringrazio Franci di Coffee and Books.

Coffee & Books


"Non sapevo cosa aspettarmi, poichè dalla trama mi sembrava parlasse di tutt'altro, che si avvicinasse ai soliti young adult che sono abituata a leggere, e invece mi sono ritrovata affascinata da una storia senza tempo e senza spazio, immersa in una dimensione un po' ultraterrena, una storia ricca di personaggi straordinari che hanno saputo dare un tocco di magia a tutto il romanzo. Mi è sembrato di sognare ad occhi per l'intera durata del libro, di trovarmi in una candida nuvola di poesia e realtà mista a fantasia. Mi sono sentita molto Aurora, la ragazza che raccoglie la testimonianza di quell'angelo poetico e appassionato e resta sempre più colpita dal coraggio del giovane Piccolo Principe "nostrano". Gisella Laterza ci ha regalato una storia che profuma di sogno, magia e fiaba, una storia antica e moderna al tempo stesso, che non si legge tutti i giorni ma che tutti dovrebbero leggere."

Franci, Coffee and Books


Per la recensione completa, cliccate sul banner sottostante.

Coffee & Books

domenica 14 luglio 2013

Tre libri per l'estate 2013

Buona domenica, cari lettori!
Sotto l'ombrellone, si sa, si legge volentieri. Ma cosa? Curiosando tra le ultime (o le prossime) uscite di diverse case editrici, ecco tre libri che mi sono sembrati interessanti, spaziando tra tre generi diversi.

URBAN FANTASY

Tutti gli appassionati di Cassandra Clare sanno già che il 23 luglio uscirà il terzo volume della saga "Le origini".

La saga è composta da:
1. Shadowhunters. Le origini - L'angelo
2. Shadowhunters. Le origini - Il principe
e...

CASSANDRA CLARE
SHADOWHUNTERS. LE ORIGINI #3- LA PRINCIPESSA

Editore: Mondadori
Pagine: 564
Prezzo: € 17,00

TRAMA

Tessa Gray dovrebbe essere felice - le spose non sono tutte felici?
Eppure, mentre si prepara per il suo matrimonio, una rete di ombre inizia a stringersi intorno agli Shadowhunter dell'Istituto di Londra. Compare un nuovo demone, uno legato per sangue e segreti a Mortmain, l'uomo che pianifica di usare il suo esercito di spietati automi, the Infernal Devices, per distruggere gli Shadowhunter. Mortmain ha bisogno solamente di un ultima cosa per ultimare il suo piano. Ha bisogno di Tessa. E Jem e Will, i ragazzi che rivendicano lo stesso interesse per il cuore di Tessa faranno ogni cosa per salvarla.







ROMANCE

Vi segnalo questo romanzo usciro il 27 giugno per Nord.

«L’amore s’intreccia alla suspense in un romanzo adatto a tutti i palati. Aimee Agresti ha fatto centro.»
Publishers Weekly

AIMEE AGRESTI
IL FASCINO DEL PECCATO

TRAMA

Colonne di marmo, scalinate vertiginose, lampadari di cristallo: finalmente il Lexington Hotel sta per tornare al suo antico splendore. E, per la giovane Haven, la riapertura dello storico albergo di Chicago rappresenta un’opportunità imperdibile. Dopo una durissima selezione, la ragazza è stata infatti assunta come fotografa: ben presto, potrà entrare in contatto con molti personaggi influenti e iniziare così una carriera di successo. Bastano pochi giorni, però, perché Haven si renda conto che quel lavoro nasconde un lato da incubo, fatto di orari assurdi, meschinità e richieste impossibili da soddisfare. Per fortuna il suo supervisore, Lucian, è una persona molto comprensiva, oltre che un uomo incredibilmente affascinante… Determinato, ambizioso e sempre circondato da splendide donne, Lucian è un vero seduttore ma, benché sia molto attratta da lui, Haven non vuole essere l’ennesima conquista e, soprattutto, non si fida. Sarà per il mistero che circonda alcune zone dell’albergo – dove Lucian le proibisce di andare –, per l’asprezza con la quale lui a volte rimprovera i colleghi o per il fatto che non voglia mai essere fotografato? È come se la gentilezza e la disponibilità di Lucian fossero una facciata, una maschera dietro cui si cela un animo oscuro e molto pericoloso…

NARRATIVA ITALIANA

E infine vi segnalo un libro non fresco di stampa, ma che sta continuando a far parlare di sé...

