giovedì 5 settembre 2013

[Recensione] Eclissi, di Francesco Mastinu


Buongiorno, Lettori vaganti!
Oggi vi parlo di un libro che forse ha qualche difetto, ma che, con il suo stile limpido e intenso, è riuscito a commuovermi e coinvolgermi come pochi romanzi d'esordio sono riusciti a fare.
 Quel che rimane tra i suoni della luce mattutina e i sospiri 
delle stelle è sempre la stessa cosa, Riccardo. Si chiama buio.


Eclissi, di Francesco Mastinu
Lettere Animate (2012)

TRAMA

L’Eclissi è il buio, il mare silenzioso del dolore. Riccardo sa che si tratta del suo stato di sopravvivenza, per ovviare a quei ricordi che non osa riportare alla luce, ma a cui non può sfuggire.
Italia, giorni nostri:
Riccardo e Alessandro, un incontro che si trasforma in un colpo di fulmine.
In un resoconto che dura dieci anni, Riccardo ripercorre la loro vita insieme, dall’innamoramento alla convivenza e ai compromessi dell’età adulta. Fra contrasti, l’assenza e il desiderio di riscatto, la loro storia verrà messa a dura prova.
Un percorso doloroso e toccante, nel quale Riccardo dovrà fare i conti con le illusioni e le scelte compiute, in un passato dove l’amore, a volte, rimane l’unica via possibile, ma che da sola non può bastare.
Un ritratto accorato, che ci insegna cosa significhi per due persone, ancora oggi, amarsi senza avere tutela del loro legame.


Riccardo e Alessandro si conoscono, si innamorano a prima vista, e da quel momento lottano per affermare il loro amore di fronte agli occhi della società italiana, ancora chiusa e ostile, ancora convinta che l’omosessualità sia una “malattia” da curare.
Alessandro è bello, affascinante e ha un lavoro stabile, mentre Riccardo, il protagonista, è più giovane, dolce, sensibile, intenso e appassionato in ogni cosa, in ogni gesto. Forse fin troppo e in alcuni momenti si sente la necessità di un controcanto ironico per alleggerire l’insostenibile pesantezza dell’essere di Riccardo. Tale pesantezza è, tuttavia, giustificata, fino a un certo punto, dai vari drammi che agitano il personaggio, e da uno più di tutti:
  
Quello di amare un uomo con tutto me stesso e nel contempo sentire di dover ottenere il perdono della mia famiglia proprio per questo.



 Ma Eclissi non è solo la storia di un amore tra due uomini con tutte le difficoltà che essa comporta nella società italiana: Eclissi è un romanzo che narra la forza e le contraddizioni di un amore che attraversa il tempo. L’atmosfera che, leggendo, si respira tra le pagine è di continuo incanto per un sentimento che continua, cresce, ha dei periodi difficili ma continua comunque, contro ogni aspettativa e al tempo stesso con la sorprendente naturalezza di tutte le cose belle. Questa bellezza è resa palpabile dallo stile di Francesco Mastinu: una scrittura emozionata ed emozionante.

Il presente diveniva futuro, un abbraccio in cui scivolammo appagandoci finché il giorno non si tramutò in una notte d’inverno.

C’è da dire, però, che lo stile, volutamente essenziale, non è sempre efficace: la brevità delle frasi crea un ritmo veloce e momenti molto intensi, ma alcune espressioni tendono a ripetersi: diverse volte Riccardo è “distrutto”, o “ferito”, senza che si vada oltre a un paio di aggettivi spesso simili o uguali. Lo scrittore, insomma, accarezza la superficie dei sentimenti, sfiora il loro cuore, ma l’io profondo dei personaggi rimane nel non detto, nel silenzio che stringe i loro abbracci. Una scelta stilistica certamente voluta, ma forse, in un romanzo così incentrato sull’emotività dei personaggi, sarebbe stato necessario toccare il fondo dei loro pensieri, non restare sul vago, sui “Ti amo” detti a fior di labbra, per quanto siano belli.

Un altro elemento di disarmonia è dato dai dialoghi, i quali, soprattutto in bocca ai genitori di Riccardo, possono risultare artificiosi, teatrali, come se ripetessero un copione imparato a memoria.

«Mio figlio non è così!»
«Tu non lo rivedrai più!»

A parte queste note stonate, il romanzo è, in genere, equilibrato, realistico e al tempo stesso poetico. Come un sogno lucido.
Il ritmo è scorrevole (soprattutto da metà in avanti) e l’attenzione del lettore è mantenuta viva da un sapiente incastro tra il passato e il presente di Riccardo, e dall’uso alternato tra la prima, la seconda e, più raramente, la terza persona. Particolarmente efficace il cambio di persona nel momento in cui si narra del dolore di Riccardo: si passa dalla prima alla seconda, come se il dolore creasse uno straniamento che induce il protagonista a vedersi dall’esterno.
In questa girandola di emozioni, gli eventi trascinano il lettore verso un finale inaspettato e commovente, che può strappare più di una lacrima. Ma è un finale d’ombra che, tuttavia, non eclissa la luce.

In conclusione, l’opera di Francesco Mastinu non è priva di difetti, come spesso accade con i romanzi d’esordio, ma sono visibili i tratti di una sapienza narrativa (nella costruzione dell’intreccio, e in alcune splendide frasi che, come piccole perle, si incastrano tra le pagine) non comune agli esordienti e che si svilupperà – ne sono certa – nelle sue opere future.