lunedì 25 maggio 2015

Una scribacchina nei caffè di Stoccolma


Qualche settimana fa, la mia compagna di stanza mi ha detto: "Ma che razza di scrittrice sei?"
In effetti, ero in pigiama, con accanto una tazza di caffè solubile, e battevo sui tasti con la stessa foga con cui Davy Jones suona l'organo.
Non esattamente l'idea di scrittrice che la mia room mate, o chiunque altro, ha in mente.

Foto di Jennifer Sandstrom
Così ho preso una decisione drastica: volevo fare come le scrittrici vere.
O almeno come le vere scribacchine.
Basta pigiama.
Basta caffè solubile, per carità.

Ho conservato solo la foga di Davy Jones.
Con quella e il mio fedele computer portatile e mi sono incamminata per le vie di Stoccolma.

Ricordavo infatti un delizioso caffè nel quartiere dove vivo, Vasastan. Il caffè si chiama Borgs Bageri, ed è una meraviglia. Sembra di stare in un salottino ottocentesco.
Perfetto, mi sono detta.

Sono entrata sentendomi più a disagio che mai.
E se tutti si fossero messi a ridere?
Ma è accaduto tutt'altro: nell'angolo più remoto del locale, c'era già un ragazzo che scriveva a computer.

Mi sono dunque fatta coraggio. Mi sono seduta. Ho ordinato un tè al gelsomino. Ho aperto il portatile. E mi sono messa a scrivere anche io.
Pian piano le parole sono venute spontanee e mi è tornato in mente un bellissimo passo di Hemingway, da Moveable feast:

"Il racconto si stava scrivendo da solo, e io avevo il mio bel da fare a stargli dietro. Ordinai un altro rum St. James e osservavo la ragazza ogni volta che alzavo gli occhi, o quando facevo la punta alla matita con un temperamatite, e i riccioli di legno cadevano sul piattino e sotto il bicchiere.
Ti ho visto, bellezza, e adesso tu mi appartieni, chiunque sia che stai aspettando e anche non dovessi vederti più, pensavo. Tu mi appartieni e tutta Parigi mi appartiene e io appartengo a questo quaderno e a questa matita."

Al Borgs Bageri non era una matita ma un computer, e non era Parigi ma Stoccolma (e non era Hermingway ma una ben più umile Laterza).
Ma il ragazzo accanto a me scriveva, e io scrivevo, e lui mentre scriveva guardava me.

Ci siamo appartenuti un po' a vicenda.
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