lunedì 4 maggio 2015

A voi che fate vivere il mio angelo


(Rizzoli, 2013)
Mi ha contattato qualche tempo fa una lettrice per dirmi: "Anche se troppo romantico, il tuo libro è bello."
In una recensione invece un'altra sottolinea che il mio romanzo è una rappresentazione cinica e spietata della vita. Altri l'hanno definito una favola moderna, altri un polpettone senza capo né coda. Infine qualcuno dichiara: "Confesso che non ho proprio capito che cosa Gisella Laterza volesse dire".
Poi la mia scrittura è matura ed elegante.
O è immatura.
O è un disastro.
I personaggi sono realistici.
O sono troppo favolistici.
O sono troppo una via di mezzo.
Il finale non ci sta.
Il finale è bellissimo.
Ma Gisella, poi, nel tempo libero, va davvero in giro ad ammazzare gli angeli?


Insomma, lettori miei, io forse vi amo proprio perché non ce la fate a mettervi d'accordo. Certo, all'inizio leggere qualche commento negativo è stato strano, ma come ho scritto in questo post, la cosa che dovrebbe spaventare di più uno scrittore non è una recensione sfavorevole: è il silenzio.

Quindi ora ringrazio tutti coloro che hanno parlato del mio libro, e che trovate qui: Recensioni.

GRAZIE!
È grazie a voi se Di me diranno che ho ucciso un angelo continua a vivere, a distanza di due anni dalla pubblicazione, in tante forme diverse. Che sono tutte vere.



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