domenica 13 ottobre 2013

[Recensione] Vertigine

Buonasera a tutti, Lettori vaganti!
Oggi vi parlo di un romanzo storico che mi è stato inviato gentilmente dall'autore (un bergamasco come me, che ho avuto il piacere di incontrare di persona).


Titolo: Vertigine
Autore: Marco Baggi
Editore: 0111 Edizioni
Prezzo: Euro 15,00
Pagine: 176

TRAMA

Novembre 1917, fiume Piave. Il tenente Martini è sopravvissuto alla ritirata di Caporetto, ma non alle atroci sofferenze che essa ha lasciato nel suo animo. Disgustato dalla guerra, è disposto perfino a tramutarsi in un traditore e rinnegare così il giuramento di ufficiale, pur di tornare a casa e riabbracciare i propri cari. Con un’Italia apparentemente allo sbando, pronta a cadere sotto i colpi di maglio dell’offensiva austro-tedesca, capirà ben presto che non può fuggire di fronte alla guerra, se vorrà sconfiggerla ancora una volta e salvare la sua bella Venezia. Inviso da superiori capaci soltanto di mandare al macello i loro uomini, una volta al fronte sarà costretto a guidare un’intera compagnia di soldati in una missione pressoché impossibile, nel tentativo di fermare il folle piano di un disertore italiano. Il giovane, straziato da terribili rimorsi e speranze spezzate, guiderà quegli uomini con il disperato coraggio di chi non ha più nulla da perdere, deciso a rincorrere la propria fine. O forse l’inizio di una nuova esistenza.

Guerra.
Una follia collettiva contro cui combattere. Un sogno allucinato davanti al quale ci si vorrebbe solo svegliare.

Ed è per questo che il tenente Martini diventa disertore per una notte, fuggendo dall'ospedale in cui è ricoverato. Non ne può più di quella guerra, vuole riabbracciare i suoi genitori e la sua Elena. Ma qualcuno gli farà cambiare idea e tornare a combattere, per dimostrare di che cosa è capace un uomo, anche se impaurito, anche se confuso. Anche se preda di un'incontrollabile vertigine data dagli orrori a cui è costretto ad assistere.

Aprì gli occhi, scorgendo a malapena il volto bendato del compagno, reso ancora più ripugnante dalla semioscurità della stanza. Pareva uno strano essere vomitato lì da chissà quale incubo.

Ho sempre trovato un felice paradosso che i libri che parlano di guerra siano l'urlo più feroce contro la guerra stessa. E Vertigine, per fortuna, non fa eccezione. I soldati che gridano, si disperano, sparano e muoiono sulle rive del Piave sono la testimonianza di quanto la guerra sia assurda, cieca. I loro dialoghi, che Marco Baggi rende con toni realistici e coinvolgenti, oscillano tra l'ironia e la disperazione che la guerra porta.

Le perfette descrizioni di feriti, armi e operazioni militari danno l'impressione di un gioco crudele e complesso voluto da qualcuno e giocato da altri. Controvoglia.


A proposito di descrizioni, è dettagliata e precisissima quella di armi e battaglie. Purtroppo, ho trovato meno profonda quella dei sentimenti degli uomini che le combattono. Le loro emozioni sono raccontate da fuori, mai mostrate. Ad esempio, nello stesso capitolo in cui viene presentato per la prima volta il punto di vista del traditore Artosi, vengono elencate tutte di seguito le motivazioni che lo spingono ad agire.

In quegli attimi di scoramento ripensò ai suoi cari, rimasti da qualche parte nella pianura friulana, ben lontani dal Piave e purtroppo sotto l'occupazione nemica. Un nemico col quale aveva deciso di scendere perfino a patti, pur di riuscire a riabbracciare moglie e figlia e porre fine a una guerra schifosa, in grado di portare lutti e dolori alle povere famiglie. Poco importava se per farlo avesse dovuto sacrificare nuove vite, l'importante era fermare tutto, in un modo o nell'altro.

Per tutti i personaggi appare la stessa schematica descrizione dei loro pensieri, che tende ad essere riassuntiva e poco approfondita. Sarebbe, insomma, stato più efficace, forse, lasciar trasparire le motivazioni di ognuno dei personaggi poco a poco, permettendo al lettore di scoprirle pian piano e dunque di affezionarsi gradatamente a coloro che le esprimono.

Un'altra pecca del romanzo è, invece, di tipo stilistico: lo stile è semplice e spesso l'aggettivazione è un po' banale (i lamenti sono sempre "atroci", i brividi sono sempre "gelidi"), mentre la ricorrenza di "completamente" e "praticamente", avverbi superflui, rendono pesante la narrazione.

Nonostante questo, Vertigine è un libro che cattura, come ho già accennato, per il forte realismo dei dialoghi e, inoltre, per il ritmo incalzante della trama. E' bella e straziante la tensione che si crea tra le pagine, la sensazione di non poter tornare indietro. La sensazione che il tenente Martini debba superare la vertigine. E affrontare il vuoto.