martedì 3 dicembre 2013

[Recensione] Acciaio

Buongiorno a tutti, Lettori Vaganti! Come state? Non mi faccio sentire molto spesso qui, ma in queste ultime settimane di delirio, a due passi dalla laurea triennale, sto dando di matto! Leggo poco, e sono indietro con le recensioni, ma qualche tempo fa ho trovato Acciaio nel reparto libri usati di una libreria in cui ormai sono di casa... quando l'ho trovato, dicevo, e aveva la copertina strappata ed era un po' malridotto, ho saputo che doveva essere mio. Non mi piacciono i libri intonsi, e io stessa sono una lettrice che coccola i libri che legge, riempiendoli di segni a matita, di pensieri, di pieghe agli angoli delle pagine.
Così mi sono portata a casa Acciaio, e dovevo essere l'unica in Italia a non averlo ancora letto (non fatico a capirne il motivo: è uscito tre anni fa, e durante il mio primo anno di Lettere moderne a Pavia ho combinato di tutto tranne che leggere).

L'ho fatto adesso, ed è stato un libro letto nei ritagli di tempo, sul treno, sul pullman, o aspettando (a volte per ore) di essere ricevuta dalla mia relatrice. Eppure, ogni volta che lo riprendevo in mano, mi sentivo come se i personaggi di Acciaio mi stessero aspettando, con la loro voglia arrabbiata di raccontarsi.


Titolo: Acciaio
Autrice: Silvia Avallone
Editore: Rizzoli (Vintage)
Prezzo: Euro 13,00
Pagine: 360

TRAMA

Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone ci racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. E lo fa con un romanzo potente, che sorprende e non si dimentica. Vincitore del Premio Campiello 2010 categoria Opera Prima e secondo classificato al Premio Strega. Nel 2012 è stato realizzato un adattamento cinematografico, "Acciaio", per la regia di Stefano Mordini.



Ci sono due occasioni in cui fatico a scrivere una recensione: quando un libro non mi è piaciuto per niente, e quando un libro mi è piaciuto da impazzire. Quando qualcosa non mi piace, in genere lo metto da parte e passo ad altro; quando amo un libro, il primo pensiero è: che cosa posso dire più di quanto non abbia detto l'autore?
E Acciaio è un romanzo che non andrebbe recensito, o commentato, o sfogliato, o annusato. Andrebbe letto.

Provate ad aprirlo. Troverete il piccolo mondo difficile di due ragazzine che sanno di voler diventare grandi, e non sanno che cosa significa. A tredici anni, per chi vive in periferia, il futuro è la scuola superiore, e poi chissà. Il presente è un groviglio di vanità, di rapporti troppo complicati, di danze sensuali che sembrano giochi di bambine. Anna e Francesca sono sempre state amiche, belle, bellissime, sono sempre state l'una accanto all'altra nei momenti bui, quando il padre di Anna scappava di casa e sua madre lo perdonava; quando il padre di Francesca le faceva fiorire lividi e sangue sulle braccia e sua madre non aveva il coraggio di denunciarlo. Ed è difficile vedere il futuro, se hai genitori così deboli, per carattere o per ignoranza, che ti lasciano da sola mentre cerchi di crescere.

Ma Anna e Francesca non sono sole. C'è Alessio, fratello maggiore di Anna, con la sua aria rude, burbera, intontita dalle dosi di eroina necessarie per sopportare i turni nell'acciaieria.
Ha un amore nel passato, un amore perduto e che si riaffaccia alla sua vita, improvviso come una vertigine. Alessio: un carattere da capobranco, e ginocchia di burro quando sente quel nome. Elena.


Ci sono tante altre figure, ognuno con le sue miserie, con le sue piccole, enormi fatiche quotidiane, il tutto narrato con uno stile apparentemente semplice, ma molto sottile nel delineare il punto di vista di ogni personaggio, facendo percepire, al tempo stesso, quello dell'autrice. Ed è uno stile che sa farsi malleabile, sa cambiare e adattarsi al racconto, diventando spezzato e freddo nelle scene di violenza, morbido e caldo in quelle erotiche, sempre originale. Spesso simbolico, come nella scena in cui Anna e Francesca, ormai quattordicenni, tornano al parco giochi della loro infanzia.


I due alberi gemelli stavano in piedi a fatica: un'edera vi si attorcigliava intorno e li soffocava. Le altalene e lo scivolo erano in un tale stato di abbandono, come se esistessero da secoli.
Quanti anni sono passati?, si chiese Anna avanzando con cautela. Passò una mano sulla ruggine screpolata del girello, diede una spinta leggera, e quello cominciò a girare scricchiolando, smuovendo appena il grande silenzio. Poi, Francesca la chiamò.


In conclusione, Acciaio è un romanzo potente, fatto di frasi breve e aguzze che affondano come lame, e di scenari dipinti con pennellate vigorose. I luoghi rispecchiano le emozioni dei personaggi, e i personaggi finiscono per assomigliare troppo a quei luoghi da cui non riescono a fuggire. E' forse a questa impossibilità di fuga che allude il finale, che giunge inaspettato e sembra, a prima vista, crudo, gratuito, scritto così perché in un romanzo del genere non tutto può andare bene. E se qualcuno, alla fine, avrà una speranza, qualcun altro sopporterà il destino di chi, per tutta la vita, ha vissuto tra la polvere e l'acciaio.
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