lunedì 23 settembre 2013

[Recensione] Il cuore selvatico del ginepro


Buon inizio settimana a tutti!
Oggi vi parlo di un libro che mi aveva incuriosito fin dalla copertina e che non ha deluso le mie aspettative.
Aggiungo che, per chi fosse interessato, venerdì scorso ho avuto il piacere di conoscere di persona l'autrice, Vanessa Roggeri, e di intervistarla: pubblicherò l'intervista nei prossimi giorni (il tempo di riorganizzare gli appunti!). Intanto, ecco la recensione del suo bel romanzo d'esordio, Il cuore selvatico del ginepro.

TRAMA

È notte. Il cielo è nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l'orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta. E qui nel suo paese, in Sardegna, c'è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe. Liberarsene quella stessa notte, senza pensarci più. Così ha deciso la famiglia Zara.
Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. La salva e la riporta a casa, e decide di chiamarla Ianetta.
 

Bello e crudele come una fiaba antica, Il cuore selvatico del ginepro è un romanzo suggestivo che affascina e inquieta. Così mi sono sentita mentre lo leggevo: irretita e spaventata al punto di non saper distogliere lo sguardo, come accade con tutte le cose incantevoli e terribili.
La storia è incentrata sulle drammatiche vicende di una famiglia: gli Zara. Nella loro casa a Baghintos, un paese della Sardegna di fine ‘800, viene al mondo una bambina, ma non è come le altre: è nata con tutti i denti e con un codino, e questo basta, agli occhi della sua famiglia sconvolta, a far di lei una coga – una strega – che di certo causerà la rovina di tutti. Per questo la bambina dovrebbe essere uccisa prima che sorga il prossimo sole, ma a salvarla sono la pietà del padre e la dolcezza della figlia maggiore, Lucia, che la chiama Ianetta e le permette, con le sue cure affettuose, di sopravvivere alla notte.

La storia ruota attorno a loro, a Lucia e Ianetta, ma i personaggi in scena sono molti. C'è Assunta, la madre di famiglia che non si dà pace per aver partorito una coga; c'è Severino, il padre, che non sa perdonarsi quell'attimo di pietà (che sua moglie chiama debolezza) in cui non è riuscito a uccidere la propria figlia appena nata. Ci sono, poi, il nonno e le altre figlie, ognuna tratteggiata brevemente. Sono tutti personaggi suggestivi, ma non molto complessi e risultano piuttosto statici, ritratti sempre nell'atteggiamento che caratterizza ognuno di loro. Lucia è sempre dolce; Pinella, la secondogenita, è sempre odiosa e invidiosa; Assunta è sempre tormentata, Severino è sempre buono e vittimista, e così via. Insomma, non c'è evoluzione e non c'è cambiamento nei personaggi, nonostante il racconto abbracci quasi trent'anni di storia: ognuno di loro vive intrappolato nel proprio incubo personale e immutabile.

Questa mancanza di sfaccettature, tuttavia, non impedisce di affezionarsi a loro, e di seguire le loro vicende ricche di eventi misteriosi e intriganti, narrate con uno stile che sa rendere appieno la forte carica emotiva di ogni personaggio. Quello di Vanessa Roggeri è, infatti, uno stile semplice e spontaneo, ricco di dialettismi che rendono realistici i dialoghi. Vanessa, inoltre, racconta senza giudicare mai. La cecità che porta gli Zara a esiliare l'ultima delle figlie è presentata senza moralismi, con una semplicità disarmante, che fa riflettere. Così il lettore può notare la dolorosa contraddizione delle tradizioni popolari. Da un lato, infatti, le superstizioni della famiglia Zara e di tutto il paese di Baghintos condannano Ianetta all’emarginazione; dall’altro, la stessa famiglia che pronuncia la condanna è condannata a sua volta. Per colpa della propria cieca superstizione, gli Zara si faranno trascinare da un odio ottuso e ingiustificabile, rovinando sia i primi anni di Ianetta, ma soprattutto i propri.

Come si è detto, solo Lucia, la maggiore delle sei figlie degli Zara, si sottrae a questa doppia maledizione. Perché Lucia sa vedere oltre le apparenze. Perché Lucia è buona e bella quanto Ianetta è brutta e (come tutti credono) cattiva.

Così, grazie a Lucia, Vanessa Roggeri può dipingere un quadro in cui si mischiano le tinte oscure della tradizione popolare a quelle calde del dolce e difficile legame tra le due sorelle. E alla fine, nonostante il dolore e le difficoltà, nonostante i momenti di inquietudine e di violenza, è questo legame che resta nel cuore del lettore e lì, come il ginepro, che vive anche quando fuori sembra bruciato, dà i suoi frutti inaspettati e preziosi.

Se siete curiosi e volete approfondire questa storia,
leggete l'intervista all'autrice che pubblicherò nei prossimi giorni.
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