venerdì 2 agosto 2013

[Recensione]The Vincent Brothers, di Abbi Glines

Dopo essermi fatta tutte quelle risate leggendo The Vincent Boys (recensione qui: TheVincentBoys), non potevo fare altro che procurarmi il seguito.


TRAMA

Sawyer ha il cuore a pezzi. La sua ragazza, Ashton, con cui è stato per tre anni, si è messa con il suo migliore amico Beau. In più è venuto alla luce un indicibile segreto familiare sconvolgendo gli equilibri. E a complicare le cose, arriva in città Lana, la cugina di Ashton. Lei avrebbe desiderato avere non solo gli ottimi voti della cugina, il suo corpo perfetto, la sua popolarità...
ma anche il suo ragazzo. Da sempre innamorata di Sawyer, la ragazza acqua e sapone di un tempo è ora sempre più audace e provocante. E bella da lasciare senza respiro. Sawyer cerca la sua compagnia per far ingelosire Ashton, ma grazie a questo gioco stuzzicante scopre in Lana un'esplosiva sensualità e un'inaspettata sintonia... Riuscirà lei a far dimenticare al ragazzo perfetto la sua prima fiamma? E Ashton e Beau potranno finalmente costruire una vita insieme? L'estate prima dell'inizio del college è destinata a diventare la più emozionante e calda stagione della loro vita.




È l’estate dopo il diploma e prima del college, quel momento della vita in cui sembra che tutto sia possibile. Anche cambiare se stessi.

Ricordate Sawyer in The Vincent Boys? Ecco, dimenticatelo: dimenticate, insomma, il dolce fidanzatino perfetto.
Dato che – si sa – la perfezione annoia, per diventare protagonista di The Vincent Brothers, Sawyer ha dovuto cambiare carattere (da dolce e premuroso a meschino e calcolatore) e ha dovuto abbassare il proprio lessico… diventando, nei momenti di maggiore intimità, una versione edulcorata di Beau (il cui fraseggio fantasioso è, comunque, tuttora imbattuto).

«“Porca puttana”, Sawyer inspirò talmente forte che mi venne la pelle d’oca.
[…] “Cazzo…”, sibilò Sawyer tra i denti.»

Eccetera eccetera.

Nel frattempo, un altro personaggio fa emergere il proprio Mr. Hyde: Lana, cugina di Ash, diventa una femme fatale, un “sogno erotico in carne e ossa” (questa la romantica definizione di Sawyer)  che metterà a dura prova l’autocontrollo di S.


C’è, però, da dire che questi cambiamenti caratteriali, pur essendo un po’ repentini, non sono lasciati ingiustificati dall’autrice. Anzi, Sawyer e Lana conservano dei tratti di com’erano un tempo, e questo, a parer mio, rende i due protagonisti più umani. Mentre Ash soffriva chiaramente di schizofrenia, Lana è sì un personaggio che ha delle insicurezze e delle indecisioni, ma presentate in modo credibile. È, si può dire, il personaggio migliore, che attira maggiormente le simpatie del lettore, per la sua dedizione non ricambiata, almeno all’inizio, per Sawyer, e soprattutto per la sua difficile storia familiare.

«Sin da quando ero piccola avevo sempre fatto finta che la doccia potesse eliminare tutta la paura e la sofferenza di quando sentivo i miei genitori litigare.»


La storia tra Sawyer e Lana è complicata e, direi, abbastanza ben riuscita, a differenza di quella tra Ash e Beau.
È una storia portatrice di tutte le difficoltà che sorgono quando uno dei due è un ragazzo che esce da una relazione durata tre anni, e l’altra è una ragazza con un bagaglio di esperienze difficili che l’hanno resa chiusa e insicura di sé.
È una storia, insomma, che coinvolge perché, pur essendo scontata nel finale, alterna con le giuste pause momenti “piccanti” e momenti più introspettivi. Tra batticuori e voglie matte non trattenute, baci da svenimento e litigi furiosi, fa venir voglia di girare pagina.

Lo stile, però, come c’era da aspettarsi, ha degli scivoloni: diverse frasi sono fuori luogo e stupisce la crudeltà di alcune descrizioni (anche Lana, descrivendo Jewel, inserisce certi pensieri cattivi che non mi sarei mai aspettata di vedere rivolti alla sua migliore amica!).
Comunque il linguaggio, rispetto al primo libro, è migliore. Come si è detto, Sawyer è una versione soft di Beau, e questo riduce, anche se non annulla completamente, i momenti di comicità involontaria (leggete la recensione a TheVincentBoys per capire cosa intendo).

A parte questo, ho trovato The Vincent Brothers migliore del primo libro di Abbi Glines (non che ci volesse molto, in effetti). Certo, non è un capolavoro, ma è il romanzo ideale per chi, come me, in questo momento è chino sui libri di studio e ha un gran bisogno di distrazioni. È un libro che parla d’estate, d’amore, di attrazione, di tormenti adolescenziali e, soprattutto, delle infinite possibilità che solo a diciannove anni la vita può offrire. Ed è un libro che, a tratti, è riuscito ad appassionare anche una lettrice sarcastica come la sottoscritta. Perché mi ha ricordato com’ero io finito il liceo, quando non c’erano certezze né doveri: solo la voglia di lasciarmi andare all’estate.
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