ANDREA VITALI
UN BEL SOGNO D'AMORE

A Bellano gira voce che presso il cinema della Casa del Popolo verrà proiettato Ultimo tango a Parigi. Siamo nel febbraio del 1973, e per i vicoli del paese spazzati dal gelo si scatena una guerra senza frontiere. A combattersi, due fazioni ben distinte: da una parte gli impazienti che fantasticano a briglia sciolta sulle vertiginose scene di nudo che ci si aspetta di vedere sullo schermo; dall'altro, schierati con il parroco, coloro che pretendono di evitare a Bellano una simile depravazione, e snocciolano rosari come se fossero impegnati in una guerra preventiva contro il demonio. I tempi però sono cambiati, e nulla può fermare il «progresso» né, tanto meno, intralciare gli affari di Idolo Geppi, gestore del cinema, che ha provveduto per tempo a maggiorare i prezzi dei biglietti. Ma Idolo non è l'unico ad approfittare dell'occasione. Adelaide, giovane e volitiva operaia del cotonificio, mette con le spalle al muro Alfredo, il fidanzato eternamente indeciso su ogni cosa: o la porterà al cinema o lei ci andrà lo stesso, magari con quel bel fusto di Ernesto, che le ha già messo gli occhi addosso e che a lei non dispiace neanche un po', per quanto sia una testa matta e non ci voglia molto a capire che presto o tardi finirà per mettersi nei guai. Cosa che puntualmente accadrà di lì a qualche mese, quando Ernesto finirà implicato nel contrabbando di sigarette riuscendo a inguaiare la stessa Adelaide.
In Un bel sogno d'amore, con un pizzico di nostalgia e con grande divertimento, assistiamo alla messa in scena di un paese scosso dalla modernità che si insinua fra le contrade sotto forma di ammiccanti locandine cinematografiche, attraversato da una criminalità ancora romantica e pasticciona che gioca a guardie e ladri con i carabinieri della caserma locale inscenando sgangherate azioni fuorilegge, e animato dalla normalità di chi spera in un amore felice che possa coronare il sogno di una famiglia come si deve.

Quali avete già letto? O quale vi ispira di più? ;)

venerdì 12 luglio 2013

[Recensione] The Vincent Boys, di Abbi Glines

È il romanzo più chiacchierato dell'estate.
E se ha fatto così tanto parlare di sé, un motivo ci sarà.
Anzi, più motivi.
Quasi tutti negativi.

TRAMA

The Vincent boys
di Abbi Glines
Mondadori (2013)
Le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vivono passioni sconvolgenti...
Ashton, brava ragazza di "professione", cerca di non deludere i suoi genitori e gioca il ruolo della fidanzata perfetta di Sawyer Vincent, il ragazzo che tutte vorrebbero.
Ma durante le vacanze estive, mentre Sawyer è in campeggio con il fratello, Ashton inizia ad avvicinarsi a Beau, cugino di Sawyer, terribilmente sexy. E terribilmente pericoloso... Il ragazzo da cui tutte dovrebbero stare alla larga. Beau, che ha sempre voluto bene a Sawyer come a un fratello, ama Ashton fin dai tempi dell'asilo, considerandola però la "ragazza di suo cugino" e, dunque, off limits.
Che sia giunto il momento di abbandonare le maschere e di lasciarsi andare ai sentimenti veri? Più Ashton e Beau cercano di stare lontani più il desiderio si fa irrefrenabile. La tenera amicizia che li legava da piccoli si trasforma in attrazione travolgente, impossibile da combattere...
Come reagirà Sawyer nel trovare la sua ragazza tra le braccia del cugino e migliore amico?
C'è sempre una prima volta per "tutto": per l'amore, per la gelosia, per scoprire chi siamo veramente...


Il fatto che lei si chiami Ash ("cenere") e lui Beau (maschile di Belle, in francesce) mi ha indotto subito a pensare (causa la mia mania per la Disney, lo ammetto) a uno strano incrocio tra Cenerentola e La bella e la bestia.
Ash sembra, in effetti, una sorta di Cenerentola al contrario: dopo un passato da mezza teppista, riesce a "sposare" il principe, cioè a conquistare il cuore del ragazzo più bello, dolce e popolare del paese: Sawyer Vincent. Ma sorpresa delle sorprese, anziché godersi il principe, Ash lo trova noioso da morire, e dopo tre anni con lui, non ne può più di andare a messa tutte le domeniche.

E qui entra in gioco il cugino, Beau Vincent, che, come la Belle della fiaba Disney (ma senza vestiti dorati, anzi, diciamo pure senza vestiti), proverà a far emergere la "vera Ash" nascosta sotto la maschera che Ash stessa si è costruita. La cosa divertente è che, mentre la Bestia era orribile fuori e buona dentro, Ash è il contrario: per compiacere Sawyer, ha cambiato se stessa diventando una perfettina, e Beau "rivuole indietro la vera Ash", la Ash ribelle di cui è innamorato sin da quando era bambino.


