mercoledì 21 settembre 2016

Il tempo per scrivere


Fare la giornalista significa viaggiare, osservare, scrivere. Come tutti i freelance, quando non sto lavorando ho la sensazione di sprecare tempo. C’è sempre qualcosa da vedere e annotare, c’è sempre un appunto da prendere per trasformarlo in un’idea per un articolo o un racconto.
Ma il tempo di cui si nutrono i racconti è il tempo dell’attesa.

Una volta mio padre mi ha chiesto: “Come fai a farti venire in mente una storia?”
Ho risposto: “Ci penso.”
Ma forse la risposta più onesta è: “Non ci penso affatto.”

Le storie (o almeno quelle di cui sono più soddisfatta) si formano nella pausa tra una lettura e l’altra. Tra una chiacchierata con un amico e un giro in centro per prendere un gelato e ascoltare le paure di un’amica.


Si può scrivere in viaggio. Adoro farlo. Ovunque io vada, ho sempre con me l’iPad e un bloc notes. L’inizio di questo post è stato scritto in autostrada, mentre un amico era alla guida e fuori diluviava. Ma la fine la sto scrivendo ora, a casa, quando della pioggia c’è solo il ricordo, la sua bellezza è già sfuggita.

L'immagine è tratta da L'estroverso

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