martedì 1 ottobre 2013

Intervista a Vanessa Roggeri, autrice di "Il cuore selvatico del ginepro"

Eccomi, Lettori vaganti!
Scusate il ritardo: quella appena trascorsa è stata una settimana di fuoco. Ho preparato qualche sorpresa e novità per chi già conosce il mio romanzo, e per chi ancora deve stringerlo tra le mani.





Ma oggi non parliamo di me! Protagonista di questo post ritardatario è l'autrice del Cuore selvatico del ginepro (per la mia recensione click!), Vanessa Roggeri, che ho avuto il piacere di conoscere e con cui ho fatto una bella chiacchierata sul suo romanzo, ma anche sul senso delle tradizioni al giorno d'oggi. E su cosa significa scrivere.


Agave: Il primo elemento che colpisce del tuo libro è il titolo. Ci dici da dove è nato?

Vanessa: Ho scelto questo titolo perché il ginepro simboleggia il legame tra Lucia e Ianetta, che sopravvive a tutto. E', inoltre, un simbolo della Sardegna: anche la mia terra ha dovuto subire per secoli avversità, conquiste, e distruzione. Ma, come questa pianta, anche quando fuori sembrava bruciata, il suo cuore, il cuore della Sardegna, è sempre riuscito a rinascere dalle ceneri.

A: A proposito di Sardegna. Le tradizioni di questa terra sono raffigurate con chiarezza, e quasi con crudeltà. Mi ha colpito in particolare come, a causa delle superstizioni, la famiglia Zara rovini non solo la vita di Ianetta, ma anche la propria. Pensi che il patrimonio culturale di un territorio sia un limite o una ricchezza?

V: Penso che le tradizioni popolari abbiano una parte di bene e una di male, e che queste siano due parti inscindibili, che sfumano l'una nell'altra. Per questo motivo ho cercato di rappresentarle senza dare giudizi morali, esattamente come sono.
E' poi compito della comunità cercare di liberarsi della parte di male che avvelena, che distrugge. Tenendo, però, presente che non sempre la vita permette di scegliere il bene.

A: Entrando nella storia, la saga famigliare che vede protagoniste giovani donne mi ha fatto pensare, pur con i dovuti distinguo, a Orgoglio e pregiudizio. Ti ha influenzato questo romanzo durante la stesura del tuo? E, più in generale, quali sono i tuoi modelli letterari?


V: Più che Jane Austen, amo le sorelle Brontë e, tra queste, soprattutto Charlotte: mentre Emily descrive senza freni il tumulto delle sue passioni, Charlotte è più trattenuta e, quindi, più esplosiva. Altre autrici che amo sono Grazia Deledda ed Elsa Morante. Di certo preferisco la scrittura al femminile, perché è più passionale, più viva.

A: I personaggi che popolano il romanzo hanno, appunto, caratteri forti e intensi; le pagine vibrano per le loro passioni, che sono rappresentate senza mezze misure, come nella vita. Qual è stato il tuo rapporto con Lucia e gli altri durante la stesura del romanzo?

V: Tutti i personaggi, soprattutto Lucia, si sono presentati davanti ai miei occhi come delle persone vere. Quasi non dipendevano dalla mia volontà, tanto che, quando mi capitava di non sapere come andare avanti, aspettavo mezza giornata, e la soluzione appariva da sé. Come se i personaggi vivessero di vita propria, esistevano anche quando io non mi occupavo di loro. E a volte facevano cose che non mi aspettavo.

A: Parliamo in particolare del tuo modo di scrivere. Alcune pagine sembrano ispirate e scritte di getto, altre più ragionate: sei una scrittrice che preferisce pianificare, oppure seguire l'ispirazione? E come ti sentivi prima, durante, e dopo che avevi scritto?

V: Per me sono due i tempi della creazione artistica. Il primo, in cui mi immagino la scena, la vivo mentalmente e prendo appunti. Solo successivamente decido come scriverla, che dettagli aggiungere.
Questa seconda fase è impegnativa: prima di cominciare, ho sempre bisogno di una forte concentrazione. Devo essere assorbita da quello che scrivo, devo sentirmi dentro al mio romanzo, in sintonia con i miei personaggi. Così, mentre scrivo mi sento concentrata, coinvolta emotivamente. E alla fine c'è un senso di liberazione e abbandono. Come se lasciassi dei cari amici.

A: E anche noi abbiamo la sensazione di lasciare dei cari amici, quando l'ultima pagina del romanzo si chiude. Ma sappiamo che qualcosa di loro rimane dentro di noi, nascosto e vivo anche se non possiamo più vederlo, come il cuore selvatico del ginepro.

Ed è così che, ringraziando Vanessa, la saluto, e saluto anche voi.
A rileggerci presto,
Agave