«Mi piace pensare che la mia Ash sia ancora lì, da qualche parte, sotto quella maschera di perfezione.»

Dunque, quando Sawyer è fuori città, Beau e Ash, che non si parlavano da tre anni, si riavvicinano. E succede il patatrack. Ash, che per anni è stata perfetta, impazzisce improvvisamente e salta addosso a Beau senza rendersene conto (ve lo giuro!).
Così, in un'estate calda come la testa di Beau, in un luogo solitario e appartato come un neurone nella testa di Ash, la nostra innocente protagonista finirà per lasciarsi prendere dalla passione e per perdere la verginità con il cugino del proprio ragazzo.

Ed eccoci al motivo per cui questo romanzo è stato tanto chiacchierato: le scene erotiche.
Credo di avere qualcosa che non va. Perché a me le scene erotiche hanno fatto morir dal ridere. Saranno le frasi che si scambiano i protagonisti. Dal tenero: «Porca puttana, Ash. La tua patatina stretta è mia. Hai capito? Mia!», al dolcissimo complimento: «Come sei stretta... Sei pazzesca, Ashton.»

In generale, Beau non brilla per il suo linguaggio aggraziato. E' una delle due voci narranti del romanzo (si può immaginare quale sia l'altra) e i suoi pensieri sono tutti "cazzo" e "patatina", intervallati da lunghi, estenuanti momenti in cui ripensa a Ash, vuole Ash, vuole stare con Ash, spogliare Ash, perché Ash è tutta la sua vita ecc ecc.
E intanto Ash cosa fa?
E' tormentata perché, mentre lei vorrebbe Beau, tutti si aspettano che stia con Saywer perché Sawyer è perfetto! Avete capito? La ragazzina che fa tanto la ribelle passa tre quarti del tempo a farsi problemi su cosa penserà la gente di lei! Nel frattempo, naturalmente, continua a pensare a Beau, vuole Beau, vuole spogliare Beau (con l'assoluta approvazione della nonna, tra l'altro!).
Ogni tanto, fugacemente, passa l'immagine di Saywer, povero martire con fette di prosciutto sugli occhi. Ash e Beau si sentono in colpa un po', ma qualche ora di attività aerobica fa dimenticare tutto subito!

Ma quel che mi ha scandalizzato del romanzo non è l'assoluta schizofrenia di Ash (che cambia umore con la velocità con cui cambia il perizoma), non sono le scene di sesso ai limiti del ridicolo... Quel che ho trovato intollerabile, da lettrice e quindi da ragazza, è leggere come Beau e Sawyer vedono Ash.

Può anche starci che Beau dica frasi del tipo “La tua patatina è mia”. A me farebbero ridere, ma che ognuno abbia pure i suoi gusti!
Quel che è inconcepibile è il fatto che Beau consideri Ash una sua proprietà. Un suo premio.

«Lei era mia, maledizione. Non potevo restituirla a Sawyer.»
e ancora:
«Lo odiavo perché si stava riprendendo Ashton.»

e mentre rievoca la sua infanzia, Beau dice queste parole atroci:

«Non avevo mai invidiato niente a Sawyer. [...] Aveva sempre avuto tutto ciò che io non avevo [...] Ma poi, come ciliegina sulla torta della sua vita perfetta, Sawyer si prese anche la mia ragazza. L'unica cosa che consideravo mia fino alla fine era diventata sua.»

Ma stiamo scherzando? È una ragazza, non un sex toy!

A proposito, apro una parentesi.
Mi rivolgo a voi, lettrici che avete amato The Vincent Boys perché vi siete immedesimate nella protagonista. E vi chiedo sinceramente: come potete trovare attraente un ragazzo che vi considera solo un oggetto?

Perché è questo che succede nel romanzo.
Sawyer considera Ash non come una ragazza dotata, grazie al cielo, di desideri sessuali, ma la vede solo come un idolo da non toccare assolutamente, una specie di donna-angelo (ma il 1200 è passato da un po’!).
Beau, al contrario (ma, in fondo, allo stesso modo), la considera un premio, un trofeo da godere una volta conquistato.

Insomma, poco importa che uno non la tocchi neanche con un fiore e che l’altro la tocchi ovunque e con ogni parte del corpo. Quel che conta, e che personalmente mi disgusta, è che entrambi i Vincent boys considerino Ash come un oggetto.

Quindi rinnovo la domanda, care lettrici: cosa trovate di erotico ed eccitante nell’essere trattate non come una persona dotata di volontà e desideri, ma come una bella, inerte, statuina?

