lunedì 16 dicembre 2013

[Recensione] Per dieci minuti

Perché, in effetti, il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano: con il gioco dei dieci minuti lo sto imparando.
Dunque sta anche nei libri che tutti hanno letto, ma che per qualche imprecisato motivo noi ancora no.
Ha proprio ragione Chiara Gamberale. Perché due dei romanzi che mi sono piaciuti di più quest'anno sono stati scritti da autrici molto famose che io, per varie ragioni, non avevo ancora conosciuto. Una è Silvia Avallone con il suo splendido Acciaio (la mia recensione qui). L'altra è, appunto, Chiara Gamberale con questo suo ultimo libro.


Titolo: Per dieci minuti
Autrice: Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
Prezzo: Euro 16,00
Pagine: 187

TRAMA

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l'hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.


Che succede se la vita ti crolla addosso?
O ti lasci prendere dalla disperazione, o scegli un gioco.
Chiara ha scelto di giocare.


Per un mese, di dieci minuti in dieci minuti, Chiara riesce a cogliere qualcosa di nuovo di ciò che la circonda, perché la bellezza delle piccole cose può far scoprire che le tragedie non sono così grandi come sembrano. O che, almeno, possono essere superate.

E' stato magico, per me, trovare questo libro. Chi mi conosce lo sa: ho un caratteraccio volubile (da Cime tempestose, mi ripete un amico), e per carattere tendo a far melodrammi con un nulla. Due settimane fa, infatti, ero nel panico più totale. E allora ho fatto quel che faccio quando ho "le paturnie": come Holly Goligthly si rifugia da Tiffany, io mi sono rifugiata in una libreria. Ho visto la copertina azzurra di questo libro, e mi sono sentita subito attratta. L'ho comprato senza guardarne la quarta, e senza leggere, come faccio di solito, qualche pagina qua e là. Ma anche se lo avessi fatto, l'avrei acquistato lo stesso, perché sarei incappata in frasi molto belle come queste:

Io avevo i miei soliti mostri tra la testa e il cuore, ma il girotondo che mi passava per casa riusciva a distrarli.

Quando fanno qualcosa per noi, gli altri ci consegnano o in realtà ci tolgono un'occasione?

Lo stile della Gamberale è, infatti, all'apparenza molto lieve, semplice, e al tempo stesso pieno di un'ironia intelligente, sottile, una capacità unica di indagare con eleganza il mondo che la circonda e il proprio mondo interiore. Pagina dopo pagina, Chiara è capace di riprendersi la sua vita consapevole delle proprie capacità di scrittrice e dell'affetto che ha intorno. Che tutti noi abbiamo attorno anche quando crediamo di essere soli.



C'è, infine, un elemento insolito: mi sono trovata molto affine a questa scrittrice. Non solo per la sua passione per Rapunzel, ma soprattutto per come Chiara Gamberale descrive che cosa significhi, per lei, l'atto della scrittura:

Comunque scrivevo. Anche solo per fare una cosa. Per fare quella cosa. L'unica capace di mettermi nelle condizioni di dire "io", mentre mi riferisco a me.