lunedì 22 dicembre 2014

Quando si incontra un angelo #6
L'angelo senza nome


Eccoci arrivati all'ultima tappa del nostro piccolo viaggio. Parliamo ora del mio angelo sperduto.

Per chi capitasse qui per la prima volta, riassumo la situazione. 
Come vi avevo annunciato in questo post, quando viene dicembre... si può incontrare un angelo. Ecco infatti una mini-rubrica adatta sia a chi conosce sia a chi non conosce ancora il mio romanzo d'esordio, edito l'anno scorso da Rizzoli.

La prima tappa ha visto protagonista Aurora.
La seconda La signora della foresta.
La terza Sera.
La quarta Argento.
La quinta Il frate girovago.
Eccoci dunque all'ultimo incontro...

L'ANGELO SENZA NOME


"Devi andare a conoscere il mondo. [...] Là, tra gli esseri umani che sanno vivere, ci sarà qualcuno più degno di me di darti il nome che cerchi. È in quel nome che troverai te stesso, ed è nella persona che ti darà quel nome che troverai il tuo cuore mortale."
(La signora della foresta all'angelo
in Di me diranno che ho ucciso un angelo, Rizzoli, p. 55.)

***

A volte gli angeli cadono. Non sanno nulla del mondo umano, eppure ne sono attratti a tal punto che vi precipitano. Questa è infatti la storia di un angelo che cade sulla Terra e inizia un viaggio alla scoperta delle emozioni umane, incontrando diversi personaggi che, come scoprirà, sono legati  tra loro da una fitta trama di desideri e solitudine.

L'angelo è Leonardo di Caprio

Di me diranno che ho ucciso un angelo è stato scritto negli anni della mia adolescenza, in quel periodo della vita tumultuoso, bellissimo, pieno di dubbi e paure sul presente e soprattutto sul futuro. Per questo motivo, il mio romanzo d'esordio è un romanzo di domande: perché l'angelo senza nome sono io. L'angelo è la metafora della mia adolescenza, intesa come periodo di scoperta di me stessa: il nome che non ha e che cerca è il simbolo della sua ricerca di un posto nel mondo e nella vita. I personaggi che l'angelo incontra nascono dalle domande e dalle mie paure dell'epoca. In questo senso, il mio romanzo è una fiaba, perché, come scriveva Calvino:

"Io credo questo: le fiabe sono vere, sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna".
(I. Calvino, Sulla fiaba)


E voi cosa ne pensate? Aspetto i vostri commenti!
Vi ringrazio per aver seguito finora le tappe di questa mini-rubrica. Spero di avervi incuriosito e, se volete restare aggiornati, vi lascio la pagina facebook del romanzo: Di me diranno che ho ucciso un angelo.

Vi auguro Buon Natale e vi saluto!
(e vi saluta anche il mio angelo senza nome, ma stando un poco nascosto, perché, sapete, è molto timido).




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