E chiudendo la parentesi, chiudo anche l’articolo.
A rileggerci! 

giovedì 11 luglio 2013

Le Regole d'oro del Lettore

Sfogliando un certo libro che va tanto di moda adesso, posso dire di aver confermato le mie due Regole d'oro del Lettore.

Le Regole d'oro del Lettore


Condividete?
;P

lunedì 8 luglio 2013

Shadowhunters - Città di ossa, di Cassandra Clare

Affezionata all'epic fantasy, ho scoperto da poco la sua variante "urbana" e, navigando nel marasma dei libri appartenenti a questo genere, mi sono imbattuta in Shadowhunters. E ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Per prima cosa, qualche informazione sulla serie per chi, come la sottoscritta di qualche giorno fa, ancora non la conoscesse.

Shadowhunters è una saga ideata dalla gotica e, al tempo stesso, vivace penna di Clarissa Clare. Edita in Italia da Mondadori, è attualmente al quinto volume.
Da Città di ossa, primo capitolo della saga, è stata tratta un'edizione cinematografica, in tutte le sale italiane il 28 agosto.



In attesa del film, parliamo un po' di questo libro, che ho trovato splendido sotto alcuni punti di vista, mentre altri mi hanno poco convinto.

 «“Di noi?, gli fece eco Clary. “Vuoi dire di quelli come te? Di quelli che credono nei demoni?”
“No, di quelli che li uccidono”, disse Jace.»


Shadowhunters - Città di ossa,
di Clarissa Clare
Mondandori (2010)


La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.



 

Quando si scopre un mondo nuovo, è bello assaggiarlo lentamente: se lo scrittore ti obbliga a divorarlo, perdi parte del gusto.
Ed è proprio questo che succede con Shadowhunters – Città di ossa: il ritmo incalzante non si ferma mai; le cosa accadono e vengono accantonate pagina dopo pagina; leggere è fare un tuffo e restare in apnea senza alcuno spazio per fermarsi a respirare.
A questo susseguirsi di eventi, come se non bastasse, si alterna uno stormo di presunti colpi di scena (in realtà piuttosto scontati). Per prima cosa, questo è un romanzo in cui sconvolgenti rapporti famigliari spuntano come funghi. E inoltre, se uno dei protagonisti ha un problema, può star certo che all’ultimo momento, quando la lama nemica starà per vibrare il mortal fendente, comparirà un personaggio che salverà la situazione disperata.

Città di ossa, comunque, al di là del ritmo che leva il fiato e dei colpi di scena che, in realtà, sono prevedibili fin dalle prime pagine, non è un brutto romanzo. Anzi, è, tra gli urban fantasy che stanno avendo maggior successo, uno di quelli che ho apprezzato di più.
Cassandra Clare sa, infatti, mescolare gli ingredienti tipici del genere condendoli con sana ironia, solitamente così rara che è un piacere trovarla.

Clary, la protagonista, è una ragazzina capace di rispondere a tono, strappando più di un sorriso al lettore. È poi, cosa piuttosto rara tra le sue colleghe di genere, in grado di usare il cervello (anche se a volte è giustamente traumatizzato dall’affastellarsi di demoni nella sua vita).
Ed è una ragazzina che, da brava protagonista di young adult, si innamora del ragazzo sbagliato.

A proposito...
Credo sia difficile, per una lettrice, non buttare un occhio su Jace. Chi è Jace? Be’, è il tipico-bel-tenebroso-e-orfano-dal-passato-difficile-e-dal-sorriso-sbruffoncello-che-però-quando-si-innamora-diventa-dolce. Vi sembra di aver già sentito qualche personaggio che abbia le stesse caratteristiche? Per forza: tutti, ma proprio tutti, i protagonisti di uno young adult sono così.
E se sono così, un motivo ci sarà: funzionano sempre.
Prendete un biondino, toglietegli la maglietta, dategli un’aria da bad boy dal cuore infranto, e avrete il perfetto protagonista del genere.
Ma Jace, che lo vogliate o no, ha qualcosa in più, qualcosa con cui farà abbassare la guardia anche alle lettrici, come me, più ciniche e genericamente ostili verso questi esemplari di "maschi da romanzo". Che cosa ha Jace di irresistibile? L’ironia che, come ho detto, è tipica dello stile di Cassandra Clare, e appare soprattutto in Clary e nel nostro biondino.

«"Non hai mai sentito dire che la qualità più attraente in una persona è la modestia?"
"Vale solo per le persone brutte", rispose Jace.»

Anche gli altri personaggi, sebbene meno caratterizzati dei protagonisti, sono ben riusciti: dalla barbie fascinosa Isabelle al dolce e distaccato Alec, alla misteriosa madre di Clary, Joscelyn, che è il cardine di tutta la vicenda. Qualche dubbio, invece, su Simon: anche lui rientra nella tipica gamma di personaggi da young adult, ma resta attaccato allo stereotipo del migliore amico. 

