venerdì 20 marzo 2015

Cose che dimentico


Non siamo davvero partiti finché non torniamo a casa.
(Terry Pratchett)

Possiamo andare lontano e misurare la nostra identità in termini di chilometri percorsi, senza mai voltarci indietro.
Oppure possiamo restare a casa e leggerci ogni giorno negli occhi delle persone che ci sono care, finendo per credere che quello sguardo siamo davvero noi.
Ma nessuno di questi due modi è completo e io non saprò mai chi sono se non vado via e se non torno.



Questi primi due mesi d'Erasmus sono stati una danza di nuove persone, situazioni, colori e luoghi, e io mi sono scoperta, a volte, in parole straniere. Ma tutto questo ha preso più forza solo quando sono tornata, lunedì, per qualche giorno in Italia per rivedere la famiglia e i vecchi amici.
Trovare mamma e papà che sono ancora loro (mia madre e la sua ironia luminosa; mio padre sempre nei suoi maglioncini blu), i cuginetti che sono cresciuti, ma i nonni non sono più vecchi di ieri.
Ritrovare anche gli amici al solito pub, tutti diversi e uguali: tanto per cominciare, in perenne ritardo! (Questo proprio non cambia!). E che piacere quando, nelle loro nuove battute, nei nuovi scherzi e sciocchezze, riscopro il loro solito modo di ridere, le risate che ricordavo. 

Forse è per questo che nei miei libri, come in tanti, tanti altri libri, due sono le situazioni ricorrenti: andata e ritorno. Riaffiorano sempre; non importa che cosa io scriva, ma questo filo rosso lega tutto ciò che scrivo, anche se spesso non me ne rendo conto.

Sono cose che dimentico.
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