martedì 25 giugno 2013

[Recensione] A me le guardie!, di Terry Pratchett





Titolo: A me le guardie!
Autore: Terry Pratchett
Editore: Salani
Prima edizione italiana: Salani, 2002
(TEA, 2005)
Trama

Ankh-Morpork è la città più grande del Mondo Disco, che è un mondo piatto che vaga nello spazio, sorretto da quattro elefanti che poggiano sul guscio di una tartaruga gigante. Il Supremo Grande Maestro, capo della Setta Segreta dei Confratelli Elucidati, evoca un drago per potersi impossessare del potere. Ad Ankh-Morpork tutto è in vendita, i ladri rubano solamente su appuntamento, gli assassini pagano regolarmente le tasse e i testi magici della Biblioteca dell'Università Invisibile vengono incatenati agli scaffali per impedire che scappino e le guardie non devono arrestare nessuno. O almeno, di solito è cosi...



Avevo già cominciato a leggere questo libro, ma per un motivo o per l’altro avevo dovuto abbandonarlo. Visto che mi fissava minacciosamente, l’ho ripreso in mano qualche giorno fa. Ed è stato un grande piacere poter tornare, nei momenti di pausa dallo studio, nel Mondo Disco, mondo da consigliare a tutti i lettori ancora convinti che ‘fantasy’ significhi ‘Tolkien’.
 
Quel che Terry Pratchett fa è prendere tutti gli stereotipi del fantasy e giocarci. Non li elimina, perché tutte le convenzioni di questo genere (l’eroe, il drago, la città da salvare dal Male) sono presenti. Terry Pratchett ci gioca, divertendosi a confondere i più triti cliché tra gli sghiribizzi e i colpi d’ala della propria geniale fantasia.
Così, ad esempio, il mondo non è diviso dall’epica lotta tra Bene e Male, ma è una città – Ankh-Morpork – in cui il male è legalizzato: esiste la Gilda degli Assassini, a cui è concesso commettere un certo numero di omicidi all’anno; esiste la Gilda dei Ladri che può rubare un numero di oggetti prestabilito, e così via.
È un mondo dove gli dèi sono annoiati e capricciosi e la Morte ha un irresistibile senso dell’umorismo.


«Si dice che gli dèi giochino con le vite degli uomini. Ma a quali giochi e perché, quali siano le identità delle pedine, il gioco e le regole… chi lo sa?
Meglio non indagare.
Rotolò un tuono.
Rotolò un sei.»


Il protagonista di questa storia non è l’eroe senza macchia e senza paura, ma Samuel Vimes, capitano della Guardia Notturna. Poiché il crimine, come si è detto, è stato legalizzato, Vimes è, poco sobriamente, consapevole di essere del tutto inutile.


La Guardia Notturna, che un tempo si occupava di far rispettare la legge, ora che i Ladri e gli Assassini hanno tutte le autorizzazioni per infrangerla, si è ridotta a tre soggetti, tre casi umani, che se ne vanno in giro gridando “È l’una di notte e tutto va bene!”, prendono trenta dollari al mese, e fanno di tutto per stare lontani dal crimine.
Così ci viene presentato il già citato capitano Vimes.


«E infine c’era lui, ovviamente. Una collezione ossuta e non sbarbata di cattive abitudini marinate nell’alcool.»

Assieme a Vimes, in A me le guardie! incontriamo personaggi orgogliosamente grotteschi o inconsapevolmente buffi, catapultati, loro malgrado, in una trama ricca di colpi di scena, fughe sui tetti, evocazioni di draghi, salvataggi improbabili, e clamorose sbronze.
Tra un Bibliotecario che ha le sembianze di una scimmia (ma non fategli sentire la parola “Scimmia!”: si arrabbia) e una fanciulla-in-difficoltà dalla pazienza limitata, lo stile di Terry Pratchett è brioso e scorrevole, e ci diverte con metafore e similitudini inaspettate, che fanno “cozzare l’aulico col prosaico”.

«Il sole calante si spandeva all’orizzonte come un uovo alla coque.»

È uno stile che, come si è accennato, parodizza i cliché, a volte in modo più sottile, a volte in modo palese, ma sempre spassoso.

«“Lei vuole, ehm, che noi lo attacchiamo?”, domandò la guardia con espressione miseranda. […]
“Ma è ovvio, idiota!”
“Ma, ehm, è uno solo”, osservò il capitano delle guardie.
“E sta sorridendo”, aggiunse un uomo alle sue spalle.
 “Probabilmente si metterà a dondolare dai lampadari da un momento all'altro”, disse uno dei suoi colleghi.
“E a rovesciare tavoli con un calcio”.
“Non è nemmeno armato!”
“Sono il tipo peggiore”, replicò una delle guardie, con profondo stoicismo. “Saltano su, vede, e afferrano una delle spade ornamentali dietro lo scudo sul camino”.
“Già”, confermò un altro, sospettoso. “E poi ti tirano addosso una sedia”.»


Ma il fascino di Terry Pratchett non sta solo nel suo farci ridere tanto che, se, se ci troviamo in un luogo pubblico, tutti i passanti ci guardano storto.

Il fascino di Terry Pratchett è sottile, perché si ride con un gusto che, a volte, nasconde una leggera inquietudine. Perché quel Mondo Disco, con quel Patrizio (figura geniale) che controlla tutto e tutto prevede, con la sua criminalità organizzata, con gli altri personaggi sciocchi, miseri e smarriti, quel Mondo Disco che sembra una parodia, un capovolgimento del nostro mondo, ne è, in realtà, lo specchio.
La prosa frizzante e assurda di Terry Pratchett, le sue figure paradossali e irresistibili, sono, in realtà, come una lente deformante attraverso cui possiamo vedere, e capire, il nostro mondo.

«Perché un mondo tutto distorto e sbagliato, come uno specchio deformante, tornava a fuoco soltanto se lo si guardava attraverso il fondo di una bottiglia.»

A rileggerci,
Agave
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