Parlando dello stile, quel che mi ha colpito sono le metafore e le similitudini strane ma originali, quasi artistiche. Solo qualche esempio: 

«Come burattini attaccati a dei fili, Clary e Raphael guardono contemporaneamente in alto.»

«E lì la vide, distesa sotto di lei, come un portagioie dimenticato aperto, questa città più affollata e affascinante di quanto avesse mai immaginato.»

Un altro elemento che affascina, insieme ai personaggi, sono i temi. Temi classici per un genere che si rivolge soprattutto agli adolescenti: l'importanza dell'amicizia, della famiglia e dell'amore e come questi tre elementi possano entrare tragicamente in conflitto; il sentirsi diversi e fuori luogo, come se si appartenesse a un altro mondo.
E infine, il tema della grande battaglia ai demoni. Comunissimo, e ancora così utilizzato. Perché? Perché, si sa, i mostri, in un fantasy, non sono mai solo mostri: sono la personificazione di tutte le paure che si hanno da ragazzi.
Non è un caso che un mostro attacchi Clary appena sua madre scompare: il Divoratore incarna chiaramente la paura di crescere, di prendersi delle responsabilità per la prima volta. La madre è sparita, e ora Clary deve cavarsela da sola. E Clary, sconfiggendo il mostro, sconfigge la propria paura di cresce, dimostrando di essere pronta a mettersi in gioco, e a scoprire la verità su se stessa.


Per questo motivo, il viaggio di Clary, tra demoni affascinanti e angeli demoniaci, ha sedotto milioni di adolescenti: perché è una fiaba gotica, un romanzo di formazione alla scoperta di sé. Un romanzo con una protagonista che sa andare oltre la magia per mostrare il mosaico di chiaroscuri che costituisce la nostra realtà.

«Vedere al di là degli incantesimi è facile. Sono la persone che sono difficili.»
- Clary

Shadowhunters, La Serie

1. Shadowhunters - Città di ossa
2. Shadowhunters - Città di cenere
3. Shadowhunters - Città di vetro
4. Shadowhunters - Città degli angeli caduti
5. Shadowhunters - Città delle anime perdute

Shadowhunters - Le origini
1. Le origini. L'angelo
2. Le origini. Il principe
3. Le origini. La principessa

Le mie recensioni su altri libri di queste saghe


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venerdì 5 luglio 2013

Premio Strega 2013: vince Walter Siti con "Resistere non serve a niente" (Rizzoli)

E' stato Walter Siti a stappare ieri sera la bottiglia di "liquore Strega", aggiudicandosi il prestigioso premio con Resistere non serve a niente, edito da Rizzoli.
Il romanzo del professor Siti ha meritato ben 165 voti. Uno stacco netto, dunque, rispetto ai 78 voti ricevuti da Le colpe dei padri (Piemme) di Alessandro Perissinotto, che ha strappato il secondo posto per un voto. Infatti, sul terzo gradino del podio abbiamo Paolo Di Paolo con Mandami tanta vita (Feltrinelli), 77 voti. Seguono Romana Petricon con Figli dello stesso padre (Longanesi) e per finire Simona Sparaco con Nessuno sa di noi (Giunti), 26 voti.

La dichiarazione di Walter Siti dopo aver bevuto dalla bottiglia della vittoria:

«Non dedico il premio a nessuno in particolare. Ci sono persone a cui tengo e spero il libro sia stato scritto per loro»

Il romanzo.

Rizzoli - La scala
Pagine: 324
Prezzo: 17 euro
Molte inchieste ci hanno parlato della famosa “zona grigia” tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt’altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l’unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un’olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell’indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente) negato.

Biografia

Walter Siti, originario di Modena, vive a Roma. Ha insegnato nelle università di Pisa, Cosenza e L’Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi libri ricordiamo La magnifica merce (2004), Troppi paradisi (2006) eIl contagio (2008), di cui Il canto del diavolo è la naturale prosecuzione.

giovedì 4 luglio 2013

Masterpiece: il talent show degli aspiranti scrittori


 Sentendo le parole “talent show” accostate a “scrittori”, ci sono tre possibili reazioni, di cui la prima è questa

 
La seconda è uno slancio esaltato di protagonismo.
La terza reazione, la mia, è una ponderata curiosità.

Masterpiece è un programma che, stando a questo annuncio, andrà in onda su Rai3 a partire da novembre. A quanto risulta dalle prime notizie, consisterà in “una vera gara tra aspiranti ‘penne’ sottoposte al giudizio insindacabile di una giuria di noti autori, che designeranno, al termine di prove creative e tecniche, i vincitori”.

