lunedì 11 maggio 2015

Lettera al romanzo che ho scritto quando ero bambina


Ti ho mai raccontato del giorno in cui sei nato?
Io avevo undici anni e aspettavo fiduciosa la mia lettera per Hogwarts. Poi ho scoperto di non essere una strega, e ho deciso di diventare un pirata. Un giorno stavo disegnando un pirata bambino, a bordo della sua nave. E, ad un certo punto mi è venuta voglia di raccontare la sua storia.

Così sei nato tu, il mio primo romanzo.

A ben pensarci, forse in quel momento mi è venuta voglia di diventare scribacchina, non una fumettista o un'illustratrice, perché il disegno in questione era proprio orribile.
Ma son dettagli.

Ricordi come sei cresciuto, caro primo romanzo? Ci hai messo un anno, anno che ho trascorso a battere i tasti del computer della mamma, anzi, usando il solo dito indice (!) della mano destra perché non sapevo usare le dieci dita sulla tastiera.

A volte, tu lo sai, ti rileggo. Mi fai tenerezza per lo stile ingenuo, per la trama - onestamente - priva di senso, ma scritta con grande divertimento. Che ridere poi ritrovare quei personaggi molto semplici ma abbastanza caratterizzati, che saranno sempre così vivi per me. E che sorpresa vedere, ogni tanto, una frase che ancora oggi mi colpisce.

Per questo,
oggi ti scrivo questa lettera per dirti grazie.



Grazie per avermi insegnato per la prima volta a trovare un ordine (confuso, ma pur sempre un ordine) a trama, personaggi, idee. L'abbiamo fatto insieme, perché tu sei cresciuto con me. Dalla prima pagina all'ultima il tuo stile cambia, evolve, matura, man mano che imparavo a padroneggiare la scrittura, che è materia liquida e scivolosa, che non mi ascoltava se io per prima non imparavo ad ascoltarla.

Grazie per avermi insegnato il piacere di raccontare, e l'importanza di riascoltarmi. Perché ti ho letto, dalla prima pagina alla pagina 124, a mia sorella, che all'epoca aveva nove anni ed era - come è adesso - un'avida divoratrice di storie, ma preferisce quando qualcuno gliele racconta. 

Grazie perché mi hai insegnato il piacere di scrivere. Ogni volta che mi rimetto davanti al computer o che prendo in mano una penna, io ritorno all'infinito divertimento che solo una bambina di undici può provare nel creare una storia.
Grazie.