giovedì 18 luglio 2013

Tra ricordi e scrittura

Tengo un diario da quando avevo undici anni. O meglio, si dovrà dire che sono tanti diari perché il numero dei volumi riempiti dalla mia grafia sinuosa e incomprensibile è ormai impressionante. Ora che ci penso, ho iniziato a raccontare la mia vita a me stessa nello stesso periodo in cui ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo. La fantasia e la realtà sulle mie pagine sono sempre state un po' troppo vicine. Anche ora la mia vita mi sembra un romanzo che potrei aver scritto io.

Da una pagina del mio diario, 3 giugno 2011

Forse dovrei proprio smetterla di scrivere, cercando di reinterpretare la mia vita con le parole, perché, inevitabilmente, interpretare è, in qualche modo, forzare.

Dovrei sempre raccontare al presente, perché l'interpretazione del passato cambia a seconda della prospettiva. E interpretando il passato per consolarmi, commiserarmi, condannarmi (o per sentire che in fondo io sapevo, io avevo già capito, sentire che il futuro era già scritto, limpido e bellissimo) mi lascerà prigioniera di ricordi e mi impedirà di capire il presente.
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