Il problema è che non si sa ancora che format avrà il programma. Chi saranno i giudici, tanto per cominciare, chi potrà candidarsi alla partecipazione, in che modo si svolgeranno le gare. E, soprattutto, cosa andrà in onda? Difficile che un telespettatore resti inchiodato allo schermo guardando un poveretto che scrive con i riflettori (e gli occhi dello spietato pubblico) puntati addosso.

Ed è da queste elementi che deriva la mia reazione ambigua.

Infatti, l’idea di uno spazio in cui aspiranti scrittori possano mettersi alla prova con sfide nuove è interessante. Un modo diverso dal solito per allenare la penna, più pressante e non adatto ai tipi riservati, ma di certo più stimolante di un normale concorso letterario: dover rispettare scadenze a breve distanza potrebbe essere un incentivo per cercare nuove idee. E Masterpiece offrirebbe anche, a noi poveri esordienti, la possibilità di confrontarci con altri, per ottenere pareri da persone competenti, per crescere artisticamente.

Ma siamo in Italia, e la televisione italiana non è famosa per la quantità di programmi culturali che offre.
In sostanza, ho paura che, anziché avere un momento in cui gli esordienti abbiano una possibilità di crescita, si avrà una trasmissione in cui aspiranti scrittori isterici e con tendenze belliche urlano all’improvviso: “Io la d eufonica la uso come ed quando voglio!” per poi scagliarsi contro la giuria o contro il proprio malcapitato concorrente.
Il pericolo, in sintesi, è che, per raggiungere il “vasto pubblico”, si dia spazio alle solite scenate, litigate, confessioni scabrose o strappalacrime che sembrano piacer tanto ai telespettatori italiani.
E la bella idea di dare agli aspiranti scrittori o a quelli esordienti un’occasione per farsi conoscere sarà solo il pretesto per mettere in scena traumi infantili, drammi umani e agghiaccianti baruffe.
Non verrà dato, insomma, spazio allo scrittore, ma al personaggio-scrittore.

La domanda finale è, quindi: Masterpiece sarà un modo per avvicinare il telespettatore medio alla letteratura, o sarà la solita fabbrica di meteore?

domenica 30 giugno 2013

[Recensione] Anemos, di Valentina Sagnibene

«Verranno tempi terribili, ma a noi non è dato sapere tutto,
perché la storia si costruisce sui tuoi passi.»



Titolo: Anemos
Autore: Valentina Sagnibene
Editore: Prospero Editore
Prima edizione: 2013

Trama

Anemos è un mondo magico sull’orlo dell’abisso.
Sophie è un’alunna poco brillante, una figlia distratta, che si ritrova catapultata ad Anemos con il compito di salvare questo mondo.
Comincerà, insieme a una scontrosa compagna di viaggio, un percorso di crescita costellato di epiche battaglie e incontri con buffe creature.


Come molte opere prime, il romanzo d’esordio di Valentina Sagnibene ha in sé dei pregi e quelli che, secondo il mio gusto, sono degli aspetti meno riusciti.

Un punto forte dell’autrice è certamente lo stile. Anche se un po’ impacciato all’inizio, è per il resto scorrevole e intrigante: una prosa che si snoda con una certa sicurezza, con pochi intoppi. I dialoghi sono realistici, mai forzati, e il un buon bilanciamento tra questi e la narrazione crea un buon ritmo che invoglia a continuare a leggere e permette al lettore di calarsi nella storia.
Particolarmente efficaci dal punto di vista stilistico, oltre che coinvolgenti e misteriose, sono le descrizioni dei sogni. È altrettanto bella anche l’atmosfera che nasce quando entra in scena il personaggio più intrigante del romanzo: Santal, il cavaliere ombra che segue Sophie e la sua amica nel loro viaggio, apparendo e scomparendo come un ricordo perduto che fatica a tornare.

«…quella notte, se ce l’avesse fatta, avrebbe ucciso anche Santal. Sì, la sua spada si sarebbe coperta di sangue, sangue di un cavaliere che continuava a seguirla come la sua ombra su quel sentiero, e che sicuramente doveva avere delle risposte, doveva sapere.»

Nonostante lo stile sia così coinvolgente, c’è, però, da dire che, sparsi per tutto il romanzo, sono presenti alcuni errori formali: qualche preposizione mancante là dove sarebbe necessaria; un indicativo al posto di un condizionale; chiamare “battaglia” (scontro tra eserciti) quello che nella storia è in realtà un “duello” (scontro tra due); “villaggio” e “città” usati scorrettamente come sinonimi; per non parlare dei personaggi che si danno prima del lei, poi del voi e poi del tu senza che questa alternanza sia giustificata. Sono piccole cose che possono infastidire il lettore, pur non ostacolando la lettura.

Oltre agli errori formali, sono da segnalare alcune contraddizioni e incongruenze che possono far storcere il naso. Ad esempio, a pagina 187 Sophie scopre come una cosa nuova un dettaglio che in realtà le è stata rivelata da un Saggio parecchie pagine prima. Oppure, com’è possibile che Itha non conosca, al pari di Sophie, la storia del proprio mondo?

Errori formali e contraddizioni a parte, che possono capitare, quel che mi ha convinto di meno è, purtroppo, l’impianto generale della trama.

In un genere così frequentato e amato come il fantasy, produrre qualcosa di veramente originale è difficile; e anche in questo romanzo il peso dei modelli si fa sentire. Ad esempio, l’eroina Sophie (che nel nostro mondo non sa muoversi senza rompere un bicchiere, e ad Anemos diventa un Cavaliere di Eos) ricorda molto Bastiano della Storia Infinita. Lo stesso mondo di Anemos, con una dea della luce e un cattivo, Omnius, che fa sprofondare tutto nell’oblio, ricorda davvero troppo Fantàsia, la sua Infanta Imperatrice e il Nulla che tutto divora.
Ma non è finita qui: è presente il tradizionale viaggio di formazione e una compagna di viaggio con cui Sophie instaura il tipico legame di amore-odio; sono poi presenti i classici Grandi Saggi capaci di trasformare una ragazzina impacciata in un cavaliere nel giro di poche settimane grazie a una spada che, siccome Sophie è la predestinata, la guida misteriosamente.

«Sophie non riusciva a comprendere fino in fondo ciò che faceva: era come se la sua spada la guidasse con disinvoltura, parando colpi a destra e a sinistra e ricambiando gli affondi con forza.»

Insomma, a un lettore navigato, questo pur bel libro ha troppi elementi che suonano come già visti, già sentiti. Pur essendo una lettura molto piacevole e coinvolgente, questo romanzo non ha mai il coraggio di ribaltare i cliché della profezia, del mondo diviso tra Bene e Male, del grande saggio/vecchio mago che insegna al protagonista a combattere, del predestinato a cui viene quasi tutto bene non perché si è allenato, ma perché è stato scelto dal destino.

In definitiva, questa è una storia consigliabile a chi abbia, magari, l’età della dodicenne protagonista e voglia affacciarsi al genere fantasy, lasciandosi coinvolgere da personaggi interessanti anche se non nuovissimi, lasciandosi trascinare da uno stile incalzante e sempre fresco.


Per concludere, l’autrice avrebbe tutte le carte in regola per osare di più, per creare un mondo più complesso di quello tipicamente diviso tra Bene e Male. Un mondo dove le spade non danno un senso di onnipotenza e di sicurezza anche a una ragazzina spaurita che non ne ha mai impugnata una prima di allora. Un mondo, magari, dove non ci sono predestinati, ma si vince grazie ad anni e anni di addestramento. Un mondo dove, per una volta, non ci sono Eletti né Eroi.

giovedì 27 giugno 2013

[Segnalazione] All'anima della musica, di Terry Pratchett

“Attento a ciò che desideri. Non sai mai chi può sentirti.”
Oggi è uscito il nuovo romanzo di Terry Pratchett: All'anima della musica (neanche a farlo apposta, ho da poco pubblicato una recensione sulla sua prima opera che ho letto).




Autore: Terry Pratchett
Titolo: All'anima della musica
Pagine: 368

Sinossi

Avere sedici anni non è mai facile… soprattutto se c’è un Morte in famiglia. Dopotutto non è una passeggiata crescere normalmente quando hai un nonno che cavalca un cavallo bianco e impugna una gigantesca falce. Specialmente se decide di prendersi una meritata pausa per andare alla ricerca del senso della vita e scoprire ‘perché le cose vanno come vanno’, e tu devi rilevare gli affari di famiglia sperando che la gente non continui a scambiarti per la Fatina dei Denti. E soprattutto se ti trovi faccia a faccia con una musica che crea una dipendenza che ha stregato l’intero Mondo Disco.
È illegale. È contagiosa. Dà assuefazione. Indispensabile per chi vuole esibirsi in pubblico urlando e dimenandosi senza freno. Controindicata per chi non ha la minima intenzione di bruciarsi la gioventù.
È LA MUSICA CON LE ROCCE DENTRO!

"Pratchett adesca i temi classici e i miti tradizionali negli angoli bui della sua fantasia, li fa ubriacare e gli fa fare cose che un professore di Oxford non vorrebbe nemmeno immaginare."
Daily Mail 

"Il grande Terry Pratchett, dall’umorismo metafisico, creatore di mondi paralleli vivaci e pieni di energia, dal satirico genio multiforme, che scrive frasi straordinarie."
New York Times 

"Pratchett è ormai andato oltre i confini del fantasy umoristico e deve essere riconosciuto come uno dei più notevoli scrittori satirici di lingua inglese."
Publishers Weekly 

"Sono giunto alla conclusione che leggere Terry Pratchett sia la cosa più divertente che si può fare vestiti."
Starburst

martedì 25 giugno 2013

[Recensione] A me le guardie!, di Terry Pratchett





Titolo: A me le guardie!
Autore: Terry Pratchett
Editore: Salani
Prima edizione italiana: Salani, 2002
(TEA, 2005)
Trama

Ankh-Morpork è la città più grande del Mondo Disco, che è un mondo piatto che vaga nello spazio, sorretto da quattro elefanti che poggiano sul guscio di una tartaruga gigante. Il Supremo Grande Maestro, capo della Setta Segreta dei Confratelli Elucidati, evoca un drago per potersi impossessare del potere. Ad Ankh-Morpork tutto è in vendita, i ladri rubano solamente su appuntamento, gli assassini pagano regolarmente le tasse e i testi magici della Biblioteca dell'Università Invisibile vengono incatenati agli scaffali per impedire che scappino e le guardie non devono arrestare nessuno. O almeno, di solito è cosi...



Avevo già cominciato a leggere questo libro, ma per un motivo o per l’altro avevo dovuto abbandonarlo. Visto che mi fissava minacciosamente, l’ho ripreso in mano qualche giorno fa. Ed è stato un grande piacere poter tornare, nei momenti di pausa dallo studio, nel Mondo Disco, mondo da consigliare a tutti i lettori ancora convinti che ‘fantasy’ significhi ‘Tolkien’.
 
Quel che Terry Pratchett fa è prendere tutti gli stereotipi del fantasy e giocarci. Non li elimina, perché tutte le convenzioni di questo genere (l’eroe, il drago, la città da salvare dal Male) sono presenti. Terry Pratchett ci gioca, divertendosi a confondere i più triti cliché tra gli sghiribizzi e i colpi d’ala della propria geniale fantasia.
Così, ad esempio, il mondo non è diviso dall’epica lotta tra Bene e Male, ma è una città – Ankh-Morpork – in cui il male è legalizzato: esiste la Gilda degli Assassini, a cui è concesso commettere un certo numero di omicidi all’anno; esiste la Gilda dei Ladri che può rubare un numero di oggetti prestabilito, e così via.
È un mondo dove gli dèi sono annoiati e capricciosi e la Morte ha un irresistibile senso dell’umorismo.


«Si dice che gli dèi giochino con le vite degli uomini. Ma a quali giochi e perché, quali siano le identità delle pedine, il gioco e le regole… chi lo sa?
Meglio non indagare.
Rotolò un tuono.
Rotolò un sei.»


Il protagonista di questa storia non è l’eroe senza macchia e senza paura, ma Samuel Vimes, capitano della Guardia Notturna. Poiché il crimine, come si è detto, è stato legalizzato, Vimes è, poco sobriamente, consapevole di essere del tutto inutile.

venerdì 21 giugno 2013

Grazie!

La pagina facebook del romanzo dell'angelo ha superato i 300 'Mi piace'.
Grazie!


Se vi è piaciuto il romanzo,
condividete anche voi la pagina con i vostri amici!

Continuiamo a far crescere il piccolo sogno del nostro angelo...

Agave

martedì 18 giugno 2013

Un angelo su Youtube

Breve intervista televisiva in cui presento il mio romanzo Di me diranno che ho ucciso un angelo, edito da Rizzoli.

La prima reazione dei miei parenti è stata: "Ma quanto sei bella in tv!"
Sto cominciando a pensare di non aver detto cose particolarmente intelligenti! XD



...e con questo sarò riuscita finalmente a rovinarmi la reputazione? :P
Agave

giovedì 13 giugno 2013

"Scrivere è il piacere profondo; essere letti è quello superficiale."

Virginia Woolf

Ho sempre pensato che la somma Virginia avesse ragione anche questa volta, ma negli ultimi giorni, imbattendomi nelle prime, incantevoli recensioni al mio romanzo, mi accorgo che sì, scrivere è un piacere profondo, ma essere letta è una profonda condivisione.
Ed è un’esperienza ugualmente preziosa e unica.
Grazie a tutti quelli che hanno ucciso il mio angelo.

Agave